DSCF8558.rafRicorrono i cinque anni dell’attentato alla maratona di Boston che, negli Stati Uniti, rimane una ferita mai rimarginata e un secondo film torna sul tema scandagliando, dal punto di vista umano, i risvolti di quel disastro che causò tre morti, ma lasciò vittime anche fra coloro che sopravvissero. Uno di costoro è Jeff Bauman che si era appostato all’arrivo per accogliere la fidanzata e riconquistarne il cuore dopo l’ultima delle molte piccole crisi sentimentali. A frenare il suo entusiasmo fu la deflagrazione che gli avrebbe portato via entrambe le gambe. Da allora, il giovane americano si è trasformato in un simbolo vivente della reazione alla sciagura e, insieme a Carlos Arredondo, l’uomo che lo soccorse e gli salvò la vita, sono oggi gli emblemi di quella tragica giornata. La vita di Bauman è diventata prima un libro, scritto da lui stesso, e ora un film – Stronger di David Gordon Green – sceneggiato sulla base della testimonianza diretta che egli ne ha dato nelle sue pagine. Interpretato sul grande schermo da Jake Gyllenhaal (indimenticato cowboy ne I segreti di Brokeback mountain di Ang Lee e nel recente Animali notturni di Tom Ford) il film mette l’accento sul dramma umano e interiore di un uomo che è costretto a rinunciare alla propria autonomia e indipendenza in un giorno che doveva essere spensierato e felice. E Stronger inizia proprio su questo disincanto giovanile, all’apparenza prologo distratto di un film sentimentale con l’innocenza di una gioventù solo accennata.

La sterzata che segue le prime scene porta al cuore della tragedia. La fidanzata intuisce subito la portata di quello che è successo e comprende di non essere soltanto una testimone esterna. Qualcosa ha toccato anche la sua esistenza. E in maniera irreversibile. Il racconto si sposta allora su un piano differente  e mostra la forza di reazione di un uomo che non si arrende. Ne evidenzia le difficoltà, non soltanto a livello motorio e psicologico, ma anche dalla prospettiva caratteriale. Riuscire a condurre un’esistenza normale con un handicap tanto incisivo non è impresa per tutti i caratteri e la favola di Jeff Bauman che si sposa e acquisisce un ritmo di vita meno penalizzante possibile, fa il giro degli Stati Uniti. E adesso, attraverso quest’opera cinematografica, si lascia conoscere in tutto il mondo. Stesura di garbo ed eleganza, Stronger riesce a toccare i temi più delicati e tristi senza scadere nel melodramma e – aspetto ben più  encomiabile – senza lasciarsi travolgere da troppi luoghi comuni. Pur inserendosi nella tradizione che racconta le vicende di questi eroi loro malgrado, quindi finendo di diritto in un filone molto frequentato, la vita di Jeff Baumann suscita emozione più che commiserazione. E questo aspetto gli restituisce uno spessore ancora maggiore.

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Tuttavia, l’opera di David Gordon Green va valutata anche per il contesto generale più ampio nel quale viene a inserirsi. In questi ultimi cinque anni l’attentato di Boston ha ispirato anche un’altra opera – Boston, caccia all’uomo di Peter Berg – che nel 2016 aveva inquadrato in primo piano il puro fatto di cronaca, puntando l’attenzione sulla dinamica della caccia ai terroristi che quel giorno fecero scoppiare le bombe in prossimità dell’arrivo della corsa. La ricerca dei fuggitivi, poi assicurati alla giustizia si completa dunque ora con la scelta di portare davanti al pubblico la vita di Jeff Bauman che, di quel giorno, è rimasto l’emblema della voglia di rivincita dell’America di fronte agli attentatori. L’avvenimento e la storia di un uomo comune, come molti altri in passato, ai quali sono particolarmente sensibili oltreoceano. In proposito, è sufficiente dare uno sguardo alla filmografia recente di Clint Eastwood per rendersene conto, seppur tra gli alti di American sniper e i bassi di Ore 15.17: attacco al treno. Ma Stronger va oltre questa equazione. È la dimostrazione che la volontà individuale è fondamentale per reagire a queste tragedie, ma non basta. Bauman ha avuto il conforto di un madre che non ha mai smesso di aiutarlo, seppur nel suo bizzarro modo e di una fidanzata che è stata capace di sposarlo in circostanze tanto delicate e difficili. Nessuno si salva da solo, insomma, come recitava il titolo di un altro celebre film recente. Ma stavolta Boston non c’entra.

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