to3Era apparentemente una mattina come tante, quella in cui l’artificiere Erwan Gourmelon apprese che il proprio corredo genetico non coincideva con quello dell’uomo che aveva sempre creduto suo padre. Il dubbio, o meglio l’interrogativo, è nascosto dietro il passo successivo. Chi è dunque il genitore… Eppure il mistero, sgradevole e sorprendente, si rivela tutt’altro che letale per lui, abituato ad avere a che fare con gli esplosivi per mestiere. Una cornice per nulla casuale, quella di Toglimi un dubbio di Carine Tardieu, perché gli ordigni sottotraccia, rimasti inesplosi a distanza di guerre lontane e fatti brillare dal protagonista per renderli inoffensivi, altro non è se non una metafora di ciò che accade nella vita e, in particolare, a quella tranquilla e sonnacchiosa del mite Erwan (François Damiens già incontrato ne La famiglia Bélier di Eric Lartigau, Io danzerò di Stephanie Di Giusto e Dio esiste e vive a Bruxelles di Jaco Van Dormael). Ritrovarsi all’improvviso con un padre che non è quello biologico non altera i sentimenti ma pone quesiti. E lascia in ansia di fronte alle risposte in procinto di arrivare. La notizia, deflagrante come la bomba nascosta nei giorni, arriva per caso. Come spesso accade per tanti dettagli, inizialmente insignificanti, poi destinati a sconvolgere vite. Nella fattispecie è un esame medico, deciso per scongiurare l’inclinazione a una malattia genetica. E siccome l’artificiere sa bene che per sminare un campo occorre delimitare uno spazio più esteso dal punto in cui è stato localizzato il congegno, intuisce che le conseguenze dello scoppio – seppur pilotato – andranno a toccare altri nervi scoperti.

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La figlia Juliette scopre infatti di essere incinta ma confessa di non sapere chi sia il padre. In verità conosce perfettamente l’uomo con cui è stata e, vergognandosene, spera di non doverne rivelare il nome, anche perché la giovane gli trova un posto proprio alle dipendenze del genitore, che scopre subito l’innocente e ingenua idiozia di quel ragazzo. Una nuova paternità contesa, insomma, nata da quella stessa metaforica bomba, seppur con dinamiche e modalità opposte. Tocca all’artificiere far “brillare” anche questo subliminale ordigno, essendo l’unico ad aver fatto proprio e  aver dimostrato il senso e il significato di essere padri. E non è una coincidenza se si imbatte in un altro uomo discusso. A indicarglielo è un’investigatrice privata, convinta di aver scovato la persona che a suo tempo ingravidò la madre di Erwan. La ricerca naturalmente è sbagliata perché fatta da una donna, per natura non in grado di districarsi tra questioni di paternità, presunta o reale, ma il protagonista inciampa in un’altra coppia padre-figlia in cui la bomba da sminare è lui stesso. Per la prima volta l’artificiere – convinto di aver ritrovato il vero genitore, esserne diventato un buon amico ed essersi innamorato della figlia, sua coetanea – dovrà cercare di disinnescare se stesso. E ciò non significa certo offrire all’anziano le chiavi per comprendere la ragione di quella conoscenza inattesa. A complicare l’intreccio si aggiunge la natura di un legame con la donna, che mai potrà essere pieno e pienamente realizzato, se oscurato dall’ombra di un probabile incesto. Nella tranquilla quotidianità dei due è lui ad essere l’esplosivo da neutralizzare e rendere inoffensivo. E allo stesso tempo è sempre lui, nonno novello, ad aver scavalcato – nel ruolo – quell’anziano, suo presunto genitore e la donna di cui è invaghito.

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Come è dunque possibile che una persona possa aiutarne un’altra, se lei stessa è il problema. E quali sono i confini della verità. Serviranno altri esami per accertare l’omologia dei corredi cromosomici di quei presunta e temuta fratellanza. La scienza, insomma, in questo specifico caso, può scoprirsi come la nuova via per determinare se certe confessioni siano davvero sincere. “Ho passato una notte con tua madre una sera che ero ubriaco, ma…” Eccellente commedia sulla paternità e i risvolti dell’essere padre, Toglimi un dubbio mostra un altro denominatore comune fra le varie famiglie rappresentate. Il ruolo della figlia-consorte. Almeno in due declinazioni ne esistono esempi. Juliette, destinata perfino a diventare mamma e Anna (Cécile De France già vista in Hereafter di Clint Eastwood e Il ragazzo con la bicicletta dei fratelli Dardenne), la determinata veterinaria della quale Erwan rischia di scoprirsi innamorato e fratello. Entrambe sono senza madre, una figura che non compare nell’opera della Tardieu, in un caso è scomparsa e nell’altro è partita. Dopo due film – La tête de mamanDu vent dans mes mollets, mai tradotti né arrivati in Italia –  dedicati a figure materne,  con quest’ultimo titolo la regista è passata a scandagliare un rapporto differente nelle relazioni familiari. Lo spunto deriva da un fatto, realmente accaduto a un amico della giovane autrice francese, che ha messo in scena la trama suggerita da quanto capitato al conoscente, rispettandone le tappe e la successione degli eventi. La stesura della sceneggiatura e, conseguentemente, le riprese hanno seguito l’autorizzazione concessa dal vero protagonista celato dietro le fattezze di Erwan. Che però non è un artificiere…

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