cyrano2Jeanne è la musa, non l’amore…

 

 

Quando il maggior attore dell’epoca disse a Edmond Rostand che avrebbe voluto recitare la sua prossima commedia, il primo problema è che quel giovane autore non l’aveva ancora scritta. Ma non solo. Nemmeno sapeva che cosa scrivere. L’unica certezza era il titolo. Cyrano de Bergerac. Ma chi era… E soprattutto, cosa mai avrebbe fatto… Poi venne l’amore. Non quello di Rostand ma di un amico, disinvolto assai ma ben poco poetico. Il contrario di Edmond che piaceva alla sensibilità di pochi ma si vergognava di se stesso. E per dare una mano all’amico, un po’ rozzo e certamente impacciato con il gentil sesso e una fanciulla che gli aveva rubato il cuore, gli dettava le frasi dolci che avrebbe dovuto rivolgere all’amata. Ne nacquero infiniti equivoci e un triangolo che, per una volta, era solo una faccenda da sciocchi. Edmond continuava ad amare Jeanne e Rosemonde lo ispirava solo per quella sua recondita capacità di dettargli i sentimenti. Insomma, era una musa. Ma chiunque abbia dimestichezza con l’altra metà del cielo può immaginare quanta fatica si possa spendere nello spiegare a una moglie che è un’altra donna l’ispiratrice dei versi ma non del cuore. E Rostand impiegò non pochi sforzi a chiarire i ruoli. Alla fine salvò tutti, anche se stesso. E nacque un capolavoro, forse il titolo più famoso e celebrato della letteratura francese del secolo scorso.

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Edmond Rostand sosteneva di non saper scrivere in prosa. Conosceva solo la stesura dei versi e, in anni in cui il progresso cominciava a travolgere i cascami del passato, era un limite. Cacciato dai teatri, trovò gli imprevedibili favori del maggior attore dell’epoca, attraverso i buoni uffici di Sarah Bernardt, che di quel giovane nutriva stima. Cyrano mon amour di Alexis Michalik è uno spaccato di quelle vite. Una Parigi inizio secolo e un mondo letterario e teatrale in fermento culturale. Rostand è l’antitesi. Il commediografo di maggior popolarità era allora Georges Feydeau interpretato nel film dal regista stesso, che si è così cimentato davanti e dietro la macchina da presa. Mentre il primo rappresentava il raffinato scrivere aulico, quest’ultimo era la leggerezza. Il divertimento che contraddistingueva le sue commedie attirava un pubblico spensierato a caccia soltanto di risate. L’intellettualità era altra cosa. L’amore, altra ancora. E quando Cyrano diede voce ai sentimenti dell’amico Cristiano le emozioni iniziarono a vibrare le corde del cuore. È una commedia nella commedia quella che esce dalle sequenze del film  dove la Rossana di Rostand ha il viso e il nome di Jeanne, una costumista che si lascia rapire dalle parole di Edmond prestate all’amico Leo Volny. E anche la trama sembra lasciarsi sopraffare dalla potenza del nasuto spadaccino, nato da quel sentimento pronunciato da un uomo ma provato da un altro.

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Cyrano mon amour entra con estremo garbo in questo scacco che è il tessuto di due tematiche all’incrocio. Amore e amicizia si fondono. Si scambiano ruoli e posti. Si accavallano al punto da sostituirsi vicendevolmente e confondere gli occhi dell’anima di una donna, Jeanne-Rossana, alla quale resta il dilemma di aver amato Cristiano o Cyrano, Rostand o Volny. Un intrico di nomi che confondono mogli e fidanzate. Muse e compagne. Il film di Michalik tocca questi tasti lasciando che ne esca una melodia dolce ma mai melensa. La storia di una nascita. Un capolavoro letterario. Un legame. Una speranza. La forza della parola che solletica l’anima. E lascia sgorgare lacrime. Il segreto di un’emozione nata nell’aridità. Il deserto interiore che si coniuga al deserto dell’immaginazione. Davanti alla macchina da presa scorrono personaggi realmente vissuti. Constant Coquelin fu il primo interprete di Cyrano, una lunga genealogia sintetizzata nei titoli di coda dal primo Novecento a Gerard Depardieu. L’intuizione di Rostand fu la sfida alla levità di Feydeau. Sarah Bernardt l’attrice affermata che diede un’opportunità a Edmond, scrittore a secco di ispirazione ma brillante di volontà. E furono notti di assenzio. Tra sogni profumati e sentimenti malintesi. È il miracolo della creazione letteraria. L’idea assente che prende corpo. Il naso di uno spadaccino dotto. Il battito che scalda. L’applauso del pubblico. Vita.

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