testi1Non c’è salvezza senza sofferenza

 

Di verità non ce n’è una sola. E il rampante manager, premiato come il miglior talento dell’anno, è un pivello in tema di difesa legale in casi di accuse di omicidio. Adriano (Riccardo Scamarcio) è agli arresti domiciliari e teme di perdere tutto. Per questo motivo costruisce una plausibile bugia con tanti saluti ai codici. Ma quando si ritiene blindato inesorabilmente da alibi costruiti e testimonianze di innocenza scopre che un fatto ha mille prospettive e altrettante luci. Ma anche infinite ombre. A condurlo sui tortuosi sentieri del relativismo è un’avvocatessa che dovrebbe toglierlo dalle patrie galere  dove il dirigente aziendale sta per entrare suo malgrado. Una donna viene trovata morta nella stanza d’albergo di cui solo lui ha la chiave. Laura (Miriam Leone, la miss Italia 2008 che ha recitato per Bellocchio in Fai bei sogni) è l’amante di Adriano, entrambi felicemente sposati ed entrambi felicemente fedifraghi verso i loro ignari rispettivi. Ma alle spalle dei due c’è un cono oscuro. Un incidente stradale causato da un cervo si conclude con l’auto di Adriano e Laura in panne mentre quella proveniente in senso opposto ha a bordo un giovane che nell’impatto sembra aver perso la vita. Il caso vuole che la coppietta dalla doppia vita s’imbatta casualmente nei genitori di quel ragazzo e che nessuno sappia e voglia rivelare loro i motivi del ritardo e dell’irreperibilità improvvisa di quel giovane. L’incriminazione finisce dunque per mettere in discussione sia la scomparsa di quello sconosciuto sia la morte di Laura, apparentemente vittima del danaroso compagno di avventure e disavventure.

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Il testimone invisibile di Stefano Mordini, già autore di Pericle il nero con lo stesso Scamarcio protagonista, è un giallo molto ben costruito anche se di originale c’è ben poco. Si tratta infatti del remake di un film spagnolo del 2016, Contrattempo di Oriol Paulo. Al di là della tensione narrativa in attesa di capire che cosa sia davvero avvenuto dietro la porta di quella stanza d’hotel, dove il corpo di una ragazza morta ricoperta di denaro si trova a pochi centimetri dall’amico ancora vivo, il film si sviluppa in una molteplice prospettiva. La penalista che visita il manager e lo sottopone a una sorta di interrogatorio di terzo grado, spiegandogli di poterlo difendere meglio se lui le rivelerà ogni dettaglio, è in realtà un telaio sul quale si intrecciano versioni diverse dell’accaduto. E soprattutto opposte l’una all’altra. Non è amore di contraddizione ma un punto di arrivo nuovo, ovvero la sfida di dimostrare come un fatto apparentemente così evidente da non prestarsi ad alcuna interpretazione diversa – la scena dell’omicidio presenta un cadavere e un aggressore con tanto di oggetto contundente fra le mani – sia invece variamente interpretabile al punto che illazioni contrarie appaiono ugualmente plausibili pur nelle contrastanti letture. In buona sostanza, un’unica dinamica ammetterebbe ragionamenti e conclusioni che sembrano essere reciprocamente in lite tra loro. A ciò si aggiunga anche il reperimento delle prove che dovrebbero dimostrare la sussistenza delle diverse spiegazioni.

Tutto ciò premesso, comprese le ricostruzioni delle fasi del delitto, prendono una forma acconcia e precisa a seconda della tesi che sembrano dover supportare. Un’imbastitura interessante e soddisfacente per gli amanti del giallo classico, totalmente privo di eccessi granguignoleschi e sanguinari. Tuttavia resta la macchia di una ricopiatura, per quanto ben fatta, di un testo cinematografico nemmeno troppo lontano nel tempo.  Nell’impianto tematico la sete di vendetta condisce lo svolgimento narrativo mettendovi la giusta dose di pepe, perfino nei dialoghi tra l’avvocatessa e il suo assistito che si guardano in cagnesco e si disprezzano per tutto il tempo del loro confronto. Dedicato a chi guarda un film senza porsi troppe domande, non apprezza originalità e creatività e soprattutto è in crisi di astinenza da mistero e suspense. Astenersi tutti gli altri.

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