m1Matrimoni a pezzi. Crisi irreversibile di sentimenti. E punti di vista opposti come le professioni svolte. L’abisso del nulla è l’incomprensione generata dal non volersi capire. Non saper comprendere lo spiraglio dal quale il compagno scorge le crepe nel muro di coppia. E ne ha già fatto, a suo modo, una perizia. Smagliature come voragini. Conti che non tornano e sanno di beffa. Angoscia. Rabbia. Come il vento che non rinfresca. O il sole che non riscalda. Moglie e marito di Simone Godano supera questa barriera e si sforza di calare l’uno nei panni dell’altro. L’impresa. L’impossibile. Quello che tutti consigliano a tutti, ma nessuno è capace di fare davvero. Ed è tanto difficile al punto che i due protagonisti – Andrea (Pierfrancesco Favino) e Sofia (Kasia Smutniak) – ci riescono facilmente, soltanto per una curiosa coincidenza del destino.

Neurologo in rampante ascesa professionale grazie alle frontiere di un ricerca scientifica nella quale irrompe da sfidante, Andrea inventa un macchinario che traduce su uno schermo i pensieri di chi vi è collegato. La sera prima della presentazione, in un esperimento di collaudo, l’ambizioso medico lo collega a se stesso e al cranio della consorte, inacidita per un rapporto ormai al capolinea. I coniugi ne escono trasformati. La connessione lascia Sofia nel corpo di una donna, trasferendole nella memoria, nel cervello e nelle idee il comportamento, gli approcci e il giudizio di Andrea. E viceversa accade al marito. Immedesimarsi nei panni altrui diventa dunque cosa fatta, senza tutte le smancerie e le sceneggiate di tante persone qualunque, abili a predicare e molto meno a calarsi nel senso dei loro consigli. L’intuizione che permette ai due coniugi di comprendersi e capirsi, oltre il confine di tante parole e interminabili discorsi con annessi scontri e scintille, è singolare e intrigante ma finisce qui. Il diabolico marchingegno, anch’esso un segno dei tempi oggi fin troppo ricorrente al cinema, interconnette i cervelli e amplia le visuali, ma apre la scena anche a una serie interminabile di luoghi comuni ai quali il film sembra abbandonarsi suo malgrado. Nulla che derubrichi questa commedia a livello di un B movie in cui tante di esse purtroppo rischiano di trasformarsi, ma certamente la lascia lontanissima dalle ultime migliori prove del cinema di casa nostra come Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese, Che vuoi che siaNoi e la Giulia – entrambi firmati da Edoardo Leo – per non toccare vette di gran lunga più alte e irraggiungibili come La corrispondenza di Giuseppe Tornatore o Le confessioni di Roberto Andò, che tra l’altro condivide uno dei personaggi maschili – Favino appunto – con Moglie marito.

m2

Dopo la trovata che permette ai due coniugi di scambiarsi i panni mentali e cercare di comprendersi, come poi in effetti accadrà, il film precipita al rango di uno scontato intreccio in cui l’uomo sculetta e la donna sui tacchi è un gatto di marmo mentre, seduta in salotto, è un maschiaccio a digiuno di bon ton. Un particolare che, se declinato con la professione della signora, anchor-woman in televisione, diventa decisamente esplosivo e imbarazzante. Il gioco degli equivoci, mai peraltro volgare ma non certamente risibile, conduce in dirittura finale dove la coppia ritroverà la sua pace e l’armonia sempre grazie alla connessione con il computer che farà fare loro il percorso inverso con un’accresciuta dose di conoscenza e consapevolezza reciproche. Insomma, tra Moglie e marito non mettere il dito ma il computer, anima disanimata capace di portare serenità dove invece era stata la guerra. Il principio è tutt’altro che assoluto e lo stesso Perfetti sconosciuti è lì a dimostrarlo. Pc e telefonino fanno danni alla coppia, ma in questo caso non è il perfido marchingegno a sabotare i cuori. La scoperta scientifica che porta su sponde diverse la capacità di intendersi riesce anzi a ricomporre strappi e incomprensioni. L’ottima trovata, come detto, resta il pregio un po’ troppo isolato nell’ambito dell’intero film, penalizzato anche da un uso della musica in perenne sfasatura rispetto ai punti che accompagna.

Moglie e marito si inserisce dunque nel filone delle coppie che scoppiano, frequentatissimo in questi ultimi mesi. A parte il già menzionato titolo di Genovese, in cui la cena sancisce disunioni e crisi proprio per gli scheletri nel cassetto dei commensali smascherati dal loro cellulare, a questa tematica si rifanno anche Piccoli crimini coniugali di Alex Infascelli e Dopo l’amore di Joachim Lafosse ma il cerchio può allargarsi a dismisura con Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante di Peter Greenaway o addirittura retrocedendo al Neorealismo o ad alcuni frammenti del ciclo di Antoine Doinel di François Truffaut. Un excursus forse infinito perché la coppia è sempre scoppiata, in anni remoti come anche oggigiorno. Nell’attualità, il tema prende corpo maggiormente alla luce di mutati costumi sociali e di “matrimoni” non rigorosamente eterosessuali. Una chiave che traspare anche tra i fotogrammi di Moglie e marito con lo scambio di panni che sembra alludere a una ridotta rigorosità dell’identità di genere, trattata stavolta nella prospettiva di coltivare e cullare le sensazioni solitamente proprie dei rispettivi conviventi.

incorporato da Embedded Video

Tag: , , , ,