images-1Chi non cambia mai idea, non cambia mai nulla

 

Nel giugno 1940 il padrone del mondo era Adolf Hitler. E in quei giorni un uomo dovette decidere che fare del suo Paese, il Regno Unito. Trattare un’onorevole resa con il nemico nazista oppure continuare a combattere e a resistere a quel dittatore che stava facendo dell’Europa un solo boccone. Quell’uomo era Winston Churchill. Divenne primo ministro quando fallì completamente la politica dell'”appeasement”, con la quale Neville Chamberlain aveva cercato di fronteggiare il nazismo, cercando di evitare la guerra in cambio di qualche concessione a Hitler e Mussolini. Il precipitare degli eventi e l’invasione della Norvegia nel maggio di quell’anno lasciò il premier nell’occhio del ciclone. “In nome di Dio, dimettiti” suggerì apertamente David Lloyd George che al numero 10 di Downing street abitò dal 1916 al 1922. “Vattene” gli urlarono dai banchi dall’opposizione. E lui obbedì. Sir Winston, primo lord dell’ammiragliato, fu designato al suo posto. Non era l’uomo più stimato, ma era l’unico gradito all’opposizione e i candidati al suo posto mal digerirono il boccone di quella nomina, tuttavia gli lasciarono campo aperto sapendo di incontrare resistenze. Sua Maestà – Bertie per gli amici e Giorgio VI per tutti, ovvero il balbuziente protagonista de Il discorso del re di Tom Hooper e il padre della regina Elisabetta – nutriva diffidenza per quell’accanito bevitore che in ogni attimo aveva in bocca un poderoso sigaro ed era amico intimo di suo fratello, quello che rinunciò alla corone per il cuore di Wallis Simpson. Eppure la Storia volle che toccasse a lui prendere per mano l’isola quando la situazione era disperata.

images-2

L’ora più buia di Joe Wright, candidato a sei Oscar (film, attore protagonista, fotografia, trucco, costumi, scenografia) è il perfetto completamento di Dunkirk di Christopher Nolan, anch’esso in corsa per otto statuette (film, regia, fotografia, montaggio, scenografia, colonna sonora, sonoro e montaggio sonoro) ma soprattutto parte integrante degli eventi politico-militari che sconvolsero la Gran Bretagna all’inizio degli anni Quaranta in una delle fasi più acute della bufera bellica. Non a caso, nel film di Wright, il richiamo all’impresa inglese sulle costa francesi è esplicito. Da primo lord dell’ammiragliato – carica oggi tramontata e demandata a un ufficio del ministero della Difesa ma ufficialmente ricoperta dal sovrano – proprio Churchill mobilitò un’improvvisata flotta civile per salvare e riportare in patria i soldati, in balia degli aerei tedeschi sulle coste della Manica. L’operazione Dynamo ebbe il prezzo carissimo del sacrificio di un intero battaglione, ma la rinuncia si rivelò necessaria per risparmiare la vita a migliaia di combattenti. L’ora più buia nella vita di Churchill fu, insomma, un insieme di tanti aspetti che risaltano attraverso le pieghe psicologiche di un macerarsi continuo dell’uomo fra le due possibili vie d’uscita e i dubbi che venivano da una decisione tanto complicata e impegnativa per l’intera nazione. Il film mostra uno scavo particolare e attento che ha il pregio di frugare con rigore storico e discrezione tra i fatti che afflissero quei giorni, mettendo in evidenza il dolore e in particolare la difficoltà di interpretare l’opinione pubblica alla luce di un’ambivalenza oscillante fra ingresso in guerra e resistenza oppure ponderata resa. Il cinema, in questi casi tende a ricorrere all’aneddotica e alla fantasia per risolvere intoppi difficoltosi. La scena di Churchill in metropolitana che incontra la gente comune e si lascia suggerire un consiglio è una sorta di finzione che tende però a spiegare cosa in realtà accadde. Il tentativo di non assumere un decisione soltanto in prima persona, ma condivisa dalla popolazione.

images-3

L’ora più buia si inserisce in un filone più ampio sulla storia inglese quale esce anche da Dunkirk e da Il discorso del re ma potrebbe ampliarsi, pur con un cronologico passo indietro, a Il palazzo del viceré di Gurinder Chadha solo per restare ai titoli più recenti. La consuetudine cinematografica attuale si discosta moltissimo da quella di un passato più lontano in cui il film storico o biografico prendeva in considerazione una larga fetta temporale finendo per trascurare inevitabilmente molti dettagli per poter descrivere sommariamente ciò che caratterizzò un’epoca, quantificata in molti decenni o in un arco comunque esteso. Oggi questa tendenza è andata annullandosi completamente e il film ripropone i fatti che invece caratterizzavano un periodo più ristretto, come in questo caso, addirittura pochissimi giorni, tra i primi di maggio 1940 e l’inizio di giugno. Questa scelta più limitata consente un maggiore approfondimento che al tempo stesso permette di entrare meglio nel dettaglio degli eventi narrati. Si pensi, ad esempio, a Churchill dell’australiano Jonathan Teplitzky che inquadra in sir Winston, interpretato da Brian Cox, il logoramento di anni di guerra di un premier che deve affrontare lo sbarco in Normandia del ’44. Il film, non ancora arrivato in Italia, ha ricevuto pareri poco incoraggianti che ne hanno rallentato la diffusione. Ma la figura di Churchill non è estranea al grande schermo, grazie anche a Gli anni dell’avventura, un film del 1972 di Richard Attenborough – lo stesso di Gandhi -  che si concentra sull’esordio politico del futuro premier prima ancora del matrimonio. Sono gli anni di fine Ottocento sintetizzati in oltre un paio d’ore di cinema, le stesse che oggi sono appena sufficienti a Wright per illuminare L’ora più buia, lasciando alla platea il desiderio di restare incollati a sequenze, appassionanti e coinvolgenti, che si concentrando su un solo mese. Di storia e di vita.

IL RETROSCENA – Nato il 21 marzo 1958, Gary Oldman, candidato all’Oscar per la miglior recitazione maschile, ha una fisionomia diversissima da quella di Winston Churchill, al quale non assomiglia minimamente. Interpretarne il ruolo ha costretto l’attore inglese a sottoporsi ad oltre duecento ore di trucco che lo hanno portato ad assumere le fattezze del politico inglese, premio Nobel per la letteratura nel 1953. Il cast del film comprendeva anche John Hurt nei panni di Neville Chamberlain, ma il tumore al pancreas, che di lì ad alcuni mesi lo avrebbe ucciso, non gli ha dato tregua, impedendogli le riprese. Al suo posto è stato scelto Ronald Pickup, già noto per Ritorno al Marigold hotel di John Madden.

incorporato da Embedded Video

Tag: , , , , ,