attimo1Due ore. Molto più di un attimo. Ma un attimo in rapporto a una vita intera. In due ore Dan Fogelman, sceneggiatore di successo in quel di Hollywood, racconta come si fa e come si disfa una famiglia in questa seconda regia della sua carriera. La vita in un attimo è la storia di Will (Oscar Isaac) e Abby (Olivia Wilde già incontrata in LeiRush) che si amano dai tempi del college ma quello che sembra un legame indistruttibile arriva sorprendentemente a una rottura. E nella galleria descritta dall’uomo alla sua terapeuta entrano amori del passato e supposti vincoli del presente. Paure e titubanze. Reazioni e ricordi. Naturalmente non può mancare l’angoscia della morte e la bontà di chi si prende cura pure dei figli non propri. Insomma, chiamatela famiglia allargata. Chiamateli traumi mai risolti. Chiamateli rimpianti a pelo di coscienza. Chiamateli come volete ma questo sono. Il film li rispecchia e li comprende tutti. Nessuno escluso. C’è spazio per sentimenti e lacrime in un film che non scorre proprio in un attimo come il titolo suggerirebbe ma riesce a guadagnarsi un posto di rispetto al cinema. Perché Will e Abby, pur giovani, hanno un figlio e anch’egli contribuisce a prolungare la stirpe ma pure lui viene travolto dagli insuccessi. Una trama che si dipana per personaggi, ogni capitolo incornicia uno dei protagonisti di questo intricato viluppo dinastico della middle class americana.

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Un grande affresco che parte da un uomo mai rassegnatosi all’abbandono da parte di una moglie verso la quale continua a provare un intatto sentimento d’amore. E in un certo qual modo la vuole ancora. E sempre. Il racconto parte proprio da questa prospettiva in cui egli si trova allo specchio, si confessa e apre il suo microcosmo psicologico alla terapeuta cui si è affidato. Una lunga confessione che giustifica la suddivisione scelta dal regista per snocciolare i fatti raccontati con una dinamica nuova coniugata però a una trama già frequentata sul grande schermo da molti altri titoli nei quali, analogamente al film di Fogelman, si ripercorre il dipanarsi di una famiglia in cui le sorprese sembrano ripetersi in fotocopia di generazione in generazione. Vengono così appiattite le differenze delle età e il trascorrere del tempo. Will non si sottrae alla memoria e snocciola la sua narrazione come se proiettasse un fascio di luce sui volti che hanno avuto una parte indelebile nei propri trascorsi. Emergono così le angosce della malattia. Il rapporto tra padri e figli, madri e figli, zii e nipoti. L’ansia di un lavoro che tarda a regalare una realizzazione personale. Le gioie dello sbocciare dei sentimenti. La difficoltà nel saperli gestire e talvolta perfino dominare. La vita in un attimo pretende molto dalla platea e offre poco di appariscente e nulla di avventuroso. I vinti, più che i vincitori, sono le comparse della nostra quotidianità come molte se ne possono riconoscere in ogni epoca e in ogni latitudine.

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Il cast è ricco. Oscar Isaac conferma la sua grande versatilità che gli permette di oscillare con disinvoltura dai fratelli Coen (A proposito di Davis) a Julian Schnabel (in Van Gogh -Sulla soglia dell’eternità interpreta Paul Gauguin, tra i più intimi amici dell’artista fiammingo) passando per George Clooney (Suburbicon). Ne La vita in un attimo mostra i nervi scoperti per la fine di un amore soltanto a senso unico. Annette Bening (già vista in A proposito di Henry e in American beauty oltre al recente The search) è la psicoterapeuta che ascolta le memorie di Will e lo interroga per scoprirne i risvolti mentre Antonio Banderas (tra gli interpreti di Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, Evita e i molti film di Almodòvar ai quali è legato) è il signor Saccione, un proprietario terriero spagnolo che si prodiga per il bene dei suoi mezzadri. Il film affastella motivi e temi in un frullatore senza pause e a suo modo tenta di rispecchiare la natura stessa dell’esistenza. Confusa. Sorprendente. Ricca di sentimento e di tragedie. Strana. E generosa dispensatrice di felicità e fallimenti. Un insieme di sfumature che faranno la gioia di chiede al cinema emozioni e introspezioni nei personaggi. Astenersi appassionati di avventura…

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