jimi2Hendrix era un mito, non un cane. E il suo nome è rimasto. A portarlo è un meticcio che abita a Cipro, l’ultimo angolo del mondo diviso da un muro. Invisibilmente solido. Una barriera che non distingue ma riduce al nulla. I greci forse sono greci ma i turchi non sono… turchi. Sono coloni. Acquirenti per chi guarda l’invasione con i loro occhi, usurpatori per chi osserva con pupille diverse. Il confine delle idee. Hendrix era un mito, Jimi un meticcio. E a quattro zampe le prospettive sono diverse. Venti centimetri di altezza cancellano le sovrastrutture. Le frontiere le stabilisce la natura e le terre si possono calpestare finché comincia il mare. Questo sapeva Jimi che non s’interessava di politica ma di odori. Cattivi più che buoni ma, anche stavolta, bipedi e quadrupedi hanno giudizi diversi. Questione di olfatto. E quel giorno il cagnolino aveva sentito qualcosa di irresistibile. Le narici non annusano le leggi. Ignorano i posti di blocco. Non conoscono i passaporti. La strada non ha steccati, è di tutti. Così era fuggito a gambe levate e trovarlo non era stato difficile. Cipro è un’isola e più di tanto è impossibile allontanarsi. Jimi non ha mai capito che le normative regolano – s’intenda ostacolano – anche la vita a quattro zampe. Lui ha sempre seguito fiuto e olfatto e dalla parte greca era espatriato in quella turca. Non sapeva che non ci fosse ritorno. O meglio, era convinto che bastasse camminare dritti, senza troppo curarsi dei casi altrui. Benché poliziotti.

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Torna a casa, Jimi del regista cipriota Marios Piperides profuma di mare e incomprensione. “No borders” è la scritta che campeggia sui muri di una Nicosia spezzata in due, ultimo baluardo di un pianeta in cui i muri sembrano sgretolatisi ovunque, tranne in quel fazzoletto di terra in mezzo al Mediterraneo. Concetti in lite. Lo spazio piccolo mostra più lacerazioni di quello ampio. Jimi non se ne preoccupa. Corre. Segue l’unica bussola che conosce. Il suo naso. E finisce dove è proibito perché i regolamenti impediscono il trasferimento di animali dalla parte turca a quella greca. Il suo compagno, Yannis (Adam Bousdoukos di origine greca ma nato ad Amburgo e già incontrato in Soul kitchen di Fatih Akin), un musicista spiantato  che si portava nel cuore quel chitarrista americano, le aveva provate tutte. Legalità e illegalità sembravano confondersi. Quel confine appariva invalicabile e poco potevano audacia e complicità. Nemmeno i trafficanti seppero aiutare un cane a ritrovare il suo quartiere. Finché Jimi, pressato dalla polizia con i suoi cari mentre in barca azzardavano un rientro via mare, finì in acqua. La natura sembrava aver scritto l’ultimo atto ma tra l’uomo e il cane esiste una differenza. Gli animali hanno sempre la coscienza pulita. E la disinvoltura che ne deriva – quella vera – è figlia dell’assenza di colpe. Jimi ritrovò ancora una volta una strada e vi si sedette in mezzo.

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Il film non è una favola per commuovere e Jimi non sostituisce Lassie nemmeno nel titolo. Anzi. Punta la zampa sull’inutilità dei confini e, allargando il campo, anche sulle divisioni fra gli uomini. La famiglia turca che Yannis avvicina per trovare il suo cane e riportarlo a casa è anch’essa un confine. “Un tempo questa era casa mia” attacca Yannis. “Ma questa è la mia famiglia” ribatte Hasan. Il confronto è religioso. Civile. Animalista. Le bande della mezzaluna si offrono di espatriare Jimi clandestinamente per trasformarlo in un corriere della droga. E fra turchi che non sono turchi, greci che non vedono l’ora di andarsene e relitti umani confinati in un’isola che puzza della peggiore utopia, Jimi non riesce a tornare a casa. È il ritratto di una società che non si riconosce e di conseguenza fatica ad accettare anche gli altri. Nessuno è qualcuno. Per Jimi non ha importanza, lui ai documenti non ha mai dato peso. Una corsa è sufficiente per trovare la via di casa purché qualcuno gliela lasci fare. Almeno una volta. E quando l’uomo si arrende, a farla franca è il cane. Un tipo che cammina a quattro zampe e per il quale la speranza non esiste perché si chiama certezza. Vocabolari da animali. La volontà di raggiungere un risultato è più importante della fiducia e del proposito. Si chiama istinto. Jimi, il viandante con la coda, sa di non aver fatto nulla di male. Torna sulla strada. E, nell’unica maniera che conosce, camminando. torna a casa. È il trionfo del reduce che forse tale non è mai stato perché è sempre rimasto Jimi. Libero. Puro. Come una corsa.

IL RETROSCENA - Jimi non è un maschietto. Il mistero sia svelato. Il protagonista di Torna a casa Jimi è una femminuccia, una cagnolina. Pepper ha pochi anni e tanto talento. È bastato un addestratore perché riuscisse a recitare il ruolo principale di questa commedia in cui la frontiera è il punto di non ritorno per chi si complica l’esistenza e se l’uomo ha bisogno di fare un film per dimostrare che non devono esserci divisioni al mondo, il cane lo sa già. Pepper comunque ha fatto carriera. Dopo l’esordio in questo film che si è guadagnato menzioni e applausi al Tribeca film festival di Robert De Niro, ora è la più richiesta dai pubblicitari. Pepper è più ambiziosetta di tanti colleghi e il pastore non lo vuole fare. Il compenso però non cambia. Una bella ciotola di pappa.

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