_DSC9708.ARWPreferisci un viaggio o l’estate più bella della tua vita…

 

I suoi occhi sul mondo erano una finestra a vetri, dirimpetto sulla strada. A Katie Price la vita aveva giocato un tiro maledetto, sotto forma di una di quelle malattie da cui non si guarisce, ma con le quali si può solo imparare a convivere. Aveva un nome strano – xeroderma pigmentoso – e dietro questo geroglifico scientifico si nascondeva l’ordine di non potersi far sorprendere dal sole. Per questo usciva solo di notte e le tenebre erano la sua luce. Possibilità di guarire zero. La patologia è rarissima e, proprio a causa dell’esiguo numero di malati, la scienza non finanzia lo studio di sintomatologie che incidono su una scala ridottissima. Insomma, più è raro il male più è sicuro che se ne morirà. Katie non ha la mamma che se n’è andata prima di lei e l’ha lasciata sola con papà, un uomo straordinario che si prende cura di lei facendole anche da maestro e insegnante. Portandola avanti negli studi e nel suo percorso di vita, servendole quella rinuncia alla luce del sole come se fosse un gioco. Ma se la malattia è reale, la favola di questa adolescente appartiene al mondo della suggestione e ricorda una sorta di cenerentola moderna, dove le sorellastre non ci sono, ma c’è il principe azzurro che non riesce a spiegarsi perché di giorno la fanciulla non esca e la notte debba rincasare allo scoccar di mezzanotte. L’amore che tutto guarisce, in questo caso, si rivela invece la causa del crollo. La ragazza s’innamora, completamente ricambiata, ma i propositi di rientro anticipato valgono soltanto nel periodo del rodaggio. D’altronde la vergogna può più del certificato sanitario ma, silenzio dopo silenzio, tutto si complica e nulla si appiana.

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Le fiabe non finiscono sempre con il bacio del risveglio liberatorio dall’incubo e quella di Katie è una vita che va vissuta, non lasciata vivere. Il progresso di avvicinamento alla luce prende avvio mano nella mano a quel giovane cui si lega con profondo seppur giovanile amore. Ma l’irreversibilità della scienza non ammette deroghe, nemmeno se si è ragazzi. Si sogna un avvenire. Si annusa nell’aria tersa il profumo dell’amore e la gioia dei sentimenti freschi. Il sole a mezzanotte di Scott Speer rientra nel ciclo dei film per teenager, recentemente uniti da un’impostazione comune. La malattia. È il caso di Colpa delle stelle di Josh Boone e Wonder di Steven Chbowsky, che ha firmato anche Noi siamo infinito, anch’esso giovanile ma lontano dai temi della sofferenza fisica comuni agli altri titoli. Come pure in Resta anche domani dove alla base della sciagura c’è però un incidente. Tuttavia l’opera a cui Il sole a mezzanotte s’ispira più da vicino è certamente Noi siamo tutto di Stella Meghie del quale può considerarsi un calco a tutti gli effetti. Le analogie sono numerose e ripetute e destano più di un sospetto. In entrambe una ragazza soffre di una malattia che le impedisce i contatti con l’esterno. La luce solare in un caso, un deficit immunitario nell’altro. Un genitore che le sorveglia e l’aiuta – è la mamma per la Meghie e il papà per Speer – non a caso forse della stessa natura sessuale di ognuno dei due registi. Uno schema identico. La finestra da dove la “reclusa” guarda l’esterno, un ragazzo con cui sogna il futuro, un’amica del cuore, un dramma che lascia l’amaro, due protagonisti celebri fra i ragazzi e – ne Il sole a mezzanotte – all’universo Disney da cui proviene appunto Bella Thorne, affiancata dall’erede di un divo da macho-culturismo, Patrick Schwarzenegger, figlio di Arnold, e legato alla famiglia Kennedy per parte di madre, Maria Shriver, sorella di Jfk, Robert e Ted. Un bordino caldo per sentimenti teneri. Scommessa: tra le coppie eterosessuali di ragazzi che lo vedranno lei piangerà, lui dormirà.

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