sosp1La chiamano acquiescenza che, in altre parole, significa anche rassegnazione. Trattasi, più volgarmente, della pensione. O vitalizio che dir si voglia. Un assegno rincorso e inseguito che diventa realtà solo nella fase senile. O almeno, così normalmente accade. Fatta eccezione per i “baby” anziani. Quelli che a 45 anni hanno già dato tutto e sono mantenuti a spese dello Stato. Non è il caso dei tre terribili e furbissimi nonnetti di Insospettabili sospetti, il film di Zach Braff. Non si danno per vinti nel vedersi defraudare del compenso, duramente sudato in oltre quarant’anni di lavoro e tanto meno si adeguano ai sorrisi ebeti della banca che – con i soliti sgraditi mezzucci fatti di cavilli e ritocchi – cercano di pignorare appartamenti e condizionare la vecchiaia di chi si ritiene ormai “arrivato”. Ebbene Michael Caine (84 anni), Morgan Freeman (79 anni) e Alan Arkin (83 anni) sono tutt’altro che disposti a lasciar correre malefatte e soprusi del sistema e mettono a punto la vendetta delle vendette. Rapinare la banca che li vuole vedere in ginocchio. Non essendo stati criminali di lungo corso nel passato e non essendolo neanche nella terza età, vanno addirittura a lezione da un rapinatore vero, uno di quelli che gestiscono una lavanderia di facciata alle proprie imprese delinquenziali.

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Si potrebbe quasi dire che gli allievi superino il maestro, da come risultano abili a confezionare alibi a prova di bomba. Perché a farsi consegnare l’incasso della Williamsburg saving sono Frank Sinatra e Sammy Davis… All’Fbi però non sono gli ultimi arrivati e scoprono l’unica piccola crepa, pescando la bimba che aveva avuto un contatto diretto con uno dei tre nonni all’attacco. Lasciamo il finale in sospeso perché il film – divertente e raffinato nella sua comicità, priva di battute volgari e cadute di stile – non offre tematiche di riflessione ma soltanto un po’ di divertimento a buon mercato, lasciando tornare a casa il pubblico con un animo più sollevato. Nessuna elucubrazione dunque, se non quel sogno comunissimo a tanti. Rapinare la banca per rivalersi dei torti subiti, veri o presunti. I nonnetti sono rapinatori che inteneriscono. A mettere un pizzico di nostalgia è piuttosto il ripensare all’Arkin e al suo Oscar per Little miss Sunshine, al Freeman sergente di Glory per Edward Zwick, al Caine di Hannah e le sue sorelle di Woody Allen o di Vestito per uccidere di Brain De Palma. È passata un’epoca, insomma. E non è strano se tutti e tre oggi ricoprono ruoli spiegati dalla carta d’identità. Caine è stato uno splendido Mister Morgan per Sandra Nettelbeck e uno degli anziani di Youth per Sorrentino e Morgan Freeman è stato uno dei vecchietti di Last Vegas, tanto per non andare molto lontano dal tema, con altri “giovinetti” come Robert De Niro, Michael Douglas e Kevin Kline. Per il resto, poco importa se la trama è un po’ scontata. Vista e rivista. Obsoleta. Poco importa anche se il film è una rivisitazione di Vivere alla grande diretto da Martin Brest nel 1979, del quale ricalca il titolo nella versione originale americana. È solo svago. E sorriso.

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