fan3Le ombre di un passato che torna all’improvviso. Vivo quando lo si credeva morto. Morto quando si confidava che fosse vivo. Fantasmi che affollano la mente e sovrappongono ciò che è con ciò che sembra. Fino a sconvolgere l’immaginazione. Deturpare i giorni. Miscelare sensazioni nel frullatore dei sentimenti. Un domani fosco come l’oggi, con fantasmi che restano anche quando sembrano essersene andati. E agitano perfino la morte di un vecchio. Il suo sentire. L’accavallarsi di convinzioni e giudizi che avvelenano i suoi rapporti con ciò che gli resta di un mondo crudele. Una figlia irresponsabile. Un genero al quale addossare colpe presunte. Quello de I fantasmi d’Ismaël di Arnaud Desplechin è un universo di figure che si accavallano in un susseguirsi di sorprese tra passato e attualità di un tempo narrativo che miscela presenze e assenze, filtrate tra racconti e apparizioni. Evocazioni di un pregresso che non viene mostrato e improvvise epifanie dinanzi alle quali il disorientamento di cuori e animi si fa più palpabile.

Ismaël è un regista (Mathieu Amalric ricoprì questo stesso ruolo anche per Polanski in Venere in pelliccia) e sta girando un film su un atipico diplomatico in fuga da se stesso e incapace di comprendere perfino che cosa gli stia accadendo. Modella il personaggio sulle fattezze del fratello Ivan (Louis Garrel) senza riuscire a digerire un lutto ventennale. La moglie Carlotta (Marion Cotillard) scompare nel nulla e Ismaël reagisce rifiutandosi di firmare il certificato di morte presunta e accettando solo quello di persona scomparsa. Tuttavia si costruisce una nuova vita con Sylvia (Charlotte Gainsbourg) cercando al tempo stesso di consolare anche l’inconsolabile suocero Bloom, al quale era legato affettivamente perché era il suo mentore. All’improvviso Carlotta riappare dal nulla e racconta i suoi vagabondaggi in cerca di se stessa. Un viaggio in India. Una nuovo matrimonio. Una vedovanza. Il ritorno. Il desiderio di ritrovare e riavere ciò che aveva abbandonato senza fornire spiegazioni che giungono invece al suo riapparire. La sensazione di non avere o non saper trovare un posto nel mondo l’aveva spinta a scappare da un uomo di cui si sentiva soffocata nella personalità. La conseguenza di questo ritorno è la fuga di Sylvia che getta nello sconforto e nel disorientamento Ismaël. Quest’ultimo invita l’ex moglie a farsi viva con il padre, ma quando si avvicina viene riconosciuta dall’anziano che viene colto da un infarto. La fine di Bloom, irreversibile come le pretese di Carlotta di ritrovare il marito di un tempo, riunisce il regista a Sylvia che chiarisce l’epilogo in prima persona.

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I fantasmi del titolo non sono quindi solo quelli di Ismaël, ma a turno anche degli altri protagonisti. Carlotta è l’incubo che turba il terzetto composto da Ismaël, Sylvia e Bloom mentre Ivan – racconto nel racconto in un parallelismo narrativo che fa luce sull’attività creativa del protagonista – si aggira nella mente di quest’ultimo come un richiamo puntuale ma inquietante a un lavoro lasciato in sospeso. I piani del racconto subiscono continui balzi tra passato, presente e finzione teatrale – trama nella trama – che diventano anch’essi fantasmi per gli spettatori. La prima parte del film, pressoché perfetta, perde le stesse caratteristiche nella seconda, dove lo scavo nell’animo dei personaggi si fa via via più approfondito. Desplechin non si aiuta con il montaggio e compie un tentativo audace. Solo apparentemente la narrazione sembra lineare, in realtà si assiste a un continuo cambio di soggetto. Ismaël racconta la sua vita passata a Sylvia che invece diventa il tramito con lo spettatore non solo nella parte finale. Carlotta spiega come ha occupato i vent’anni della sua assenza al marito e indirettamente all’attuale compagna e al pubblico. Perde quindi inevitabilmente spessore la sezione in cui il diplomatico veste i panni del protagonista dell’opera che Ismaël sta mettendo a punto. Squilibrato si rivela pure il divario di conoscenza che separa ciò che i protagonisti conoscono della storia di cui sono parte. L’inattesa e insospettabile apparizione di Carlotta sottolinea con lo stupore le lacune di un marito sbigottito e della sua compagna, inizialmente dubbiosa sulla buona fede dell’uomo. Una discrepanza che si avverte emblematicamente nella figura di Bloom, sempre escluso da ciò che gli avviene intorno e immerso nel suo mondo fatto appunto dei fantasmi di una figlia svanita nel nulla della quale non sa darsi pace. Molto interessante, al contrario, è l’uso della macchina da presa da parte di Desplechin, abilissimo nel comporre e assemblare immagini con la presenza di personaggi solo apparentemente assenti. Ne è un esempio il quadro in cui Carlotta improvvisa un balletto nell’atrio di una casa estiva davanti a Sylvia che viene ritratta in un riflesso del vetro, a fianco dell’immagine della danzante Cotillard.

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Con I fantasmi d’Ismaël, che ha aperto fuori concorso il Festival di Cannes 2017, il regista torna su temi a lui cari come la malattia. L’alterazione della mente. L’incapacità di raggiungere obiettivi. Tre stadi di vita capaci di creare i fantasmi che non affollano solo la mente di Ismaël. Il diplomatico interpretato da Garrel, protagonista di una vicenda a scatola cinese, cioè contenuta all’interno di un altro intreccio, vive nell’ombra di se stesso del quale si rivela, al contempo, incubo e realtà. Ciò che Ismaël crea si riflette e si ritorce su di sé. Il fantasma della moglie, creduta morta, si materializza all’improvviso riportando con sé un passato spiacevole, arricchito da un carico che fluttua tra adulterio e sopraffazione. Carlotta lo abbandona, si lascia credere morta, ricompare dopo vent’anni con il bagaglio di una vedovanza che ha il sapore dello smacco per quell’uomo, tornato a ricostruirsi una vita soltanto dopo lunga attesa. Sylvia è la sua luce, ma a spegnerla è proprio Carlotta. Fantasma che riappare a sconvolgere il presente dopo aver distrutto il passato. Ma fantasma anche per un padre, che non aveva accettato la presunta morte della figlia addossandone le colpe sul genero. Sylvia diventa l’ultimo fantasma in ordine di apparizione e sparisce a sua volta, come Carlotta precedentemente, per poi tornare dopo che a quest’ultima resta solo la possibilità di riappropriarsi delle proprie generalità ma non dello stato civile. Alternanza di eteree figure che acquisiscono concretezza per poi svanire. Il destino sembra la dissoluzione alla quale tutti vanno incontro inevitabilmente nello smaterializzarsi delle loro aspettative. Dove desideri e speranza si rivelano un soffio passeggero e irraggiungibile.

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