notte2La vendetta finisce talvolta nel cupio dissolvi generale. È storia attuale quella descritta da Fatih Akin in Oltre la notte, presentato a Cannes nel maggio 2017 e ispirato a fatti realmente accaduti, che purtroppo mantengono intatta la loro validità anche con il trascorrere del tempo. È storia di emigrazione e di emarginazione anche quando finisce quella vita fatta di spaccio di piccole quantità di droga. Non è il mondo della criminalità a esigere pedaggi, ma quello di una politica costruita sull’intolleranza. La civilissima Germania fa i conti ormai da lungo tempo con i residui ma accaniti avanzi del neonazismo, che nulla hanno di ideologico e tutto di pretestuoso e terroristico. Un attentato fa esplodere un ufficio di traduzioni dove lavora Nuri, immigrato turco con un passato da pusher, ormai rinnegato e riscattato. Nell’agguato rimane ucciso anche il figlioletto Rocco e quando la moglie, Katja (Diane Kruger, protagonista di Troy, Bastardi senza gloria Un piano perfetto), va a prenderli, è lei stessa ad accorgersi in prima persona della terribile sciagura. La parte di rassegnata vedovella non è quella che si possa cucire su quella bionda irrequieta, decisa ad accettare per amore anche l’ingombrante passato del marito, benché nel frattempo approdato sulla sponda onesta della società. Così Katja trova la pista e individua negli ambienti xenofobi la matrice del doppio omicidio. Perfino nei confini della Merkel però la giustizia fa acqua e la testimonianza di un greco è sufficiente a scagionare la coppia di imputati contro i quali depone perfino un genitore. Di fonte all’evidente torto, la donna non si perde d’animo e quello che non fanno i tribunali e i giudici lo anticipa direttamente. Il manualetto per la bomba fai-da-te è servito su un piatto d’argento a improbabili e improvvisati terroristi, che apprendono i segreti per un’esplosione di sicuro avvenire. Lo stesso ordigno che distrugge la vita di Nuri e del piccolo Rocco, ma tiene in scacco quella di Katja finirà per replicare i suoi devastanti effetti in un thriller ricco di suspense che perde molta della sua forza d’impatto nelle udienze di una corte di magistrati, tedeschi fuori e italiani dentro, efficace nel dimostrare che al di là di ogni frontiera solo “l’ingiustizia è uguale per tutti”.

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Oltre la notte in verità non nasce come un giallo dell’epoca del terrorismo ma è ben altro. È il segno dei tempi. Agli albori degli anni Venti, l’intolleranza è una ferita più virulenta che mai e non importa in quale stato essa esploda. La labilità dei confini. Il transito indiscriminato. La disperazione di profughi dietro i quali si nascondono anche semplici clandestini hanno alimentato di nuovo nutrimento gli ambienti xenofobi e il fiancheggiamento del terrorismo nelle sue infinite e multiformi sfaccettature. L’agguato in cui cadono marito e figlio della protagonista è la ricostruzione di un attentato avvenuto nel 2011 ad opera di un gruppo – la Nsu, di impronta neonazista – che dal 2003 al 2007 aveva ampiamente dato prova delle proprie potenzialità combattenti con una serie di omicidi a sfondo razziale. Lo scandalo che aggravò una situazione all’epoca già ampiamente deficitaria riguarda il ruolo della polizia che, invece di allargare le proprie indagini agli ambienti politici, si ostinò a voler ricercare i responsabili nella cerchia delle frequentazioni delle vittime e soprattutto nelle pieghe della piccola criminalità che ruotava intorno al traffico di droga. Una chiave interpretativa messa chiaramente in crisi  da una lettura decisamente diversa che avrebbe portato alla ribalta una delle emergenze internazionali del nuovo millennio. Il film di Fatih Akin è dunque un ritratto di un’attualità, applicabile quasi a ogni Paese europeo pur se a distinguerne la specificità è lo spaccato sulla xenofobia che, in queste proporzioni, è presente soltanto in Germania. Dedicato a chi coniuga volentieri società e politica.

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