meta1Quando mi guardo indietro, mi commuovo come non credevo che fosse possibile. E pensavo che qualcosa me lo potresti aver insegnato. Ma forse, a modo tuo, lo hai fatto.

 

Che cosa resta del giorno quando si fa sera. In altre parole, che colore hanno la gioventù e i rapporti sentimentali di quella verdissima stagione quando si è alle soglie della terza età. Insomma, il ricordo di uno ieri lontano che confligge con un presente singolare ha il sapore sorprendente di retroscena svelati a metà. Lo stupore maggiore si ferma davanti a quel segreto che non ha nulla di segreto. E nemmeno di scandaloso. In fondo, non è mai successo niente. Tuttavia il nulla disorienta come il più insidioso degli imprevisti. E ripercorrerne le tappe a ritroso semina sconcerto e curiosità. Opposti che non si toccano ma creano fratture. Il disinteresse di chi non ha vissuto quelle ore contro la nostalgia di chi le rivorrebbe indietro. L’altra metà della storia del regista indiano Ritesh Batra mette al centro delle vicende un uomo, non ancora anziano, separato da una moglie alla quale resta intimamente legato, con una figlia single agli sgoccioli di una gravidanza, indotta dall’inseminazione artificiale. Una mattina, Tony (Jim Broadbent)  si sveglia con una sorpresa. Ha ricevuto in eredità dalla madre di una sua vecchia fiamma, un diario in cui si spiegano i dettagli del successivo fidanzamento della figlia Veronica (Charlotte Rampling) con il miglior amico di gioventù di Tony. Eppure. Sorpresa delle sorprese, il diario non esiste. Il protagonista lo apprende in un incontro con la stessa ex morosa, ora invecchiata ma sempre ugualmente fredda e acida.

L’incontro fra i due si rivelerà comunque importante per mettere in luce i risvolti di ciò che accadde dopo la fine del loro amore. Pezzi di un mosaico che sembrava ricomposto e all’improvviso vanno nuovamente in frantumi. Stavolta però c’è una differenza. Tony ha una moglie che, seppur divisa, continua a vivere idealmente e profondamente il matrimonio con il marito, anche nella lontananza. Spunta quindi la gelosia, innaffiata e condita da un pizzico di disprezzo, per quelle conoscenze di un tempo che rispuntano dall’album del passato. L’attacco è di quelli che non lasciano molto tempo al caso. “Volete illudervi che quel passato torni ancora…” L’impossibile spacciato per plausibile. Il remoto per vicino. Così tanto da poterlo acchiappare con la mano. Su un ponte o nel bel mezzo di una strada in un finto incontro di cui nessuno crede alla casualità. In mezzo sta quella figlia, sospesa nel vuoto di un’unione coniugale spezzata, dove tutti sono divisi e tutti sono incredibilmente e insospettabilmente uniti. La figlia che vive sola. La moglie abbandonata. L’uomo nell’intimo di se stesso. Ognuno pensa continuamente agli altri due. E un telefono diventa il filo di collegamento unitario. Eco e simbolo di un mondo che è cambiato da quel diario finito nel camino una sera d’inverno. I fogli sono diametralmente l’opposto delle telefonate. Di uno squillo improvviso. Di una corsa in auto. Di un letto d’ospedale attorno al quale l’insolita famiglia si ricompone come d’incanto. Lo stesso incanto che ha rimesso sulle stesse strade di un tempo Tony e la sua fidanzatina.

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L’altra metà della storia è un film che potrebbe non finire mai. O terminare subito. Ha i lineamenti di un’attualità incorreggibile che, al tempo stesso, sono comuni e adattabili a ogni cuore. Ogni animo. Ogni gioventù. Ogni passato. Il ricordo – unico e unitario in astratto – assume le infinite sfumature che qualsiasi vita vissuta gli restituisce. Diventa una rielaborazione e manipolazione della realtà filtrata attraverso l’annebbiamento del rimembrare. Filtrato con la dolcezza che il tempo sa aggiungere. Si affievoliscono rancori. Restano i caratteri. Nella fattispecie, quelli delle due donne, la moglie divisa e la compagna di adolescenza, sono l’epitaffio di decenni mai trascorsi invano. Si cambia e si può restare terribilmente uguali proprio nel ricordo di ciò che si è stati. L’opera di Batra, nella sua lieve pesantezza, sembra ricordare che in fondo esiste sempre un’altra metà della storia. Forse mai scritta. Soltanto covata in un cantuccio remoto del proprio io. Una favola da raccontare, eppur soffocata dal tempo. Ma mai e poi mai, seppellita per sempre. Dedicato a chi vorrebbe svelare l’altra metà della sua storia al primo amore.

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