parla3La malattia spesso è un crocevia. Un bivio. Le strade che si divaricano però non sono quelle del bene e del male ma le sterzate della vita. Un uomo smette improvvisamente di essere quello che era e diventa un altro. O forse, semplicemente, altro. Scopre piccole e grandi gioie trascurate. Vive di emozioni prima sconosciute. Pregi e difetti restano, o meglio si trasformano. Inutile riflettere su cosa si è perso di buono o che cosa si è guadagnato di cattivo. L’essere umano è sempre un misto degli uni e degli altri. Una legge indefettibile alla quale è impossibile sottrarsi. E ne sa qualcosa Alain, arrogante e autoritario uomo d’affari che vive di corsa, fa risaltare la sua superiorità e non concede spazi nemmeno a quanto resta della sua famiglia. È vedovo, ha una figlia e un cane che tratta entrambi allo stesso modo. Con superficiale leggerezza e distrazione. Finché ad aggiustare quei giorni sghembi, fatti di tutto ma pieni di niente, arriva il destino con uno di quei colpi bizzarri che hanno il sapore della tragedia. Rotta capovolta. Alain resta vittima di un ictus e se la cava ma il debito da pagare alla sorte ha un prezzo altissimo. La difficoltà a esprimersi verbalmente e una memoria fallace. Il vincitore di ieri diventa lo sconfitto di oggi e deve affidarsi alle cure di una logopedista per tentare di riacquistare la sufficienza minima. La figlia conoscerà un padre diverso, ma anche Alain si ritroverà tra gesti nuovi e sorprendenti. Tuttavia non tutto ciò che sembra compromesso evoca sciagure.

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Parlami di te di Hervé Mimran tocca un tasto delicatissimo. Le lesioni cerebrali. Afasia e disorientamento sono nemici turpi e solo chi ha avuto la disgrazia di conoscerli da vicino può esserne pienamente consapevole. Il protagonista del film rimane preda di un disturbo che non gli consente di articolare correttamente le parole deformandole e creandone altre dal significato diverso ma dalla medesima assonanza. A questo difetto si aggiunge la perdita di memoria che ne rende la quotidianità equivocabile come il senso delle parole che pronuncia. La metafora simbolica di questa garbata ed elegantissima commedia francese è evidentissimo. Alain, uomo implacabile e austero, si perde. Non trova le strade per tornare a casa nella stessa misura in cui non trova espressioni che sappiano esprimere la propria volontà. Finisce esautorato dai ranghi dell’azienda in cui primeggiava per trovare un alleato e un compagno di vita insolito, quel cane che gli è stato fedele anche negli anni del disinteresse ed ora diventa davvero il suo punto fermo. Il cardine di un’esistenza. La bussola di strade che sembrano tutte eguali e tutte fuorvianti per la mente lesa dalla malattia. C’è sempre un amico nella disgrazia e non è strano che abbia le sembianze di un animale. Non a caso il disarticolarsi del linguaggio umano si coniuga a un avvicinamento e alla totale complicità affettiva con quel mite compagno a quattro zampe. Rapacità e violenza abitano nell’uomo e la scalata del rivale di Alain al posto lasciato vacante dal collega piegato da un ictus è inversamente proporzionale alla comprensione dimostrata dal fido di turno.

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Scegli un parente, adotta un cane. È uno dei tanti temi toccati dal regista in un film che pone l’accento su come l’uomo dell’insuccesso sia capace di farsi amare e apprezzare forse più di quello che vince e si afferma. Il trionfatore per definizione, più incline al giudizio che al perdono. E sarà la figlia a intenerirsi per quel padre così diverso dall’uomo che per lunghi anni non l’ha saputa comprendere. Non aveva tempo per le sue parole, le sue preoccupazioni, i suoi pensieri. Microcosmo capovolto. Parlami di te non ha l’ambizione di formulare un asserto universale. È un caso – limitato ma emblematico – di una realtà personale diffusa più di quanto si immagini. È la sua componente simbolica ad avvicinarlo a chi ha patito traumi fortemente penalizzanti e a coloro che ne hanno condiviso le drammatiche conseguenze di malattie irreversibili. Dal punto di vista cinematografico il film di Mimran sembra costruito per esaltare le qualità attoriali del protagonista, interpretato da Fabrice Luchini, già incontrato in Molière in bicicletta, Ma loute, Gemma Bovery, Nella casa, La corte, Potiche solo per citare alcuni fra i più recenti titoli della sua filmografia in cui si cimenta in parti diversissime, ma mai interamente sulle sue spalle come in questo Parlami di te nel quale egli dà vita a due personaggi completamente diversi nelle due metà dell’opera. Consigliato a chi, sul grande schermo, osserva più gli attori dei registi. Più la forma che il contenuto. Più il dito che la luna.

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