gra1Storia di una Lourdes atea. In provincia di. In fondo, non è importante dove, perché potrebbe essere ovunque. E nemmeno quando, perché potrebbe essere stato ieri. O domani. L’altroieri invece la Madonna è apparsa ad Alba Rohrwacher. Era Il miracolo. Il fatto che appaia di nuovo in Troppa grazia di Gianni Zanasi non è dunque una novità. Comunque, rieccola. La Rohrwacher, s’intende. E, a suo modo, ricambia. Appare anche lei alla Madonna che, affatto mite, le mette addirittura le mani addosso. E pare eccessivo. Nemmeno l’ateo più impenitente riuscirebbe a “vederla” in quella veste. Spiccia e manesca. Non credendo, non la vedrebbe. Punto. Invece Zanasi la mostra alla Rohrwacher con il piglio del detrattore. Lucia, il personaggio interpretato dalla compagna di Saverio Costanzo, è un perito alla quale improvvisamente si appalesa la Vergine. Lo stupore si trasforma in una difesa personale. Custodisce tutto con riservatezza nel timore di sembrare pazza. Insomma, con tutti i turbamenti – umani e soprannaturali – che possono capitare a un veggente, l’Alba pellegrina si confronta con il proprio egoismo. E l’unica richiesta di quella celeste creatura viene disattesa. “Vai dagli uomini e fai costruire una chiesa”. Inutile dire che a vincere è invece una speculazione edilizia, finché le visioni di Alba-Lucia divengono di pubblico dominio. Ma nulla cambia. Insomma resta un doppio rebus. La donna è pazza o ha autentiche visioni soprannaturali… E ancora. Che fine fa la richiesta della Madonna… Impossibile saperlo dal film. Si intuisce che Lucia è sana di mente e, a sua detta, anche di spirito. Della chiesa nessuna traccia perché il film finisce. Troppa grazia… Il pubblico, costretto a sorbirsi il mistero poco gaudioso di un’improbabile Lourdes atea, torna finalmente a piede libero.

Era meglio che l’ultima fatica di Zanasi non vedesse mai la luce, diciamolo. Ne guadagnava il regista, forse non in denaro ma certamente in stima artistica. La trama non ha spessore e sembra pensata per far vedere quanto è brava la Rohrwacher che, di per sé, non è -neanche questa – una notizia. Lo dimostrano le molte egregie occasioni cinematografiche del suo curriculum e non c’è alcuna necessità di confezionare un’opera simile per rimarcarlo. Non è un caso se a Cannes il film è passato totalmente inosservato, per di più in una sezione collaterale. Difficile trovarne una statura e soprattutto una motivazione. Chi non crede non ha motivo di immaginare le conseguenze di un’apparizione mistica. Chi crede sicuramente rimarrà infastidito al vedere un’insolita Madonna che malmena la pellegrina di turno. Né da Lourdes, né da Fatima e nemmeno da Loreto nessuno è tornato con i lividi. E poco importa stabilire se l’opera sia blasfema perché la sua inutilità la relega in un limbo da dove è meglio restare più lontani possibile. Pagare un biglietto per assistere a tale immondizia non rende onore al cinema. Ne allontana chi ci va occasionalmente e inciampa nella coppia Zanasi-Rohrwacher, convincendosi che anche il resto sia alla stessa pietosa stregua. E per fortuna non è così.

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