nemico1Un cecchino che sbaglia il colpo. Un professore di astronomia in disarmo dopo rivoluzionarie scoperte. Due vite diversissime incrociate all’improvviso in una notte di pioggia. E la salvezza, per l’assassino quasi assassinato, viene proprio da quel mite bamboccione sulla sessantina. Il tiratore poco scelto ricambia a modo suo – “Dimmi chi è il tuo nemico e io lo eliminerò” – ma il docente (Diego Abatantuono) non sa rispondere. Forse di nomi dovrebbe farne troppi e vuol essere meno invadente possibile anche nei confronti di uno spudorato e apprentemente spietato killer (Antonio Folletto). Forse, più probabilmente, è spiazzato da quell’insolito scambio di piaceri. Così, di fronte al docente renitente, il sicario si mette a frugare nel passato dell’uomo. E siccome non è tutto oro quello che luccica, la famigliola perfetta si rivela un covo di serpi che custodiscono e alimentano segreti segretissimi. Una figlia brutta e incapace ma dalle aspirazioni sublimi. Una madre tonta (Sandra Milo). Una moglie traditrice. Un fratello (Roberto Ciufoli), ufficialmente prete ma di professione ladro. E, con ingredienti umani di tal fatta, il piattino non è sicuramente dei più succulenti. Tuttavia, siccome non è tutto oro quello che luccica nemmeno sul grande schermo, Un nemico che ti vuole bene del regista svizzero Denis Rabaglia è un minestrone di luoghi comuni e attori sopravvalutati sia tra i big sia tra gli esordienti. Di mediocre caratura anche la regia che appare un compitino onesto di una modesta scuola di cinematografia. La trama è quella, abbastanza scontata, di tanto commediume privo di spessore. Benché qualche critico abbia speso collegamenti fin troppo importanti, mettendo in correlazione il banale intreccio con autorialità inarrivabili stile Pirandello solo per i frequenti scambi di persona, lontanissimi e troppo superficiali rispetto al pensiero dello scrittore agrigentino.

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Molti ruoli appartengono a un dèjà vu frequentissimo nella galleria del cinema leggero. Mogli fedifraghe con amanti nell’armadio e suocere arzille (Sandra Milo è in gran forma fisica) fanno parte di un repertorio davvero consunto e stucchevole al quale prestano volentieri il volto Massimo Ghini, Roberto Ciufoli e lo stesso Diego Abatantuono, in preda a un’autocelebrazione divistica poco giustificata e un’alterigia altrettanto immotivata, perfino nella partecipazione al Festival di Locarno dove l’opera è stata presentata fuori concorso. In buona sostanza si arriva alle ultime battute senza capire se ci si trova di fronte a un giallo senza grandi ambizioni di suspense o a una sorta di fotoromanzo con la presenza dirompente delle armi all’interno della solita famiglia borghese un po’ decaduta e un professore, vittima degli intrallazzi di altri paludati furbacchioni accademici. Nella galleria dei luoghi comuni non manca anche lo sperpero di soldi pubblici che, naturalmente, il distaccato regista italo-elvetico attribuisce al clichè italiano perché nella Confederazione tutto è ovviamente perfetto. Anzi, più che perfetto. Talmente perfetto che offendere le altrui società dovrebbe rallegrare gli animi. Un nemico che ti vuole bene ha la velleità di far ridere calcando la mano sui difetti arcinoti di casa nostra, ma con un tocco di snobismo di troppo.

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