Miles TellerQuando non sai decidere rispondi a questa domanda: “Con che cosa posso vivere e senza cosa potrei morire?”

 

Brendan sapeva due cose della sua famiglia. Non aveva mai conosciuto il padre e la madre lo aveva rinnegato, per colpa di quel suo passato tra le pieghe dei furtarelli per procurarsi la droga. Cose da poco conto, s’intende. Ma tanto era bastato a metterlo fuori gioco con la vita. Finché Brendan aprì gli occhi davanti a un’altra porta che gli veniva sbattuta in faccia. A chiudergliela sul muso fu quella che approssimativamente si poteva definire la sua fidanzata. In realtà era una ragazza che aveva messo incinta, ignorando per cinque mesi che sarebbe diventato padre. Quando lo ha saputo, nel mezzo dell’ennesima birra in compagnia del solito compagno di sbronze, si è affrettato dalla fanciulla per riconoscere le proprie responsabilità. Inutilmente. In quell’attimo Brendan aveva deciso di cambiare vita e si era arruolato in una squadra di pompieri. Aggiusta il fisico, piegato dal malto e dagli stupefacenti. E diventa uomo. A suo modo, trova la famiglia che non aveva mai avuto. Ogni giorno porta sull’uscio della bimba un pacco di spesa per la neonata e quel gesto, che non passa inosservato, lo riscatta. Quella di Brendan Mc Donough (Miles Teller già apprezzato in Whiplash di Damien Chazelle e Footlose di Craig Brewer) è solo un lato della storia, perché Fire squad di Josep Kosinski, autore di Tron: legacyOblivion, è un film di sano eroismo americano che al cinema fa sempre la sua figura. Ma soprattutto porta in primo piano una collettività.

Miles Teller;Josh Brolin

Eterogenea come tutte le comunità, piccole e grandi, la guardia forestale di Prescott riunisce uomini di varie provenienze e differenti ambizioni che hanno in comune il senso della famiglia. Non ci si lasci però suggestionare dall’idea del focolare domestico, trattasi invece dell’unità di quella pattuglia di giovani che condividono l’avventura per liberare i boschi e le città dall’incubo del fuoco che in quell’angolo di Arizona profonda è di casa come un incubo permanente. E la squadra di Eric Marsh (Josh Brolin di Vizio di forma di Paul Thomas Anderson, Oldboy di Spike Lee e Il Grinta dei fratelli Coen) ha un’ambizione. Diventare “hotshot”, ovvero una certificazione che li avrebbe inseriti nell’elite dei vigili del fuoco locali. Determinazione, puntiglio e sacrificio non sono caratteristiche sconosciute agli agenti di Marsh e il traguardo viene raggiunto. Ma l’insidia arriva inaspettatamente. L’incendio che sembra meno minaccioso di tanti altri è quello che stermina il “Granite mountain” come la pattuglia si era ribattezzata. Soltanto uno scampa al disastro. E oggi la storia è nota proprio grazie al racconto di Brendan, diventato uomo tra una gravidanza e il fuoco.

Josh Brolin;Taylor Kitsch;Geoff Stults;Jake Picking;Scott Haze;Ben Hardy;Alex Russell

Quella di Fire squad è una storia vera, particolare suggestivo ma al tempo stesso inquietante, perché l’abbondanza di storie realmente accadute che approdano sul grande schermo ne sottolineano ed enfatizzano l’ormai cronica ed epidemica crisi di creatività. E il film ha una durata – due ore e 14 minuti – sproporzionata rispetto alla ricchezza della trama, anche se non conosce cadute di attenzione e scorre rapidissima verso il triste epilogo. L’attinenza alla cronaca rende giustizia e notorietà a una sciagura rimasta circoscritta all’America, che a suo tempo fu colpita emotivamente perché il rogo di Yarnell Hill del 2013 rappresentò la tragedia più sanguinosa dopo l’11 settembre. Fratellanza. Sacrificio. Redenzione. Senso del dovere. Abnegazione. I temi che Kosinski sceglie di mettere in rilievo puntano fortemente sulla celebrazione dell’eroe della porta accanto. Lo sconosciuto che si rende autore di gesti clamorosi nell’interesse nazionale. In questa chiave il film è quasi agiografico e ricorda, nei presupposti, i personaggi che Clint Eastwood ha portato sullo schermo con American sniper, SullyAttacco al treno, quasi che gli Stati Uniti e il suo cinema sentano la necessità di raccontare al mondo il valore e la bontà dei propri cittadini, prima ancora di diffondere un ideale di senso etico incarnato solo attraverso la morte o la sofferenza nell’adempimento del lavoro. Aspetti eclatanti che sembrano oggi perduti o deteriorati. I difetti di Fire squad stanno nel linguaggio cinematografico usato per trasmettere questi concetti. Alcuni stralci della sceneggiatura e la costruzione di alcuni personaggi ricorrono a un manierismo che riporta molto indietro nel tempo, risultando oggi goffo, obsoleto e retorico. Con la conseguenza di creare effetti contrari. Il rischio è un superficiale sorriso che fa riemergere quel commento tanto temuto dal cinema a stelle e strisce. Americanata.

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