favo1Questo fango puzza….

La corona inglese, chiacchierata ieri come oggi, regna sul gossip. E, nonostante passino i secoli, continua a rifornire di spunti le menti spesso asfittiche di tanti creativi a corto di idee. Dopo Maria, regina di Scozia di Josie Rourke sulla lotta tra Elisabetta I e la Stuarda per la sovranità del Regno Unito, all’epoca disunito quanto mai, la Storia torna d’attualità con la coppia di damigelle che si contese il ruolo di favorita alla corte di Anna, l’ultima degli Stuart. Intrighi e relazioni saffiche mettono a soqquadro la corte e la politica della regina settecentesca, afflitta dalla gotta e da una sindrome di Hughes che ne compromise le diciotto gravidanze. Nessuno degli eredi sopravvisse, tranne uno che morì a 11 anni di età e la regina si rassegnò. La favorita di Yorgos Lanthimos è il ritratto di una corte lacerata da costumi libertini dietro la scorza austera. La salute precaria della sovrana era controllata dalla duchessa Sarah Churchill (Rachel Weisz), moglie del primo conte di Marlborough, antenato di Winston Churchill. Quando la cugina Abigail Masham (Emma Stone, premio Oscar per La La Land) arrivò a palazzo per essere assunta come cameriera fu osteggiata da Sarah che non le evitò punizioni corporali per colpe mai commesse. La giovane seppe però guadagnarsi progressivamente il favore della regina al punto da avere gioco facile nel portare a termine il suo crudele piano. Avvelenare la duchessa e prenderne il posto dopo aver contratto le nozze che avrebbero impedito alla rivale di esautorarla a sua volta.

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Lanthimos, prodigo e prolifico regista greco che in poco più di tre anni ha sfornato The lobster, premiato dalla giuria a Cannes dove è stato presentato l’anno scorso Il sacrificio del cervo sacro, torna ora con La favorita, in passerella alla Mostra di Venezia 2018 dove ha raccolto il Leone d’argento e la Coppi Volpi per la miglior attrice. L’infornata di nomination agli Oscar 2019 dopo il Golden Globe assegnato a Olivia Colman (già vista in The lobsterAssassinio sull’Orient express) come miglior attrice protagonista offre al film tutte  le credenziali. Ed effettivamente le merita perché le sue protagoniste sono di grandissimo prestigio, tutte indistintamente, e la scelta dell’argomento è quanto meno inconsueta. Anna d’Inghilterra fu una regina particolare e controversa, regnò dodici anni dal 1702 al 1714 senza lasciare eredi. Con lei si chiuse una schiatta di nobili origini e a succederle fu il casato degli Hannover. Nel film Lanthimos offre una lettura ricca di retroscena e pruderie, senza tralasciare le inclinazioni omosessuali della sovrana che, secondo la sua stesura, avrebbe mantenuto una relazione saffica proprio con la duchessa di Marlborough, mentre il marito di quest’ultima era impegnato nella guerra di successione spagnola. La favorita è divisa in capitoli, ognuno dei quali con un titolo appropriato, spiegato nel corso delle sequenze e compie una scelta precisa. La dimensione storica della regina Anna viene derubricata a favore degli intrallazzi con le sue ancelle. Manca un inquadramento storico iniziale che non consente a chi è meno in dimestichezza con la storia inglese di comprendere l’epoca di ambientazione e le controversie fra whig e tories, ben presenti lungo tutto l’asse narrativo ma in realtà trattate più come spunto di complemento che come tema portante.

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Dal punto di vista tecnico il regista abbonda con l’uso del grandangolo che gli consente inquadrature a campo totale alternate con primi piani, piani americani o figure intere quando scende nel dettaglio dei rapporti individuali fra i vari personaggi. Una sorta di altalena fra la parte e il tutto abilmente giostrata ma in qualche caso probabilmente un po’ stancante. Discutibili possono apparire anche due scene, una delle quali ripetuta più volte, benché con una motivazione precisa. La sequenza della gara di tiro al piccione tra Sarah e Abigail, poco gradita a chi ama gli animali e non condivisibile in generale, intende rappresentare la rivalità crescente fra le due donne con la progressiva “scalata” di Abigail che arriva a sconfiggere la cugina anche sul piano della competizione sportiva. Riflesso di ciò che sarebbe accaduto a corte con il ribaltamento del ruolo di favorita di Anna. Allo stesso modo, sorprende anche il gesto onanistico – peraltro accennato e non direttamente visibile – della baronessa Masham al marito nella prima notte di nozze. Il riferimento simbolico stavolta è diretto a sottolineare il disinteresse di quest’ultima per il matrimonio, se non come passaporto per conquistare un rango più elevato alla corte di Anna. Entrambe le scene, pur motivate, possono per motivi diversi risultare sgradite. E non certo per falsi perbenismi ma per effettiva utilità. Non sarebbero necessarie e questo le rende criticabili, il loro significato è sufficientemente chiaro dal tono della narrazione. Già altrove tuttavia Lanthimos ha dimostrato scarsissima sensibilità soprattutto per quanto riguarda gli animali, vittime di crudeltà anche in The lobster. Dedicato a chi ama la storiella più della Storia. Motivo che allontana il film dall’eccellenza cinematografica pur mantenendogli un alto prestigio.

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