END2Gli alieni fuori. Il mondo che crolla. Un universo in decomposizione, visto dal buio di un ascensore che all’improvviso si blocca. E nulla c’entra con il caos, esploso fuori da quelle porte aperte a metà. Sul dramma di Roma invasa dai mostri, che con un morso contaminano chiunque, rendendolo un assassino indemoniato e assetato di sangue. Affamato di imporre anche ad altri il mostruoso aspetto ricevuto in eredità dopo il morso fatale. È una mattinata come le altre e Claudio Verona (Alessandro Roja già incontrato in Romanzo criminale), cinico e narciso uomo d’affari impermeabile anche alla dolce moglie, percepibile solo dall’altro capo di un telefonino a cui risponde la voce di Carolina Crescentini, ha un importante appuntamento con un cliente, con il quale non si vedrà mai. Un disguido apparentemente semplicissimo – il guasto all’ascensore – lo blocca nella cabina in attesa dei manutentori. La riparazione si complica però perché la Capitale è sotto attacco di un esercito di mostri che addentano chiunque incontrano trasformandolo a sua volta in un’aggressiva creatura dall’aspetto orribile e minaccioso. Inizialmente il manager non riesce a capacitarsi di quello che gli viene riferito, ma successivamente se ne deve convincere. Quando riesce infatti ad aprire leggermente le porte del vano in cui si trova, vede scorrere davanti a sé volti inquietanti che soltanto i colpi di rivoltella o mitragliatrice rendono inoffensivi. Verona non ha né l’una né l’altra finché un agente di sorveglianza lo rifornisce prima di trasformarsi in un mostro.

Dramma claustrofobico che diventa un compendio di vari generi dal drammatico all’horror e al fantascientifico, The end? – L’inferno fuori, prima prova di Daniele Misischia, è una prova di cinema velleitaria e fragile. La trama è sconsolatamente povera e l’epilogo riflette la banalità tipica dei generi ai quali appartiene. Ottima invece la gestione della tensione narrativa che tiene il pubblico ancorato alle immagini. Onestamente, un po’ troppo poco anche per un esordio, soprattutto se con due padrini di eccezione come i Manetti bros. Non esiste l’ombra di un tema nemmeno abbozzato, se non quello dell’esame di coscienza di un professionista odioso che si rende conto dei propri limiti comportamentali ed etici attraverso l’emergenza costretto ad affrontare. L’aridità di spunti rende The end? L’inferno fuori proprio quello che, nella volontà del regista e dei produttori, non avrebbe dovuto diventare. Un film splatter di nicchia, che sarebbe perfino azzardato mettere in correlazione con opere del passato come L’invasione degli ultracorpi di Don Siegel per il preoccupante contagio che si allarga a macchia d’olio nel tessuto sociale di ambientazione. Nel film americano del 1956 la sceneggiatura e la trama erano di ben altro spessore rispetto alla scarsissima prova di Misischia.

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