rico1Tutto cominciò, o forse finì, dietro quella porta. L’apparente contraddizione è solo una questione di prospettive. Perché dietro quella porta, un marito viene sorpreso mentre bacia appassionatamente un’amica di sua moglie e per lei – al tempo stesso – finisce un matrimonio e inizia una nuova vita. La cornice anagrafica non è delle più verdi e l’irreparabile accade alla festa per il pensionamento dell’uomo, campione di tennis e, fino a quel momento, di rispettabilità. È una tarda età divertente e baldanzosa che non si arrende allo scorrere della vita ma se ne rende protagonista. Ricomincio da noi di Richard Loncraine, regista prevalentemente teatrale, racconta come Sandra (Imelda Staunton già apprezzata ne Il segreto di Vera Drake di Mike Leigh, Shakespeare in love di John Madden e nel recente Pride di Matthew Warchus) si rimetta letteralmente in piedi – espressione che dà forma e significato al titolo originale Finding your feet – dopo la sconvolgente scoperta. Così inizia a frequentare quella sorella tanto diversa con la quale non era mai entrata in sintonia. Lei era una lady, perché lo sfondo è una Gran Bretagna a metà strada tra la poesia e il lusso mentre Bif (Celia Imrie, protagonista di Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni di Woody Allen, Ritorno a Marigold hotel di John Madden e la saga di Bridget Jones) è donna emancipata che vive ai margini e si accontenta di poco, ma non si fa mancare nulla. Una bevuta. Una po’ di erba. Una scuola di ballo.

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Sandra si trasferisce nell’umile appartamento di Bif ed entra in un mondo a lei ignoto, a partire proprio dal corso di danza nel quale conosce Charlie (Timothy Spall, noto per il ciclo di Harry Potter e il recente Turner di Mike Leigh), un uomo che assiste la moglie malata e sempre in fin di vita. Con lui il rapporto è inizialmente difficile, ma presto i due entrano in una sintonia insospettabile. Sandra riesce a cogliere i valori di quel mondo umile dal quale era rimasta lontana per effetto degli agi, nei quali era abituata a cullarsi grazie alle sterline del maritino fedifrago. Una ricetta valida per tutti coloro che si trovano nelle circostanze di dover ricominciare da zero, magari non più giovanissimi. Il film, dotato di un umorismo inglese raffinato ma esilarante, è una commedia gradevolissima che non si risparmia quanto a situazioni buffe e ironiche, sempre però secondo i canoni della satira british di classe. Nessuna volgarità, ma in compenso circostanze che lasciano riflettere. Piccoli e grandi drammi della quotidianità alle porte quando meno li si attende. La morte di Bif ne è un esempio. Come quella della moglie di Charlie. Sandra è testimone dell’una e dell’altra, a diretto cospetto con i risvolti che certe tragedie si portano dietro, ma restano impenetrabili a chi vive negli agi e nelle indiscriminate possibilità. Le ultime scene sono di una freschezza e una brillantezza rara e trasmettono il messaggio che l’età, in fondo, è una proiezione algebrica della mente e della psicologia di ogni singolo individuo. Si può appartenere a una classe senza di fatto esservi davvero membri, in una relazione che vale tanto per chi è un po’ più avanti con gli anni ma mantiene uno spirito e un’esuberanza giovanile, sia per chi a trent’anni è già sconfitto da se stesso prima ancora che dal destino o dalla vita. La sintesi sta nel principio del “non arrendersi mai”, facile a dirsi e molto meno semplice ad adeguarvisi. Allo sconforto, insomma, c’è sempre una via d’uscita. Vale per Sandra, ormai attempata, così come per chiunque. E se Ricomincio da noi approda sul grande schermo per la festa della donna, trovarvi risvolti politico-sociali appare piuttosto forzato e pretenzioso. Si soffre al femminile come al maschile e, quando si tratta di rialzarsi in piedi, schiene e ginocchia sono tutte uguali. E non hanno distinzione di sesso.

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