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Il pazzo era lucido e il professore non era… professore. Insomma, nessuna laurea. Benvenuti nel mondo del relativismo perché se non occorre un accademico diploma per conoscere alla perfezione decine di lingue antiche e moderne ed essere in grado di compilare un dizionario enciclopedico, vuol dire che tutto può accadere. Anche che il miglior filologo sia un detenuto – o forse paziente – di un manicomio criminale, accusato di omicidio pure da se stesso. Proiettili ci furono e cadde un uomo povero. Forse buono d’indole, certo iracondo. Uno di quelli che si dava un gran daffare per sbarcare il lunario e mantenere la bella moglie e sei marmocchi. Uno di quelli che si trovava al momento sbagliato nel posto sbagliato. E questa era la sua colpa. William Chester Minor, l’assassino, era un medico colto e anch’egli mite a suo modo ma la guerra aveva lasciato in lui una traccia indelebile delle devastazioni che pluriquotidianamente si affacciavano alla sua mente in forma di ricordi ossessivi e lo tenevano in scacco facendogli vedere e temere anche ciò che non c’era o non metteva paura. Nella fattispecie quel disgraziato. In cella, il pazzo aveva appreso che tale James Murray, autodidatta, era stato incaricato di compilare un vocabolario, impresa per cui non era sufficiente un’intera vita. Il molto tempo di Minor e la sua sete di cultura soccorsero Murray, al quale quel detenuto aveva riversato decine e centinaia di lemmi. E i due divennero amici. Siccome però anche la cultura è terreno di lotte fratricide e nefaste ed è terreno di faide selvagge, il non professore che riceve la laurea alla pubblicazione del primo prestigioso volume dell’impresa editoriale si ritrova nella trappola degli spocchiosi accademici che scoprono la tresca e il legame con quell’imbarazzante prigioniero. La lotta per la libertà non ha quartiere e anche nel nobile mondo dei dotti e delle biblioteche si nascondono odi, avversioni e invidie. La catalogazione delle parole diventa così un terreno di scontro dove nessun colpo è escluso e l’amore non ha una sola declinazione.

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Il professore e il pazzo di P.B. Shemran, pseudonimo dietro il quale si nasconde lo sceneggiatore Farhad Safinia, alla sua prima prova da regista dopo aver collaborato alla scrittura del copione di Apocalypto di Mel Gibson, conosciuto in occasione delle riprese de La passione di Cristo, si avvale dell’interpretazione dello stesso Gibson nei panni di Murray e di un eccellente Sean Penn in quelli del “pazzo” Chester Minor. Il racconto della solida benché estemporanea e occasionale amicizia dei due s’intreccia con i molti retroscena biografici della vera genesi del dizionario della lingua inglese Oxford e supera i propri stessi confini andando a toccare una varietà di tematiche che spaziano senza limiti precisi. L’amore, ad esempio, non si circoscrive soltanto a quello che lega la moglie della vittima al marito trucidato ma attraversa le varie sfumature che la portano dall’odio per l’uomo che assassinato a freddo e senza motivo il padre dei suoi figli fino al trasporto sentimentale per quell’omicida che aveva saputo farsi perdonare. Allo stesso tempo diventa anche passione intellettuale per il valore delle parole nella loro purezza etimologica e varietà semantica. E si trasforma in stima reciproca fra Murray e Minor, uniti da quell’intensa attrazione per la letteratura e anche da un passato che non li divideva pur avendo origini diverse, scozzese il primo e americano il secondo. Un legame intenso di amicizia che porta il professore a scoprire la congiura, ordita ai propri danni dagli invidiosi colleghi docenti con la con la complicità dei medici del manicomio. “Uccidere” mentalmente il prigioniero per far emergere l’incapacità dell’odiato Murray.

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Tuttavia, l’intricata trama e il suo apparato tematico si arricchiscono di concetti come la colpa e il perdono che mostrano un collegamento intimo nell’atteggiamento di vari personaggi. A Minor, il colpevole per definizione, vengono condonate le sue gravi responsabilità nella stessa misura in cui Murray viene insignito di quella laurea mai ottenuta per aver dimostrato le sue capacità. La comprensione viene dimostrata perfino dal politico che non può amnistiare il prigioniero ma sa trovare un cavillo per restituirgli la vita e sembra specchiarsi nello schiaffo che la figlia maggiore della vittima dell’assassino infligge a quell’uomo commosso alle lacrime, non degno di ricevere il perdono della ragazza. Immagini che illustrano il significato di parole e concetti quasi si trattasse di mini dizionario visuale, alternativo e rappresentativo al tempo stesso dell’impresa editoriale della coppia Murray-Minor. Il film dosa tutti questi versanti grazie a sequenze di alto valore estetico e stilistico cui si aggiunge un montaggio preciso nel sottolineare le ossessioni del pazzo provenienti dal suo triste passato. Il pregio maggiore sta però in una sceneggiatura ai limiti della perfezione dove ogni frase è attentamente studiata e dosata senza mai cadere nello scontato o fare ricorso ad orpelli inutili. Non c’è nulla da togliere a un film che ha il merito di essere omogeneo e coerente al punto da saper spiegare il senso di moltissimi concetti e – per distonia – del loro contrario, attraverso la galleria dei personaggi rappresentati. Quasi che le parole siano venerate, nel loro aspetto semantico, attraverso le testimonianze letterarie e quelle dell’uso quotidiano di esse. Straordinaria, in proposito, la sequenza in cui il pazzo insegna a leggere alla moglie della sua vittima che gli aveva regalato un libro, facendosi consigliare dal libraio, ma non aveva saputo accontentare la richiesta del prigioniero. “Leggimi un brano, voglio indovinare il titolo”. Stato sociale, censo e cultura sembrano fondersi in pochi fotogrammi, capaci di ricomporre un dramma.

IL GIUDIZIO - CineSalotto si astiene per principio dal dare voti e pagelle. Ancor più a valutare la recitazione degli interpreti. Con Il professore e il pazzo va fatta però un’eccezione perché Sean Penn supera addirittura se stesso e, nel corso della stessa opera, dà vita a una serie di personaggi diversi quante sono le declinazioni del Pazzo. Allo stesso tempo un malato visionario e uno schizofrenico. Un ufficiale reduce di guerra con gravi tare e un medico chirurgo. Un benefattore e un reo confesso. Un letterato e un suicida. Un colpevole pentito che li racchiude tutti. Sublime.

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