val4Amare è rendere felici e credere ciecamente all’altro

 

Guerre spaziali tridimensionali e pianeti che assomigliano a un Eden paradisiaco dove una sorta di missile ha piegato la vita di uomini felici. Non è lo stesso di quanto accade su Alpha, città del XXVIII secolo. Anno 2700 dopo Cristo. Galassie di misteri e tecnologie molto più che semplicemente avanzate. Proiezione ortogonale dell’uomo nello spazio incommensurabile delle galassie inconoscibili. Al punto che l’invenzione di Luc Besson, dopo Lucy sedotto ormai irrimediabilmente dal fascino incondizionato della fantascienza, suona come la frontiera di un’invenzione impossibile. Valerian e la città dei mille pianeti forse è proprio questo, oltre a molto altro. Perché i film di Besson sono soprattutto molto altro. Fin dai tempi di Le grand bleu che non era solo la sfida fra due specialisti della profondità marina in apnea. O Nikita, ispiratogli dalla celebre canzone di Elton John, che non era solo una tossicomane all’assalto. Leon che non era soltanto un sicario sprofondato nei bassifondi di New York. Per finire proprio con Lucy che non è soltanto una frequentatrice di rave party, con l’hobby dello sballo quotidiano. Ben calato nel profondo della filmografia di Besson, Valerian non è soltanto il solito film futuribile fatto di scontri planetari, gustati con l’ausilio della tecnologia tridimensionale, ma è a suo modo Storia immersa nella finzione e nella simulazione. Ambizione biblica, fusa e mescolata a un’insalata russa in cui trovano spazio l’amore – quello istintuale e quello razionale – e una salvezza che può leggersi anche al contrario. L’Eden restituito agli abitanti ai quali è stato ingiustamente sottratto. In versione più laica e laicista, l’Olocausto sbarca anche nella volta celeste e s’impadronisce delle galassie. E in questa chiave ha voluto interpretarlo anche lo stesso regista che non ha fatto mistero dei suoi propositi. Portare le persecuzioni ebraiche nello spazio.

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Così il film si riempie di una serie di contenuti del tutto estranei alla loro fonte originaria. Il fumetto degli anni Settanta Valerian e Laureline è totalmente avulso da contenuti diversi rispetto a una semplice trama di fantasia, in cui un paio dei eroi di cartone viaggiano nello spazio, alla ricerca del segreto dell’avveniristica città di Alpha. Il destino della striscia cambia connotati nelle mani di Besson che ha impiegato anni prima di confezionare questo suo nuovo film come è da sempre suo costume. Nessuna delle sue opere è nata d’impulso o frettolosamente. Questa, in particolare, ha richiesto sette anni di lavoro, dai primi passi svolti nel 2010 per selezionare i collaboratori fino al momento dell’uscita. Girato nella Cité du cinema, fondata proprio da Besson alla periferia di Parigi, Valerian si mostra per quello che è  anche nel cast, di cui fanno parte un musicista jazz di caratura internazionale quale Herbie Hancock e una cantante celebrata come Rihanna nei panni di Bubble, trasformista seduttrice in rappresentanza del peccato e della trasgressione, ma poi guida del protagonista verso la salvezza di Laureline, dolce metà agognata senza ricompensa.

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Valerian è dunque l’Olocausto e il paradiso perduto allo stesso tempo. Gli abitanti di un Eden sono mistiche creature di pace che vengono travolte dall’insano destino cui li sottopongono i corrotti abitanti di Alpha. Sterminio assicurato. Ma il maggiore Valerian (Dane DeHaan) e la compagna Laureline (Cara Delevingne) scopriranno che cosa si nasconde dietro il turpe misfatto, all’origine del pericolo di vita corso dalla città di Alpha. Il destino personale del protagonista s’intreccia allora con quello della comunità devastata. Se egli, sottraendosi al proprio interesse, accondiscenderà alla vera missione indicata da Laureline – cioè la salvezza del popolo distrutto riconsegnando ai superstiti i mezzi per ricostruirlo – ebbene, soltanto allora, avrà dimostrato di avere l’amore necessario per poter aspirare alla sua mano. Un paradiso restituito in cambio di un paradiso promesso. Al martoriato gruppo di perseguitati l’atto di amore servirà per ritrovare la terra perduta. L’oasi annichilita da quella sorta di maxi proiettile che ne aveva squarciato la superficie, inghiottendo la maggior parte di loro. Salvezza. Missione. Vita. Paradiso. E perfino una sorta di resurrezione sono gli ingredienti del successo di questa coppia di combattenti dall’animo buono e dalle capacità sovrannaturali. Termini che richiamano a un mondo nuovo, non soltanto perché lontano nel tempo e nello spazio ma anche per il fatto di essere ugualmente spendibile dal lato di un religiosità laica e da quello di una storia del Novecento che diventa parte del racconto cinematografico.

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