fam2Papà, svegliati, sei immortale

Gravidanza indesiderata… perché mai abortire, basta lasciare il neonato tra le braccia di papà, soprattutto se questi è un farfallino impenitente e un casanova da strapazzo. La donna, insomma, vince senza nemmeno giocare una delle partite più delicate della sua esistenza. La maternità. Perché poi, quando ci ripensa e vuole indietro la sua piccola, non c’è giudice che non le creda. Non c’è sentenza che non le dia ragione. Non c’è ufficiale del tribunale che non sia bell’e pronto a far eseguire il più scontato dei verdetti. Soprattutto se quel padre è un dongiovanni. Soprattutto se è il più leggero fra gli uomini. O almeno così appare. E soprattutto se è abituato a morire, perché muore ogni giorno decine di volte, essendo di mestiere una controfigura nelle scene più delicate del cinema a basso costo. Stavolta l’ingiustizia di un maschio onesto e perdente, truffato e sbeffeggiato, ha un contorno ancora più allarmante. È nero. E il contrasto è ancora più appariscente se la donna, invece, è bianca. Ma, al di là delle razze, c’è un motivo ancora più tragico per schierarsi con lui (Omar Sy già visto in Samba e Quasi amici)  e condannare lei (Clémence Poesy di Mister Morgan). La malattia della piccola, abbandonata tra le braccia del presunto papà. Già, presunto. Perché la signorina, farfallina almeno quanto il suo compagno di un flirt estivo, in realtà imbroglia le carte in tavola. Non è quell’aitante nero il genitore biologico e il dettaglio si rivelerà un’arma per riappropriarsi della bimba, appena ci avrà ripensato. A complicare un mosaico già triste si aggiunge la malattia della piccina afflitta da una patologia irreversibile.

fam3

Famiglia all’improvviso di Hugo Gélin non deve trarre in inganno. Non c’è niente da ridere. Sia chiaro. Omar Sy fa parte di quel novero di attori ai quali viene regolarmente assegnata un comicità innata anche se la filmografia smentisce l’avventata convinzione. Samba, come Mister Chocolat, Il sapore del successo o Quasi amici hanno tutti il denominatore comune di una risata – quando c’è – estremamente sofferta e amara. Strozzata fra i singhiozzi. La falsariga è confermata anche in quest’opera che svaluta e ridimensiona il ruolo della donna, in particolar modo della madre senza scrupoli, capace di tessere truffe ai danni di un uomo di passaggio nella sua vita. Il suo atteggiamento, insomma, finisce per essere molto più censurabile di quello del – presunto – papà, diventato esemplare. Riflessioni controcorrente che meriterebbero enfasi e approfondimenti se non peccassero di una totale mancanza di originalità, non tanto perché frequentate in ambito cinematografico, ma per il fatto che Famiglia all’improvviso è un calco. O meglio, come si dice in gergo cinematografico, è un remake. L’opera di provenienza, transitata come una meteora sui nostri schermi, è finita nel dimenticatoio anzitempo, benché proveniente dal cinema messicano che negli ultimi anni si è ritagliato spazi di rispetto e prestigio, se si pensa agli Oscar raccolti da Alejandro Gonzales Iñarritu. Ebbene Instructions not included di Emilio Derbez è passato quasi inosservato e ciò ha permesso un ritorno su quei temi e quei copioni come se fossero nuovi. originali. Una piccola truffa anche qui, ma non per tutti. La differenza è che la versione italiana – Famiglia all’improvviso – denuncia la provenienza affiancando al titolo quell’Istruzioni non incluse che evidenza la filiazione del film al suo precedente. Un legame invece sottaciuto dalla Francia che, dietro Demain tout commence, ha attentamente evitato di menzionare l’opera cui si ispira. Anzi, copia.

fam1

 Se il verbo sia pertinente è discutibile, perché le differenze ci sono. Nel film di Debez la truffa è identica, ma la mamma si riscopre omosessuale, un dettaglio di cui non c’è traccia in Famiglia all’improvviso come pure della malattia che condanna la bambina. In entrambi esce tuttavia l’interrogativo di fondo al quale forse non esiste risposta. A chi appartiene una figlia. A un uomo che la alleva, scoprendo tardivamente di non essere il padre biologico oppure a una madre che la reclama dopo aver truffato sui sentimenti dell’uno e dell’altra. Sul tema potrebbero sbizzarrirsi gli psicoterapeuti, sia legalmente sia psichicamente. Al cinema il nodo resta invece insoluto e spiazzante come il motivo di tenta segretezza nel rivelare le fonti di un’opera spacciandole per proprie. Un vizietto in cui spesso il cinema cade. A loro volta, i cugini d’Oltralpe sono stati – recentemente – “copiati” dal recente Florence di Stephen Frears che aveva preso spunto direttamente da Marguerite di Xavier Giannoli,  con Catherine Frot nei panni recentemente ricoperti da Meryl Streep. Anche in questo caso nessuna citazione per l’illustre antecedente.

incorporato da Embedded Video

Tag: , , , ,