domLa natura può essere una sfida. Non sempre e non necessariamente perché l’uomo azzardi il suo personale braccio di ferro con forze di gran lunga superiori. Quanto per l’imprevisto e inatteso, che proietta il singolo al cospetto della forza – e talvolta della violenza – degli elementi. Questo è il punto di partenza di Alex (Kate Winslet) e Ben, per motivi diversi costretti a prendere urgentemente un aereo. Lei per sposarsi, lui per poter intervenire chirurgicamente su un paziente. Tuttavia, quello che non arriva attraverso la tempesta, prevista e temuta dai meteorologi dell’aeroporto, avviene per una disgrazia. I due noleggiano un volo privato non avendo trovato posti su quelli di linea ma il pilota, colto da infarto, perde la vita prima di schiantarsi sulle montagne innevate dell’America del Nord. Alex e Ben, soli con il cane dello sfortunato comandante, devono provvedere al sostentamento e alla loro resistenza.  Sopravvivranno. Si ameranno. Torneranno alle loro abituali mansioni. Ben poco, però, resterà inalterato nelle loro vite. L’esperienza li modificherà, ma cambierà anche il loro modo di guardare il mondo. Non soltanto quello che hanno abitualmente sotto gli occhi, ma perfino la quotidianità e le persone che li circondano. Il domani tra di noi di Hany Abu-Assad, palestinese con passaporto israeliano ma naturalizzato olandese, è sostanzialmente tutto qui. Il regista, già noto per Paradise now (2006), incentrato su due palestinesi che preparano un attentato suicida, fu candidato all’Oscar per il miglior film straniero e la stessa sorte gli toccò anche con Omar (2013) vincitore di un premio a Cannes nella sezione “Un certain regard”.

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Quest’ultimo film, molto americano e non soltanto nel portafogli, è una sorta di melodramma di inizio millennio che cerca di svegliare emozioni e sentimenti, ma si rivela estremamente prevedibile e scontato. Due ore di un film già visto, ultimo nato di una sterminata schiatta di film catastrofici nei quali, inevitabilmente, da una sciagura nasce un intreccio sentimentale fra i protagonisti. L’originalità non è quindi il maggior pregio di un’opera che si lascia guardare e offre scorci montani entusiasmanti, grazie a una fotografia eccellente, merito soprattutto della natura stessa. Il filone delle sciagure cinematografiche è molto frequentato e Il domani tra di noi è solo un nuovo capitolo e un’abbastanza scontata divagazione sul tema. Anche per questo, forse, è proprio il cane a uscirne con le più lusinghiere caratteristiche. Uno dei pochissimi – se non forse l’unico – rimasto senza nome nella storia del cinema. Viene chiamato semplicemente “cane” per un difetto di originalità e fantasia – come del resto l’intera trama – dei due improvvisati compagni di viaggio, che si rivelano per lui autentici amici. Ulteriore sottolineatura del legame profondo fra l’animale e l’uomo, dove il primo – ancora una volta – risulta più furbo e nobile dei suoi amici a due zampe, ma nemmeno lui riesce a spostare in chiave positiva il giudizio complessivo su un’opera destinata a suscitare nello spettatore lo sconcerto dettato dalla scontata prevedibilità e dai più frequentati modelli di questo genere cinematografico. Dedicato a chi non sa che cosa fare e vuole per forza andare al cinema.

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