te2Quella dell’isolamento è morsa violenta e atroce. Profondo Nord norvegese. Coltri di ghiaccio rivestono cuori e divorano sentimenti fatti di quotidianità bigotta. Segreti da nascondere. Natura – o indole – da non assecondare. Il dilemma di un padre nel bosco – sparare al cerbiatto o alla propria figlia – è un agghiacciante rebus, fortunatamente senza risposta. Ma la bambina, ancora ignara, non se ne avvede. Non può preoccuparsi degli anni che verranno. Thelma viene mandata a Oslo a studiare biologia e il passo non è semplicemente il completamento di un cammino di studio altrimenti bloccato. Rappresenta l’integrazione con i suoi coetanei. Il mondo delle attrazioni. Le implacabili violenze adolescenziali. Il soffio di un soprannaturale che si nasconde dietro un’apparente epilessia. Un mistero compresso come soffocanti sono gli ostacoli di una vita normale che un’infanzia di lontananza ha fatto ammalare. Il passaggio dalla fanciullezza a un’età adulta che nasconde spesso le trappole della sofferenza ignote alla lucidità.

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Thelma di Joachim Trier è un thriller psicotico, più che psicologico, in cui è palpabile il disprezzo della comunità verso il singolo, ricambiato da un approccio titubante dell’individuo rispetto alla collettività. Il rapporto fra la protagonista e il gruppo dei suoi coetanei universitari è un misto di sentimento e derisione. L’illusione di un viaggio negli stupefacenti, abilmente celato dietro la burla di una semplice sigaretta, si sposa difficoltosamente con le lusinghe della dolce Anja, la compagna di studio e di spogliatoi in piscina, verso la quale nasce spontanea un’attrazione fatta di sguardi e carezze insinuanti. Non è celebrazione di un’omosessualità suggerita, ma i primi contatti con le pulsioni di un turbinio cromosomico che attira l’omologo e respinge l’eterologo. La ribellione fisica si manifesta puntuale nel mancato accoglimento di quel tentativo, cui oppone una rivolta sotto forma di un’apparente crisi neurologica, in realtà collegamento con il soprannaturale. Thelma ha poteri che la distinguono dagli umani, è trasfigurazione e punizione. Contrappasso della violenza subita. Tratto connettivo con una nonna ormai presente a livello subliminale, ma dalla quale eredita una sorta di onnipotenza soggettiva, che la rende creatrice di un micro universo a propria immagine e somiglianza. Dove sensazioni e reazioni si articolano in un soddisfacimento spontaneo e incontrollabile dei propri istinti. Sensibilità vendicativa che trova, nella mano, l’esecutrice dei suoi comandi.

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Sulla soglia tra adolescenza e maturità Thelma scopre il filo che la lega a un mondo dell’aldilà fatto di poteri che le consentono di tradurre in realtà il desiderio più represso. È una sfera onirica che improvvisamente si trasferisce nei giorni e il regista la indaga utilizzando una coppia di attrici giovani alle prime esperienze sul set. Nelle scelte tematiche converge l’interesse di Trier per quel limite che si configura come uno spartiacque tra la fanciullezza e la maggiore età. La bambina e l’adulta. La protagonista non conosce se stessa come un analogo mistero avvolge i personaggi di Edvard Munch – il pittore dell’Urlo – che raccontano la complessità della gioia in questa precisa fase specifica della vita umana, inevitabilmente al confine con un’incompiuta comprensione del sé da parte dei più giovani. E questo limite prende corpo nelle turbe che danno a Thelma l’impressione di essere vittima di una malattia. Ma la scienza, attraverso Tac e risonanze magnetiche, non può spiegare quel soprannaturale, fatto di inattesi e lancinanti rilanci nell’universo della patologia che solo nel finale si spiega e lascia il posto a un epilogo surreale, ma esplicativo. Thelma è opera mediocre benché girata con cura, mescolando le riprese organizzate sul set a una partecipazione spontanea e improvvisata da parte delle due attrici protagoniste, Eili Karboe e Kaya Wilkins. Trier li definisce “jazz takes” e a suo giudizio sono gli spazi in cui le interpreti sono libere di farsi personaggio, prive di ogni condizionamento. Possono quindi improvvisare, utilizzando tecniche che permettano loro di calarsi nel ruolo. Thelma ha simulato così la violenza delle crisi che ne hanno travolto la quotidianità di ragazza ma, simbolicamente, tanto assomigliano ad astrazioni adulte.

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