Loving-FilmMildred e Richard non avevano mai immaginato che il loro amore potesse diventare un problema politico. È il 1958 e tra neri e bianchi la differenza non è soltanto di colore, ma quei due giovani – titubante lei e schivo lui – non pensavano che anche il sentimento ne avesse uno. O dovesse averne uno. La Virginia era ancora uno stato segregazionista, ma Central Point era un piccolo villaggio un po’ controcorrente e l’integrazione razziale aveva un livello maggiore rispetto ad altri centri. Quel legame però non sfugge alle autorità, benché fosse stato siglato da un matrimonio effettivamente celebrato. E quanto di più peregrino potesse sembrare era che due sposi non vivessero sotto lo stesso tetto dopo essersi promessi l’uno all’altra. Finì che Mildred (Ruth Negga già vista in 12 anni schiavo di Steve McQueen) e Richard (Joel Edgerton apparso ne Il grande Gatsby di Baz Luhrmann e Life di Anton Corbijn) si ritrovano in carcere e a dover render conto alla giustizia della più naturale fra le attrazioni del cuore. Come se fosse una colpa. Ed effettivamente in una nazione arretrata, nella prospettiva dei diritti umani, tale poteva sembrare. Ma la buona sorte di Mildred e Richard, poveri e genuini nella loro quotidianità, è stata quella di incontrare un avvocato che ha creduto alla loro causa. La coppia – in un primo tempo “emigrata” a Washington D.C. per poter vivere senza repressioni la loro unione, dopo il parere avverso di un giudice della Virginia – decide di far ritorno a casa non riuscendo a stare troppo lontana dalle proprie origini.LO3

Il rientro coincide con il ritorno alle consuete difficoltà ma due indomabili e agguerriti legali convincono la giovane famiglia a intraprendere le vie giudiziarie. La causa “Loving contro Virginia” arriva fino alla Corte Suprema degli Stati Uniti  che, nel 1967, non può far altro se non confermare il diritto fondamentale e inalienabile del matrimonio, anche per le coppie formate da un bianco e una nera. Quella storia d’amore diventata un film per la regia di Jeff Nichols – Loving – ha radici nella storia vera ed è diventata motivo di ispirazione per altri neo sposi, incappati nelle medesime “disavventure” socio-politiche nell’America degli anni Sessanta e Settanta. La vicenda a lieto fine ripercorre le sofferte tappe della vita dei giovani coniugi conducendo lo spettatore in una cornice sociale impensabile, togliendo il velo a una serie di accadimenti sommersi dall’oblio. Gli anni Dieci del nuovo millennio hanno dimostrato di amare in modo particolare questo tema del razzismo rispolverando aneddoti e sofferenze, passate sotto silenzio per molti decenni. La conquista dei diritti civili viene riproposta in molte opere cinematografiche e attraversa numerosi generi. Il documentario I’m not your negro di Raoul Peck è solo l’ultimo caso in ordine cronologico, ma perfino film di finzione hanno posto all’attenzione il dramma attraversato dai neri d’America. Moonlight di Barry Jenkins propone proprio uno spaccato dei ghetti di Miami, mostrando l’altro volto di una realtà altrimenti ricca di fascino, lusso e amori a buonissimo mercato. Anche Barriere di Denzel Washington e Il diritto di contare di Theodore Melfi, seppur da differenti e talvolta opposti spiragli, battono sullo stesso tasto e gli stessi temi.

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Lo spunto del razzismo è insomma tutt’altro che casuale. In questa precisa fase storico-sociale contemporanea, il cinema sta attingendo alla materia del passato su motivi d’attualità per sottolineare come i drammi di ieri che oggi appaiono preistoria  sono di fatto tutt’altro che risolti, ma hanno semplicemente cambiato toni e… colori. Ora il dramma della disintegrazione razziale si coniuga all’intolleranza religiosa e confina con un’immigrazione mal regolata. Indiscriminata. Incontrollata. Non più in grado di garantire i minimi diritti umani né a chi emigra né ai popoli costretti, loro malgrado, a subire ondate di esuli e profughi. Entrambi accomunati in un destino deteriore che priva tutti delle garanzie più elementari nelle loro varie forme e declinazioni, esattamente come accadde nell’America anni Sessanta per chi era di pelle nera. E come il diritto fondamentale al matrimonio fu dimenticato fino al punto di impedire un coronamento d’amore ai Loving che non se lo videro riconosciuto fino al pronunciamento della Corte Suprema, oggi che queste barriere sono state superate altre se ne presentano tra altre minoranze e altre maggioranze. Occidente e Medio Oriente. Ugualmente paradossali, ma altrettanto ugualmente irrisolte. Un ingorgo di temi e sentimenti istituzionali ancora in gran parte da chiarire. Non a caso, si noti la concordanze di parole e significati con il titolo del film. Loving non significa amare – nell’opera di Nichols – ma è semplicemente il cognome dei protagonisti. Tuttavia la sovrapposizione semantica con un nome proprio si lega al senso che sta alla base della persecuzione della nera Mildred e del bianco Richard, i quali appunto si amavano. E per questa “colpa” finirono prima in carcere poi davanti alla Suprema Corte.

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