ric1I ricordi mentono… col tempo diventa tutto qualunque.

 

Non sempre serve un nome. Lui e lei non ce l’hanno. La loro storia d’amore è un ricordo. Indelebile. Uno di quelli che affollano gli occhi della mente e non se ne vanno. Per tanti che evaporano come brume di primavera alcuni rimangono intatti e intangibili. Cristallini. Limpido specchio imperlato di lacrime. Lui piange. Volto di un passato triste. Lei ride. Uno ieri sereno abbraccia una memoria che, interrogata, non sa rispondere. Non ricorda quasi nulla ma racconta la sua vita a quel ragazzo solo. In disparte. Abbandonato perfino dal volto oscuro di se stesso. In quel pianto senza lacrime qualcosa la seduce. L’attrae. Lei non aveva mai pensato che si potesse essere anche così. La sua tristezza era sempre stata passeggera. Era volata via come un petalo caduco. Il volo di un angelo. Lui fatica a mettere insieme i nomi delle donne che ha amato. Non cade sulle note amare. Il ricordo non lo ha abbandonato. Forse si trasforma. Forse diventa altro. E dopo il primo bacio le confessa candido. “Meglio lasciarsi subito, col tempo tutto diventa qualunque”. Il valore di ciò che è stato si affaccia su un’immaginazione che inquina. Sporca. Tradisce. Perché anche i ricordi possono mentire. Si riciclano per quello che non sono mai stati. Si lasciano usare dalla convenienza. Si arrendono alla personalità che ha sempre qualche teorema da dimostrare e qualche tesi da sostenere. Non c’è purezza ma contaminazione. E liquidità effimera. Il transeunte che non sempre è passeggero. Reminiscenza di risulta.

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Ricordi? di Valerio Mieli è il raggio di sole che non ci si aspetta nel cielo fosco del cinema italiano. Un ottimo film che non cede mai alla retorica e tiene alto il tono di un racconto che si nocciola sulla base dei ricordi, al punto da frantumare e stritolare tutto ciò che sta loro attorno. Non importano i nomi dei protagonisti come non conta quello della città. L’ambientazione è quella del mondo. Una realtà che potrebbe essere ovunque. Dove c’è un castello. Una piscina naturale. Un parco. Un cimitero. Una festa a sorpresa. Un loft. E naturalmente le lacrime. Dove c’è un passato. Non a caso la coppia di innamorati prende in affitto la casa che fu della famiglia dove è cresciuto il ragazzo. Non a caso ci torna dopo che il tempo avrà fatto strame di quel sentimento che sembrava inossidabile. È il nuovo presupposto per il ricordo in compagnia di sconosciuti. Lo stesso che assiste la ragazza quando deve ritelefonare a quell’antico amore dopo molti anni. E improvvisamente i numeri si ricompongono nella mente. Come se fosse ieri. Come se fosse adesso. Ed è ancora viaggio nel passato con il matrimonio che segna il re-incontro. Dove si affastellano nuove tracce del preterito che diventano orme dell’oggi. Dove il presente è solo l’attimo esatto in cui pensiamo. In cui siamo. E tutto il resto sono sequenze di vita, filtrate attraverso le emozioni che l’anima ha immagazzinato. E talvolta perfino rielaborato nel diabolico tentativo di farle sembrare qualcosa di diverso. Mai vissute. Mai assaporate. Ma scambiate per proprie.

RICORDI? di VALERIO MIELI

Ricordi? è un racconto sincopato che vive di flashback in continua successione, alternati alla narrazione dei protagonisti. Un eccellente montaggio di Desideria Rayner ha dato al film una confezione raffinata in cui le immagini, filtrate dalla memoria, si sposano con le parole dei due giovani dando corpo alle loro frasi. Non c’è gravità se non nel senso di ciò che viene detto. O nel valore da attribuirsi ai ricordi. E questa è la cifra distintiva dell’opera di Mieli. L’uomo è consapevole di essere depositario di esperienze gradevoli e sgradevoli della propria vita ma – istintivamente, forse – è portato a classificare e memorizzare solo quelle che lasciano un sapore dolce. Anche i ricordi pesano. Anche i ricordi fanno male. Anche i ricordi vanno all’indice di un tribunale spontaneo. Forse troppo razionale per ammettere di conservare memoria delle tragedie. E quando non è possibile cancellarle è possibile ridurle ai minimi termini. Attraverso i suoi due protagonisti, opposti per carattere e indole, Mieli tenta di dimostrare la doppia natura di ciò che appartiene al nostro ieri. E la discriminante non è più quanto si ricorda con piacere o dolore ma quel che resta della vita trascorsa. Un colore non sempre nitido e spesso elaborato al punto da cambiare fattezze. Perché, in fondo, è così. Anche i ricordi mentono E quando sono troppo tetri vorrebbero essere diversi. Storia di una memoria che ha un’anima.

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