INSI1La guerra si combatte porta a porta, nulla è più come prima e l’appartamento diventa un bunker. A insidiarlo non sono però i combattenti che, dall’alto del sibilo inquietante delle armi, risultano addirittura meno terrorizzanti dei criminali che vivono ai margini del conflitto. S’intrufolano ovunque per rubare stracci della disperazione di chi è fuggito o è morto. Non rinunciano a violenze o abusi fisici. Insomma il lato turpe – peraltro unico – di devastazioni e saccheggi. Insyriated del belga Philippe van Leeuw ha raccolto consensi alla Berlinale ed è lo sguardo su questa realtà attraverso il claustrofobico soggiorno di una famiglia nel proprio alloggio, in un condominio ormai deserto per la fuga di tutti gli inquilini. Gli unici visitatori sono delinquenti che vivono dei reati paralleli all’anarchia che regna quando la guerra svuota le città e gli animi di chi, in un modo o nell’altro, ancora vi vive.  L’ambientazione è una qualsiasi città della Siria in questi anni di scontri, dove anche i gesti più infamanti diventano possibili. Asserragliata in casa, una madre con i suoi tre figli e l’anziano genitore cerca di sopravvivere alla bufera. Ma quando si tratterà di sacrificare uno dei suoi familiari per salvare gli altri, il dubbio sarà angosciante. Il racconto si svolge nell’arco di ventiquattr’ore durante le quali si spara, si assiste al ferimento del fidanzato della figlia e l’impossibilità di soccorrerlo per molte ore. E soprattutto si sente quella porta sbarrata che più volte rischia di cedere sotto i colpi di sciacalli sconosciuti e delinquenti comuni che approfittano del clima degenerato.

INSI2

Insyriated è il frutto di un racconto sulle sofferenze siriane fatto al regista da un testimone diretto ed è stato girato con particolare sollecitudine per conservare il valore di attualità e documentazione. La sceneggiatura, visionata da chi ha attraversato in prima persona la realtà siro-libanese, risulta fedele ma adattata secondo il gusto di van Leeuw che utilizza attori mediorientali per non travisare la rappresentazione. Non tutto però viene mostrato, ma tutto viene accuratamente spiegato. In sostanza, i particolari più crudi e delicati vengono risparmiati allo spettatore, che però è in grado di comprenderne ogni sfumatura. Questa tecnica è studiata in maniera da cercare di provocare tensione e terrore senza cadere in dettagli troppo espliciti che quasi mai hanno l’effetto di aumentare il pregio della verosimiglianza. Il film non cede al voyeurismo perché è l’interno familiare ad essere maggiormente sollecitato. È la storia di un dramma concentrato in un tempo limitato che richiede allo spettatore un tempo altrettanto circoscritto. La scelta di far vivere una giornata da asserragliato anche al pubblico non può dilungarsi, ragione che determina l’ora e mezzo di durata di un film che resterà come documento di una guerra, vista con gli occhi di chi ne subisce le conseguenze, ma non la combatte in prima persona. Un ruolo tutt’altro che sottovalutabile perché amplia e – al contempo – fornisce una differente prospettiva su un tema come quello bellico, spesso al centro delle attenzioni della cinematografia.

incorporato da Embedded Video

Tag: , , , ,