sparrow1Gli incidenti? Non sempre sono una fatalità

 

Dominika aveva una sola passione. La danza. Durò poco come prima ballerina. Il partner la azzoppò cadendole addosso e rompendole una gamba in modo incompatibile con il ballo. L’incidente, che forse non fu incidente ma dolo, fece perdere una stella e regalò ai servizi segreti russi una spia. Controvoglia. Perché la ragazza aveva in testa una cosa sola dopo la vendetta. Dopo aver scoperto che quel partner se la spassava con chi la aveva sostituita. In codice li chiamavano “passeri”. Erano le nuove leve che supportavano il lavoro degli agenti sotto copertura. Dominika non voleva saperne ma imparò fin troppo bene una morale ben poco educativa ma decisamente molto pratica. Poco cuore e molta attenzione a guardarsi le spalle. Parenti compresi. A reclutarla era stato infatti lo zietto, un boss del mestiere, che faceva il doppio e triplo gioco e non riusciva mai a smascherare una talpa, colpevole di spifferare agli odiati americani i segreti di Mosca. A togliere il velo a quei misteri è proprio lei, l’ex ballerina con il dente avvelenato contro il mondo intero, tranne mammina, un’anziana bisognosa di cure e di un affetto che puntualmente arriva perché la mamma è sempre la mamma. A qualsiasi latitudine. Eccettuata quest’ultima, per la bionda incendiaria, tutto il resto è da buttare. Glielo insegnano nell’apprendistato delle spie dove un’algida matrona (Charlotte Rampling) è anche un’improbabile e fredda allevatrice di femme fatale sotto mentite spoglie. Red sparrow di Francis Lawrence – noto per la serie di Hunger games e nulla a cui spartire con Jennifer Lawrence che interpreta Dominika – è un thriller carico di tensione e suspense, poco adatto a chi si turba o sviene al vedere una goccia di sangue. Ma poco adatto pure a chi si emoziona troppo davanti a un nudo femminile. La Lawrence sembra agghindata più per la passerella di un concorso estetico che non come infiltrata nell’ambiguo e dorato mondo degli spioni.

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Avvincente e divertente, il film non ha altra ambizione se non quella di far trascorrere due ore e un quarto in atmosfere cupe e inquietanti. Parenti, amici e “fidanzati” dal volto suadente dietro il quale si nascondono le peggiori turpitudini. Sbavature di immoralità. Tutto è lecito pur di portare alla base lo scalpo del nemico che a ogni scena cambia pelle e volto. Si maschera. Assume la dolcezza finta di un pasticcino avvelenato. Schermaglie. Bugie. Lo slalom è quello tra fiducia e menzogna. In che cosa credere e in che cosa dubitare. Il mestiere di Dominika sembra continuare a essere quello della danza, ma stavolta l’oscillazione è tra il vero e il falso. Ciò che viene detto per disorientare da ciò che invece viene confessato davvero. Insomma, Russia e America ci sono ancora, ai ferri corti come se gli ultimi trent’anni fossero trascorsi invano. Come se la guerra fredda non fosse mai finita. E dal lontano 1989, in cui il comunismo vacillò fino a crollare, abbia attraversato la prima fetta del terzo millennio. Fantasia o realtà che rappresentano un motivo costante dell’intero film. Sorprende l’attenzione e la cura alla quale viene sottoposta la protagonista, perché una spia così appariscente non si era vista nemmeno al cinema. Red sparrow è un gioco di ombre in cui la luce descrive la falsità e il buio sottolinea vendette e rese di conti in sospeso. Una sorta di inversione di tonalità che costituisce la particolarità di un’opera che non dà e non chiede oltre alle sue pretese.

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