torno3Chi sono i buoni… E chi i cattivi…

 

 

 

Catapultato nella postmodernità del terzo millennio, attraverso la porta magica che comunica il mondo dei morti con quello dei vivi, il Duce del Duemila ha i sogni e l’ambizione dei tempi che furono. Piovuto dal cielo in divisa militare a pochi passi da una multietnica partita a calcetto tra bambini all’Esquilino, Mussolini fatica a ritrovare se stesso e luoghi che gli furono familiari. Ma soprattutto – sorpresa delle sorprese – tra l’Italia degli anni Venti del Novecento e quella di quasi un secolo dopo non sembrano esserci molte differenze nella sostanza per quante invece ce ne siano all’apparenza. Già, apparenza e sostanza. Un binomio che taglia trasversalmente Sono tornato di Luca Miniero – già noto per Benvenuti al NordUn boss in salotto - e ora alle prese con un argomento ben più delicato, ricavato da un altro film recente, Lui è tornato (2015) di David Wnendt dove si ipotizzava una riapparizione di Hitler nella Germania contemporanea. Stessa falsariga adattata ai tipi italiani per Miniero, che confeziona però un Mussolini decisamente lontano dall’aborrito Führer e dagli errori del passato. Anzi, molto attento a non volerne ripetere di simili, ma tutt’altro che persuaso ad abbandonare le ambizioni di allora. Tuttavia, che cosa si nasconda – e allo stesso tempo differenzi – la veste esteriore dai propositi interiori è motivo che dà l’impronta a tutto il film. Le risa della gente, divertita da questo inatteso ritorno, si scontrano con un personaggio che ribadisce senza timori la propria autenticità. Essere e sembrare. Il paradosso di un’Italia e di un mondo che Mussolini fatica a riconoscere molto più di tante presenze nuove. La comunità omosessuale. La presenza degli immigrati. Le novità tecnologiche con le quali stranamente si trova più a suo agio dell’immaginabile. È un Duce conscio e consapevole del passato e delle relative difficoltà legate agli errori commessi che non rinnega ma cerca di correggere. Tuttavia è un Duce che trova una larga fetta di Italia disposta a seguirlo ancora. Almeno a parole. Gli altri ridono. Divertiti. Affollano il web con le sue propaggini targate Facebook e Instagram. Riempiono gli spettacoli televisivi davanti a quello statista che esercita ancora il suo fascino.

torno2

Insomma, quell’uomo è Lui o è semplicemente l’estro di un comico che, a forza di provocazioni, scatena entusiasmo e ilarità. Il rebus si trascina fino alla fine perché vero e falso sono concetti che hanno toccato anche la riflessione filosofica del Novecento in molteplici ambiti. Dall’arte ai consumi. Il pensatore francese Jean Baurdillard se ne occupò toccando entrambi in un ventaglio che continua ad avere le sue ripercussioni anche sul cinema. Miniero lascia trasparire l’interrogativo di fondo. Se quello sconosciuto è un buffo imitatore del Duce è giusto riderne, altrimenti… La risposta resta in sospeso, a discrezione del parere che ad essa lo spettatore intende dare. Di fronte all’ammissione di non essere un pagliaccio in cerca di pubblicità gratuita, vale la pena il perdono di un uomo politico che tanto ha diviso e infinite amarezze ha lasciato dietro di sé, al pari delle nostalgie di molti, che apertamente lo ammettano o tacitamente lo celino. “I forgive you” è la trasmissione televisiva in cui il Duce di Miniero si presenta in un improvvisato “tribunale” popolare. Il riferimento esplicito è al celebre programma “C’è posta per te”, ma il verdetto ammette una sola scelta. Condanna o remissione delle proprie colpe. La chiave interpretativa è profonda e tutt’altro che intonata a una commedia di facile e spontanea presa sul pubblico. Sono tornato non appartiene a quest’ultima categoria e gli spunti di discussione non mancano. Spostandosi da un’analisi profonda a una superficie non meno impegnativa, c’è il quadro di una società in cui poco sembra essere mutato “Quando ho iniziato a guidarvi eravate un popolo di analfabeti. Dopo ottant’anni vi trovo analfabeti come allora”. Ancora una volta, nel mirino c’è un’Italia dozzinale che vive con lo sguardo rivolto al telefonino e non si accorge di che cosa le avvenga intorno. Al punto che i selfie hanno sostituito gli autografi e sfiornano l’ultima frontiera dell’esibizionismo. Una classe politica disinteressata che parla senza ascoltare. Una frangia neofascista senza nerbo né coraggio. Una raffica di governi dalla durata irrisoria. Una galleria di statisti con più ombre che luci. Così parlò il Duce interpretato da Massimo Popolizio, già apprezzato in Era d’estate di Fiorella Infascelli e Il giovane favoloso di Mario Martone.

torno1

 Il Mussolini che ritorna è lo stesso personaggio ingombrante di quello che se ne andò, ma stavolta finisce alla pubblica gogna per l'”omicidio” di un cagnolino. Un gesto ripugnante che offende ma viene usato con il gusto del paradosso. In uno stato che tutela ben più gravi forme di impunità per responsabilità spesso imperdonabili, il colpevole finisce alla pubblica sbarra della televisione per qualcosa che oggi viene tollerato meno di reati altrettanto gravi o ben di più. Insomma, la violenza resta un timbro di fabbrica e la levata di scudi è puntuale. Il nuovo Duce però è consapevole del suo ruolo e del quadro più socio che politico e, in nome del piccolo peloso ucciso a sangue freddo, propone la costruzione di un canile a lui intestato, senza soldi pubblici ma con il lavoro delle braccia di ognuno. Buona volontà contro statalismo. Sono tornato non lascia scoperto nemmeno questo nervo. Come neppure quello della strumentalizzazione. Perché anche uno statista controverso – amato e odiato al tempo stesso – può riscoprirsi ostaggio dell’altrui ambizione. Cogliere la quotidianità di quel personaggio significa giocare il proprio e l’altrui successo. Rivalsa e vendetta. Il finto mondo televisivo che se ne contende la presenza a colpi di audience anima la guerra sotterranea tra editori, anchor men e anchor women. Informazione oggi è anche questo. Uno scontro senza esclusione di colpi. Sotterranei, ovviamente. Subliminali. Talvolta perfino vigliacchi. E questi, neanche un Duce di ritorno, può riuscire a comprenderli.

incorporato da Embedded Video

Tag: , , , ,