separati-ma-non-troppo-julien-boisselier-louise-bourgoin-gilles-lellouche-william-delphine-parisot-yvan-hazan-sous-le-même-toitIl concetto di famiglia è diventato tanto elastico da ammettere ogni sfumatura in un ventaglio che comprende eccessi e invenzioni. Perfino quello di lasciarsi, ritrovarsi in nome di un tetto da offrire a qualunque testa, per poi apparire uniti e coesi in nome del sacro totem dello stipendio. Tra il faceto più che il serio, spunta una buffa analisi di come la coppia possa ritrovarsi ben salda anche quando scoppia. Dipende, come sempre, dai punti di vista. E quelli di Yvan e Delphine non potevano essere più distanti, ma all’improvviso le belle creanze valgono più di tanti principi e l’apparenza non sempre fa rima con la sostanza. L’arrabbiatura tiene, ma la buona armonia non si arrende. Ossimori di vita. E il grande ministro del compromesso che ha sempre aggiustato ogni incompatibilità. Di fondo o in superficie. Separati ma non troppo di Dominique Farrugia è una divertente commedia francese che non ha l’ambizione di fare la morale, anzi semmai non perde occasione per ridere delle contraddizioni e di troppe ipocrisie.

Fra Yvan (Gilles Lellouche già visto come attore in C’est la vie – Prendila come viene e come regista in Le grand bain che in Italia verrà tradotto con Sette uomini a mollo) e Delphine (Louise Bourgoin, protagonista anche di Famiglia allargata) volano gli stracci e si arriva alla separazione fra rancori, vendette e dimostrazioni di un’indipendenza in realtà totalmente assente. Lui, di mestiere agente di calciatori, non fa affari e non ha le percentuali per potersi comprare un alloggio. Lei, un’infermiera, che vuol dimostrare di sapersi ricostruire una vita sentimentale ed erotica ma fallisce nell’una e nell’altra. Insomma i due non riescono a essere autonomi come vorrebbero, ma chi ne fa le spese è Yvan, costretto a vagabondare sui divani di amici e conoscenti non potendo tornare a casa. Fino al giorno in cui non si ricorda che una parte di quell’appartamento è anche suo e, spettandogli il venti per cento, gli spetta anche il venti per cento di bagno, frigorifero, tavolo e via elencando. La donna è quindi obbligata a riprenderselo in una casa lottizzata fino all’inverosimile, ma la situazione è destinata a sbloccarsi solo quando un giovane talento del pallone, rappresentato da Yvan, lo abbandona perché i suoi principi imperniati sul valore della famiglia gli impediscono di intrattenere rapporti di lavoro con un uomo che ha abbandonato moglie e figli. Siccome l’arte dell’adattamento è l’ultima a morire, Yvan e Delphine si accorgeranno di dover collaborare ancora se vorranno raggiungere la loro agognata separazione. Ma non tutti i mali vengono per nuocere e gli occhi più allibiti non saranno quelli del disincantato spettatore, ma quelli dei due figli che raccontano in prima persona le vicissitudini di quella stramba coppia di genitori.

SE1

Separati ma non troppo è un film che tratta con il gusto di una satira educata un tema scottante quanto diffuso e sempre molto attuale. L’ironia non nasconde purtroppo il difetto di affrontare un tema che il grande schermo ha già affrontato in tutte le salse. Nulla di nuovo, insomma. Soltanto il volto di un problema diffuso che non finisce però di prestare il fianco a riderci sopra se trattato, come in questo caso, con il disincanto richiesto da un paradosso, terribilmente attuale in tante coppie che si spezzano all’improvviso. Curioso mostrare anche i mestieri scelti per i due protagonisti. Umile e diffuso quello della donna che detiene la parte più consistente delle “ricchezze” familiari e nuovissimo quanto potenzialmente danaroso quello del compagno che invece si trova a essere la parte economicamente debole. Un capovolgimento di caratteristiche e ruoli, da un lato funzionale alla costruzione del paradosso comico e dall’altro parodia di una società in cui il nuovo è spesso più discutibile e ridicolo di mestieri forse dotati di un minore appeal ma non per questo meno soddisfacenti.

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