re4Di rado le favole si avverano, spesso restano quello che sono. Un sogno. Un’astrazione. La dimensione della fuga. Quello che invece il cinema continua instancabilmente a mettere in scena sono i figli di genitori separati. In qualche caso il padre è morto, quasi sempre eroicamente, o la madre ha perso il senno. Da qualunque prospettiva la si voglia guardare il bambino soffre la tara di un affetto mancante. Scomparso. Mai esistito. Un mito che si dissolve nella memoria, alimentato dal reduce – generalmente una madre inconsolabile – dedita spesso a nobilitare squallide figure di uomini soli. La genesi della bugia si compie e si realizza dunque in totale ingenuità salvo poi produrre nefasti effetti. La ricerca dello scomparso – sempre regolarmente avvolta da coraggiose imprese – si stempera così nella delusione e il parallelismo tra fola e favola prende corpo nel doppio binario dell’alone fantastico che, da un lato, abbraccia l’immaginato incontro con il genitore mai conosciuto prima e, dall’altro, trova la sua ambientazione in una creazione letteraria. Bugia dunque come nuova frontiera di una fantasia romanzata. È il tessuto del film Il ragazzo che diventerà re di Joe Cornish che mescola la realtà di Alexander, vittima del bullo della sua scuola e dell’ineluttabilità della sua sete di vendetta, con astrazione e magia che lo immergono direttamente nella leggenda medioevale di re Artù. Ne esce una vicenda contaminata che associa la quotidianità del presente alla dimensione epica di testi più antichi.

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Alex, 12 anni, riparatosi in un cantiere edile, scopre Excalibur piantata nella roccia e la estrae dalla pietra con totale disinvoltura. Si accorge quindi di essere una sorta di Artù del terzo millennio e deve reclutare fra coetanei un po’ bizzarri e odiati, altri tre bislacchi ragazzini destinati a diventare Lancillotto, lady Kaye e un fidato cavaliere. Naturalmente non manca l’appoggio di Merlino e la nemica Morgana, in un cocktail contemporaneo in cui l’arrogante e protervo capobanda che “schiavizza” i compagni di scuola diventa un suddito di Artù, con la sua fidanzatina sedotta da tanto prepotente ardore. Anche il più debole entra nella compagnia, chiamata a sfidare le forze del male della rediviva maga che, nottetempo, vogliono impossessarsi dei regni di Artù. Il ragazzino, poco abile con le armi e molto meravigliato dagli eventi, rispolvera in soffitta un libro sulle vicende della Britannia cercando di intuire che cosa stia per succedergli. Si fida della dedica che il padre gli avrebbe lasciato in una sorta di eredità e non rinuncia al tentativo di scovarlo nell’isola di Tintagel che nella finzione romanzesca era un castello della Cornovaglia ma tant’è, licenza nella licenza, ne Il ragazzo che diventerà re di vero non c’è nulla. C’è però lo scontro finale di Morgana che torna sulla terra e la scolaresca che si vede sospendere le lezioni tra gli urrah generali, per affiancare i quattro cavalieri nell’improbabile battaglia. Il miracolo si svolge però fra le mura domestiche. Il viaggio di Alex aveva seminato il panico di mammina che si tranquillizza al ritorno e capisce come quell’improvvisa assenza del piccolo sia dovuta alla bugia da lei raccontatagli. Il padre, questo sconosciuto.

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Il film di Joe Cornish attraversa vari generi dalla commedia al fantasy, dalla favola all’azione mostrando per tutti un’identica capacità nel gestire l’attenzione. Il target è basso, per l’età s’intenda. Tuttavia l’opera non è certamente proibita ai maggiori, che anzi godranno un paio d’ore di totale estraneità alle preoccupazioni quotidiane. Folgorante è la rilevanza data al bullismo, fenomeno in crescita di questi tempi, con il riferimento – tutt’altro che indiretto – al confronto fra lo studentello biondo, aitante e deciso con la morosa nera ai danni di due tipologie di compagni decisamente “materasso”. Cicciotelli, impacciati ma ben consapevoli dei loro diritti e, almeno in un caso, ardimentosi nel azzardare la ribellione. Alex, in fondo, mostra un talento innato nel ribellarsi alle ingiustizie e questo gli offre un carisma di maggior prestigio. A suggellare lo spunto della famiglia con quello dell’attualità giovanile legato a soprusi e prevaricazioni si aggiunge il lieto fine che consente l’affermazione del Bene ai danni di quella sorta di drago in cui si trasforma la perfida nemica. L’unione delle forze si mostra efficace nella strategia della battaglia e anche questo la dice lunga sul tono didattico nemmeno troppo nascosto. Saranno favole, lontane dalla realtà e fini a loro stesse, ma sognare non è peccato.

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