ant1Il ladrone più mite del mondo e lo scienziato più originale e arrabbiato della Marvel devono collaborare per tirare letteralmente fuori dall’universo quantico la moglie del fisico, sacrificatasi per neutralizzare un missile che si stava abbattendo sull’America, rischiando di provocare milioni di morti. Naturalmente trattasi di fantascienza e nulla c’è di angosciante. Anzi. Hank Pym (Michael Douglas) e gentile consorte (Michelle Pfeiffer) non vedono l’ora di ritrovarsi ma di mezzo c’è un problemino. Il furfante di cui sopra è agli arresti domiciliari e la missione va fatta di nascosto all’Fbi, che proprio teneroni non sono. Rispetto ai presupposti – cinematografici, s’intende – gli anni sono passati e la Wasp (Evangeline Lilly), figlia della coppia da Oscar – due statuette per lui e tre nomination per lei -, è donna fatta e, nonostante l’età adulta, vuole riabbracciare mammina. Insomma, si sarà capito, gli ingredienti per un perfetto e riuscito film con gli eroi Marvel, distribuito dalla Disney, ci sono tutti. A partire dal tema della famiglia, vibrante ed emozionante fino all’epilogo, che rispecchia i valori etici classici dell’America perbene e perbenista per continuare con il motivo del coraggio che da una prospettiva didattica si rivela una carta vincente sul grande schermo.

ant2Ma c’è soprattutto la seduzione di un’avventura – narrata in una seducente tridimensionalità – che viene ereditata da due titoli di ieri, Captain America: civil war e Ant man. Spunti e personaggi dell’uno e dell’altro film si intersecano e si sfiorano in una sfida vinta dagli sceneggiatori e rivolta però esclusivamente a un pubblico specifico, composto di appassionati del genere. La versione in 3D è di grande effetto in relazione alla caratteristica di molti protagonisti, abili a rimpicciolirsi come a giganteggiare a seconda delle circostanze. L’intreccio “scientifico” punta infatti moltissimo sulla capacità di Ant man (Paul Rudd che figura anche fra gli autori) di cavalcare le formiche o ingrandirsi spropositatamente per arrestare la corsa di un camioncino, proprio in grazia di quei superpoteri dei quali si serve per sconfiggere i nemici. Già, perché ci sono anche loro. E anche loro vengono da lontano. Senza rivali, ahinoi, non si può vivere, sebbene – a livello ideale e idealistico – potrebbe sembrare ben più augurabile. Ma finché si tratta di un film, non fa poi così male. Insegnamento, anch’esso, che galleggia a pelo di trama.

Vita dura per i supereroi, pure nella declinazione cartoon. Nella puntata inaugurale de Gli incredibili, venivano messi al bando perché troppo inclini a fare pasticci e, nella seconda, loro malgrado, si ritrovano a spasso. Niente lavoro insomma, nemmeno per gli eroi. Così, lui a casa con i super bambini, lei in giro a dimostrare che il mondo, senza il loro aiuto, non è lo stesso. L’anonimato li inghiotte, ma quando un filantropo vuol restituire alla categoria la dovuta rispettabilità, immaginando un futuro impiego, la sorellina malata di tecnologia li intrappola per cercare di ridurli al proprio servizio. Gli eroi però non sarebbero super senza smascherare la cattiva e liberare i loro simili dalla maschera che non permette di distinguere i buoni dai malvagi. Un artificio narrativo fortemente esemplificativo perché a ogni paio di occhiali che cade i protagonisti sono in grado di distinguere il profilo di chi vuole il loro male. Naturalmente il lieto fine è d’obbligo e buon lavoro a tutti. A chi sputa fuoco e chi plasma ghiaccio. Gli incredibili 2 è un disegno animato lontanissimo dai capolavori più celebrati della Disney, ma conserva una morale tanto semplice quanto beffardamente attuale. Per trovare un impiego servono super poteri.

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