coppi1Dobbiamo scegliere il cambiamento prima di doverlo subire.

 

Analogici o digitali ma pur sempre fedifraghi. Cambiano le ere ma i vizi restano e forse soltanto sulla fedeltà – pardon, infedeltà –  non esistono discussioni. Tutti traditori. Sia nell’epoca contemporanea sia in quella postmoderna, contrassegnate da quello che forse appare come il cambiamento più evidente. Leggere la carta stampata o lo schermo – piccolo o grande – di un computer, un tablet o addirittura un cellulare. E questo nulla c’entra con il cuore, ma solo all’apparenza. Per uno che legge c’è infatti qualcuno che scrive, non sempre dotato di creatività e spesso attaccato a fatti e fatterelli di vita quotidiana. Ne consegue che ignari comprimari finiscano tra le pagine di un libro senza destino né destinazione. Con la particolarità però di svelare altari e altarini perché i tempi sono quelli che sono e, appunto, analogici o digitali, la scappatella è un’immarcescibile costante. E qui siamo al nodo. Ma se non trattasi di avventura… I sei protagonisti de Il gioco delle coppie di Olivier Assayas sono incrociati l’un l’altro con un viluppo nel quale la gelosia non ha patria, quasi che intrallazzi e relazioni proibite siano dati per scontati al punto che il dibattito ferve su altro. E-book o libro. Romanzi in versione elettronica o il fascino della carta e il profumo d’inchiostro. Insomma nuovo o vecchio mondo, con il denominatore comune del tradimento, moneta spendibile in qualsiasi era geologica.

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Alain (Guillaume Canet, già incontrato in Cezanne et moi e Sette uomini a mollo) è un editore di successo che si arrovella il cervello per cercare di indovinare se il futuro del libro sia in applicazione elettronica disponibile per tutti i supporti tecnologici o se sia invece l’oggetto di culto mai tramontato in versione cartacea. È sposato a Selena (Juliette Binoche, recente protagonista de L’amore secondo Isabelle), attrice ormai stanca di serie televisive che non vede l’ora di “morire” cinematograficamente ed è legata sentimentalmente a Leonard (Vincent Macaigne, recentemente visto in C’est la vieChien), uno scrittore di modesta levatura con il vizio di raccontare la propria vita cambiando solo i nomi degli interessati. Ma Leonard sta con Valérie (Nora Hamzawi) che fa la portaborse di un politico ed è sempre impegnata e poco drammaticamente coinvolta nei rifiuti editoriali che il compagno colleziona puntualmente soprattutto grazie ai due di picche di Alain. Leonard, smascherato da se stesso, confessa le proprie infedeltà ma anche la donna ha un segreto da rivelargli, dopo avergli perdonato le sue colpe. Anche Alain ha qualche scheletrino nell’armadio e per barcamenarsi, in attesa di scoprire se in ambito editoriale sia meglio l’analogico o il digitale, assume Laure (Christa Théret, nota a chi ha visto Renoir di Gilles Bourdos), consulente della vendita tecnologica, che si porta regolarmente anche a letto.

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Il gioco delle coppie è film di bulimia logorrea che conta su una sceneggiatura articolata per l’intrecciarsi dei continui dialoghi fra i protagonisti. Al centro della scena sta però il non rappresentato. Il tradimento è una falsa pista anche se appare come l’unico aspetto immodificabile della vita umana di ieri e di oggi. Tanto è vero che a nessuno importa stabilire se i fedifraghi si lasciano o si perdonano. Il tema centrale riguarda invece un’epoca in continuo fermento e cambiamento. Come si intercetta allora questo flusso che sconvolge senza sosta i nostri giorni e non solo quelli dei personaggi di Assayas se non cercando di mantenersi al passo con una quotidianità che sembra lontana ere remote rispetto a un pugno di anni fa. In fondo, è il tempo il vero perno dell’opera e viene rappresentato attraverso le parole del sestetto di attori che esaminano i mutati scenari attraverso i propri differenti punti di vista. Detto tra le righe, il rischio è altissimo. Digitalizzare la vita riducendola ad algoritmi che travolgono i cittadini del terzo millennio significa soccombere inesorabilmente. Dissacrare le domande più assillanti senza tuttavia perderne di vista l’importanza sembra dunque una ricetta che il libro in versione analogica o digitale cerca di riassumere nel più simbolico dei parametri attuali. Al di là della patina solo apparentemente bizzarra, insomma, il film impone una riflessione che va oltre i fluviali discorsi dei protagonisti. Il mondo della comunicazione ha connotati inediti sia nella chiave dell’informazione sia in quello dello svago che confina con la creatività e l’originalità scritta e letta. Fuggirne, come è tentata di fare Selena-Juliette Binoche in una chiave autoreferenziale che la cita direttamente nel copione, è impossibile. Gli adulti di oggi hanno vissuto due vite – e non è un caso che Doubles vies sia il titolo originale del film – e sono destinati a portarsele sempre dietro. Ricordi analogici. Attualità digitale.

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