cest1L’altare scompare. Vuoi tu, Pierre, prendere come tua sposa Elena… e via formulando. Manca il sacerdote. Manca pure la consegna delle fedi. Però c’è tutto quello che serve per rendere davvero indimenticabile “il giorno più bello”, o almeno quello che così viene comunemente definito dalla vulgata popolare. Perché c’è invece il noioso marito che nessuna vorrebbe. La capricciosa suocera che – pur ultrasettantenne o semplicemente ultra – si concede a uno sconosciuto e bizzarro fotografo, sbeffeggiato dalle foto scattate con il cellulare dall’esercito di convitati. Come i soliti dipendenti in nero dell’azienda che organizza la festa. In sostanza sono tutti qui i fiori d’arancio. Un rinfresco buffo e paradossale in cui succede tutto quello che non dovrebbe mai accadere nemmeno con il pensiero. Invece. Resta una serata memorabile grazie a gag e incidenti che ravvivano la routine di questi appuntamenti tradizionali. C’est la vie – Prendila come viene della consolidata coppia Eric Toledano-Olivier Nakache, ai quali si deve Quasi amici, Troppo amiciSamba è un film tutto da ridere dalla prima all’ultima scena, grazie a quell’umorismo francese garbato e delicato anche quando vola qualche parolaccia di troppo. La trama sta tutta in questo curioso ricevimento in un castello dove gli sposi decidono di brindare con gli amici. Peccato che vada tutto storto, salvo appunto regalare soddisfazione inattesa ai festeggiati. E allora poco importa se l’egocentrico Pierre ammorba con un discorso farraginoso e soporifero i suoi ringraziamenti alla platea che il suo egocentrismo non ha mai avuto prima, salvo fare il perenne scontento con il manager del catering. E poco importa se le nozze dell’uno coincidano con il matrimonio a rotoli dell’altro. E che quest’ultimo tenti di vendere la sua attività perché esausto a tenere a bada camerieri, supervisoresse, immigrati e imbucati tra i quali si mescolano legami di amicizia e parentela. Amanti e conoscenti. Tutti con un requisito irrinunciabile. La testa fra le nuvole.

cest2Tutto procede nell’improvvisazione tra luci che non si accendono e fuochi d’artificio scoppiati anzitempo. Tra sposi che s’involano nei cieli mentre a baciarsi sono altri, insospettabilmente giunti all’abbraccio dopo potenti e poderosi attriti. La galleria di precedenti ai quali si ricollegano i due registi è un folto elenco di titoli fra i quali spicca Storie pazzesche dello spagnolo Damian Szifron, allievo di Pedro Almodòvar, un’opera dalla forza ironica debordante che fa dei luoghi comuni e dell’imprevisto il pretesto sul quale costruire una gag dietro l’altra. In questa procedura di lavoro sembra di riconoscere anche l’operazione di Toledano-Nakache che riescono a trovare tutto ciò che non si vorrebbe mai vedere a una festa di nozze, ma che talvolta – anche solo in una chiacchiera fra amici – si immagina che possa accadere per rendere davvero sorprendente un evento che rappresenta una fetta enorme della vita di due persone. C’est la vie è girato in una cornice estremamente suggestiva, simbolo della Francia, nello Chateau de Courances a Fontainebleau che risale al XVI secolo e appartenne a Luigi XIII. Antico e post-moderno sembrano fondersi in un tempo irriconoscibile. Dove si aggiravano damine e cicisbei entrano ora i telefonini con le app che permettono di localizzare in un raggio ridottissimo il corpo – più che l’anima – in cerca del suo gemello eterosessuale. Lo sforzo di restituire lo sfarzo del tempo che fu invece fallisce clamorosamente. I camerieri, travestiti da lacché con tanto di parrucca, si ribellano a una sorte di ebollizione che il pubblico non percepisce ma accetta in buona fede. Tanto si è troppo impegnati a ridere, attività che distoglie dall’apprezzare un altro dei pregi nascosti del film. La capacità di condurre l’intera narrazione su due binari diversi. Il pubblico ha infatti un grado di conoscenza di quanto accade, molto maggiore rispetto ai convitati del matrimonio. I retroscena delle cucine sono raccontati solo alla platea e ignorati dai protagonisti tra gli sbadigli nel lungo discorso di Pierre alle sorprese che trasformano un matrimonio in un circo.

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