KILL2Nel repertorio dei ritornelli retorici più abusati c’è il concetto che “la guerra è brutta e fa male”, espresso con locuzioni più o meno dotte, slogan più o meno deteriorati per una verità tanto incontrovertibile quanto evidente. È però vero – e non c’è adagio che lo ripeta – che senza conflitti, reali o metaforici, armati o disarmati, l’uomo non sa vivere e quindi non solo ce ne saranno sempre e in forme spesso diverse ma soprattutto ogni pretesto sembrerà idoneo. In estrema sintesi questa è una delle chiavi di lettura di Hunter killer, opera di Donovan Marsh dalla trama frequentatissima che non lo rende certamente un’intuizione unica e geniale nel panorama cinematografico. Tuttavia, pur essendo parte di una corrente poco innovativa, è in grado di farsi piacere e lasciarsi guardare con l’orgoglio spiccio e gratuito di un’americanità che spesso confina con l’americanata ma rappresenta anche la celebrazione di rispetto, correttezza e onestà, oggi diventate merce introvabile più che rara. Così, benché sia solo un film, come spesso si sente dire, la speranza è che qualcuno ne faccia comunque tesoro. Siamo negli abissi, perché anche là la battaglia incrudelisce come in superficie. Il sottogenere è quindi quello del sottomarino, tanto frequente sul grande schermo quanto recentemente un po’ sottovalutato.

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A Joe Glass (Gerard Butler già incontrato in Attacco al potere) viene affidata la missione di contrastare il nemico storico, l’Unione sovietica, che ha silurato un mezzo della marina americana. Come si sarà intuito, il periodo è quello della guerra fredda e non c’è esclusione di colpi purché nulla traspaia. Non è un caso se tutto si svolge nelle profondità del mare e nulla viene a galla se non soltanto a livello militare. Mentre negli abissi si combatte una battaglia ovattata ma violenta, sulla terraferma si consuma un golpe. Il capo del Cremlino, un non meglio precisato Zakarin, è ostaggio del generale Sergi Andropoyov – nessuna allusione a reali personaggi del passato – che vuole impadronirsi di tutti i poteri. Il sottomarino comandato da Glass scopre nel frattempo che i sovietici, dopo aver sganciato il siluro mortale, erano a loro volta rimasti colpiti. Con la sorpresa di un Pentagono guidato da Charles Donnegan (un Gary Oldman che fa timidamente il verso a se stesso nell’interpretazione di Churchill ne L’ora più buia) riesce a salvare l’equipaggio superstite tra cui il comandante che, a suo tempo, era stato l’addestratore dei soldati posti a presidio della base strategica, dove Zakarin è tenuto ostaggio dall’esercito schierato agli ordini di Andropoyov. È crisi politica e militare, insomma, e Glass deve convincere il proprio omologo a guidarlo nella baia dove sono asserragliati i golpisti, perché solo liberando il presidente russo si garantirebbe una sorta di pace internazionale. I pregiudizi, gestiti imbracciando le armi, sono spesso pericolosi e la missione di Glass e del suo insolito e imprevedibile alleato diventa particolarmente ardua.

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Detto della scarsa originalità della trama e del suo significato, anche questo titolo – come Overlord – ha in comune l’uso della fantascienza applicato alla Storia. Il golpe sovietico che complica i già deboli equilibri internazionali messi in crisi dalle tensioni militari appartengono alla fantasia di sceneggiatori che si sono trovati a dover aggiungere motivi di apprensione per accrescere la suspense del film. Ma non solo. Le notizie che all’epoca non filtravano mai dal Cremlino autorizzavano a illazioni, le più improbabili che si potessero immaginare. Una sorta di quotidiana lucida follia che contaminava ambienti politici tra sussurri e grida con il comune denominatore di un romanzesco intrigo del nulla. Hunter killer è comunque un film che si gusta con piacere senza il rischio di arrovellarsi troppo il cervello. Fin dalle prime scene è molto chiaro che non c’è alcunché di moralistico e moraleggiante. Nulla di emozionante se non le operazioni belliche tra bombardamenti e siluri che si accavallano con le controversie internazionali e gli ultimi assalti per ristabilire il governo nemico, attaccato dal colpo di stato. Impensabile, anche questo negli anni  della guerra fredda. Oggi che il mondo si regge su attori diversi i ricami di un’emergenza storico-politica delicatissima diventano meno percepibili e da angoscia contemporanea vengono derubricati a fantascienza retroattiva. La decomposizione del tempo ha trasformato in svago ciò che trent’anni fa era paura. Misteri della post modernità.

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