bambi1Il rione Sanità non è terra per tutti. I quartieri spagnoli hanno un patriarca. Non si vede ma esiste. Altrove c’è un vuoto di potere. La Camorra deve riorganizzarsi perché il “padrino” se lo è portato via una sventagliata di proiettili. C’è chi lo rimpiange perché in fondo, lui, era buono. Non taglieggiava i commercianti, anche loro dovevano pur vivere. Dava lavoro ai ragazzini. Certo, quei peccatucci con la droga e certe donne gli sono costati ma le sue foto profumano ancora di charme e nostalgia per i “guagliuncelli” che lo ricordano come un mito. E ne evocano le gesta. Cominciano per gioco. Perché a 15 anni ci si sente già grandi. Sesso. Armi. Moto senza casco. E pure la cocaina che, in confronto al resto, sembra un’opera pia. Le rivoltelle cantano. I mitra urlano. Il sesso diventa amore e le gang rivali il confine che taglia quel sentimento. Napoli è un guazzabuglio. Non tutto si vede e quel che si vede non è tutto. Il boss ai domiciliari pilota comunque il suo traffico e arma i ragazzini attratti dallo scintillio dei soldi che non hanno mai visto. Quelli che la madre, in tintoria, non saprebbe nemmeno immaginare. Sono pesci piccoli convinti di essere diventati grandi. Il passo per diventare squali è lontano. Non hanno ancora divorato i loro simili. O meglio, non ne hanno sbranati abbastanza. Sono avannotti nel mare del crimine. Non nuove leve. Forse un giorno diventeranno i capi, per ora si definiscono “uomini”. O addirittura “soldati”.

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I cuccioli del rione Sanità e, in particolare, il loro mini boss (l’esordiente Francesco Di Napoli, nomen omen, di mestiere pasticcere) hanno il mito di mammà, una che paga il pizzo alle cosche perché la lavanderia non ha tetto né legge. E la passione dei vestiti belli. Le scarpe alla moda. Il motorino nuovo di zecca. Luci opache della quotidianità. La paranza dei bambini di Claudio Giovannesi, presentato a Berlino, s’intitola come il romanzo di Roberto Saviano di cui è un adattamento e si riferisce proprio a quei pesci piccoli che salgono in superficie quando vedono le luci della lampara per poi finire inesorabilmente nelle reti dei pescatori. Quelli che nel film non esistono perché le luci dei pescherecci sono lo sfarfallante luccichio delle agiatezze. La reazione alla miseria. Ai ricatti. Alla costrizione di subire la protervia dei ras. La scalata sociale. Un’ascesa vissuta dal basso nella manovalanza della delinquenza, dove la voce più forte è quella delle pistole che latrano lugubri. E a terra restano i cadaveri che non sono soltanto quelli dei morti lasciati per strada o nelle stamberghe dei bassifondi. A loro modo lo sono anche quei bambini cresciuti troppo in fretta che hanno saltato la loro età. Sono adulti senza esserlo davvero. E giocano alla guerra nelle vie dei quartieri facendo finta di giocare ai boss. Un sottobosco in cui il traguardo dei più forti sono gli arresti domiciliari e stabili presidiati dalle guardie del corpo della Camorra.

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La paranza dei bambini lascia affiorare temi conosciuti. L’arroganza del più forte. La crudeltà e la ricchezza facile. La morale gattopardesca del “tutto cambia perché nulla cambi” e là dove i boss hanno volti diversi resta immutato il terrore e le regole degli esattori. È la storia di un mondo visto con gli occhi di Napoli, il suo ripiegarsi omertoso e talvolta distaccato dagli spari e dai soldi facili. Troppo facili per essere veri. È il racconto di una città che non cresce, dove le vecchie regole che sanno di muffa continuano a restare in vigore grazie all’assenza delle autorità. E questa è forse la voce più assordante. Il crimine prospera indisturbato senza che le forze dell’ordine compaiano. Senza che il benché minimo segnale di presenza della società onesta faccia capolino. Sanità. Quartieri spagnoli. Frontiera di illegalità e territori che la malavita organizzata ha conquistato metro per metro in una sorta di guerriglia casa per casa. negozio per negozio. Bancarella per bancarella. Una realtà esportata all’estero che dà un volto oscuro a una parte di una città. Non tutta Napoli soggiace alle norme del crimine ma questo è ciò che a Berlino ricorderanno dopo il passaggio di Piranhas, così è stato intitolato all’estero  il film di Giovannesi – in napoletano sottitolato – che anche su scala nazionale appare come uno dei lavori migliori del cinema italiano recente.

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