e2Il morso suadente dell’amicizia nasconde volontà di affermazione. Adolescenza come sfida, terreno di scontro e dominazione. Attraverso la scuola e lo sport, le passioni e i divertimenti, per i ragazzi del Duemila essere vincenti significa autorità. Questa, a sua volta, viene dal prestigio ma le strade per ottenerlo sono rappresentate dalla forza, non più da carisma o fascino. Vince il più deciso. Il più impasticcato. Il più ricco. Il più motorizzato. Il più disinteressato. Perché per essere vere guide del branco non bisogna amare. In nessuna delle sue mille declinazioni possibili. È il teorema di un bullismo poco cyber e molto subliminale, dove il confine sta proprio lì. Nel potere di detenere i destini altrui. Ma Camilla, una diciassettenne di un’imprecisata località del Nord Italia, non si arrende alla più conturbante Sara. Il terreno di sfida spazia dalla danza ai ragazzi. Sogni per due, posto per una. L’età imperfetta di Ulisse Lendaro, avvocato con il “vizio” del cinema e marito dell’ex Miss Italia Anna Valle, incornicia in Camilla i meccanismi della ribellione. Poco incline alla sorella minore e meno ancora alla puntigliosa madre, originaria dell’Est, ma aiutata e capita dal “materno” papà, la ragazza è simbolicamente perfetta per incarnare la tipica figlia di una famiglia perbene. Quella con ottimi voti e un viso pulito. Senza unghie per graffiare perché in fondo non serve essere aggressivi. Quando nei suoi giorni appare Sara, il volto di Camilla trova espressioni diverse. E quel piglio sconosciuto prima di allora.

Quello che accade nel film è la teoria di un’iniziazione. L’innocente Camilla si riscopre una ragazza in preda ai turbamenti adolescenziali. Il frullatore ormonale. L’esuberanza. La volontà di affermazione che cresce parallelamente al progredire nella conoscenza delle coetanee che la circondano. La personalità fa capolino nel suo fluttuante accettare e rifiutare la frattura con una routinaria quotidianità, che oscilla fra la leale serietà e osservanza dei principi e il desiderio incontenibile di reazione e rottura di ogni schema. Il banco di prova diventa il saggio per essere ammessi nella scuola di danza. Un provino che non casualmente segue una notte di sesso e una dormita che rischia di far arrivare tardi all’appuntamento le due ragazze. Esito scontato. Camilla, poco avvezza a qualche eccesso sopra le righe, ha la peggio. Sara ce la fa. Ma il braccio di ferro non finisce qui. La risposta della ragazzina perbene ha i due volti che lei stessa ha visto apparire e scomparire di continuo tra gli amici della sua età. Voglia di rivalsa che si coniuga a un’obbligata accettazione di regole che non contemplano un secondo appello. La bocciatura alla scuola di danza non è più rimediabile, ma – come d’incanto – gli occhi di Camilla riescono a vedere il marcio che la circonda. Il padre di Sara che se la intende con la maestra. Il fidanzato, solo apparentemente ripudiato dall’amica, che invece si conferma spalla ideale per un gioco di sponda con lo scopo di mettere fuori competizione la tranquilla Camilla.

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La vendetta sarà durissima. Il branco non verrà risparmiato e la vincente Sara si scoprirà vittima a sua volta di qualcuno più potente – fisicamente – di lei. Il quadro è definito. Non ci si confronta sulle capacità, ma sui compromessi, cui anche Camilla dovrà sottomettersi per punire l’ex amica. Si vince con la forza che non è più persuasione, ma attributo del più potente. Si vince con la violenza che non è solo quella fisica di una colluttazione. Ma quella sotterranea e, se vogliamo, un po’ viscida di chi ordisce una trama e progetta trappole. E allora è giusto che l’ambientazione non sia riconoscibile né caratterizzata, perché quella storia può ripetersi ovunque. E ovunque trovare le sue Camilla e le sue Sara che perdono il diritto di essere personaggi cinematografici per guadagnarsi invece valore simbolico per tutte coloro – piccole o grandi – che recitano il copione della vita nei loro stessi ruoli.

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