anco3Salva qualcosa, se puoi. Pensieri. Riflessioni. Ricordi

 

Una pedina sullo scacchiere della guerra fredda. La fine del colonialismo. Angola, 1975. I portoghesi sono ormai in fuga, lo scontro è alle porte. Gli americani sono i grandi burattinai dell’intervento sudafricano, i sovietici armano il popolo e l’Mpla. Un reporter polacco, Ryszard Kapuscinski, il Montanelli slavo, raggiunge Luanda per raccontare al mondo che cosa accade laggiù. Le sue sono testimonianze accorate da chi fa veramente l’inviato di guerra. Raggiunge il fronte e vede le facce dilaniate di chi combatte, quelle patibolari di chi si difende sapendo che non ci avrà un domani. Ancora un giorno di Raùl de la Fuente e Damian Nenow è il racconto di quell’esperienza, ispirato al romanzo che il giornalista scrisse al ritorno dall’Africa. Nulla però assomiglia a una compilazione di eventi e ciò si riflette in maniera evidente sull’impostazione del film che non permette una classificazione precisa. Se lo spirito di fondo è quello del documentario, il tono della narrazione è romanzesca. Se molte immagini d’archivio corredano e impreziosiscono la veste cinematografica, la tecnica di graphic novel alleggerisce notevolmente lo spessore e la gravità degli argomenti affrontati. E senza banalizzarli trasferisce nel disegno animato protagonisti tuttora in vita di quei giorni. L’autore ha lasciato questo mondo nel 2007, altri hanno avuto la sorte di essere testimoni viventi e la loro voce filtra dai fotogrammi del film nei quali mantengono la fisionomia dell’epoca  che il pubblico può mettere in raffronto con l’aspetto di oggi.

anco2

La guerra, durata 27 anni – dal 1975 al 2002 – ha attraversato due ere storiche l’una il proseguimento dell’altra ma in realtà lontanissime. L’evo contemporaneo ha poco o nulla in comune con l’epoca post moderna che stiamo vivendo oggi e il conflitto in Angola ha attraversato questo passaggio rimanendo ancorata però a quegli oggi lontani anni Settanta nei quali ebbe origine. Il telex non lascia il posto alle evoluzioni tecnologiche, la macchina da scrivere non è cancellata dal computer e le fotografie sono ancora analogiche. Eppure… molto stava cambiando e tutto era già cambiato nella seconda lunghissima fase di quello scontro. La guerra fredda stessa aveva ceduto il passo a una situazione geopolitica opposta che non traspare dai fotogrammi dell’opera di De la Fuente e Nenow, attenti a descriverne soltanto la prima introduttiva, né dalle pagine di Kapuscinski. Ma se Cuba prese il posto dell’Unione Sovietica nel finanziamento e nel sostegno al popolo in rivolta, ebbene tutto questo avrebbe dovuto significare ben più di qualcosa. Le pagine del romanzo, scritte nel 1976 e mai aggiornate a quanto sarebbe seguito non potevano contemplare lo sviluppo che il mondo avrebbe preso, tuttavia la guerra in Angola non si concluse in quell’anno ancora lontano dalla crisi del universo comunista. L’imprevedibile accadde. E una popolazione votata alla sconfitta si ritrovò padrona del proprio destino. La politica internazionale, spezzata da un bipolarismo in crisi, era alle soglie di un nuovo scenario ma l’Angola era alle prese con la propria sopravvivenza. Il film si arresta al primo anno di conflitto. A Fidel Castro che si schiera con la popolazione africana dopo il lento defilarsi di Mosca.

anco1

E forse è proprio questo il difetto di Ancora un giorno che suona come un inno bolscevico suonato fuori tempo massimo. Una nota stonata in una storia che non è finita nel ’76 ma è proseguita oltre. Se è vero che a quella data si arrestano i racconti del reporter, il risultato che ne esce è quello di un nostalgico sguardo a un passato irripetibile. E ciò appare completamente fuori luogo alla fine degli anni Dieci del terzo millennio quando quei rivoluzionari sembrano più che altro i pittoreschi epigoni di un passato lontano ere geologiche. Gli artefici di quell’epopea – il generale Farrusco e la rivoluzionaria Carlota – ne sono le icone più evidenti. La pasionaria. La guerrigliera. Agisce con la ragione e solo apparentemente senza cuore ma cerca il bene di un popolo stremato dalla colonializzazione al crepuscolo. L’ufficiale comanda un manipolo di disperati. Sono i morti viventi. Quelli ai quali non è lasciato scampo ma sorprendentemente riescono a farcela. Presidiano il fronte sud, da dove sarebbe entrato l’esercito sudafricano al soldo degli Stati Uniti. E qui il film commette uno svarione storico. nei fotogrammi d’archivio appare Nixon, esuberante presidente ma al momento dello scoppio della guerra egli si era già dimesso in seguito allo scandalo Watergate. La sua presidenza finì ufficialmente nell’agosto 1974 quando gli subentrò il suo vice Gerald Ford. E fu quest’ultimo a gestire la Casa Bianca in quel novembre 1975 che segnò l’inizio delle ostilità a Luanda. Nonostante errori e anacronismi Ancora un giorno ha un fascino incancellabile quello di una Storia narrata con una tecnica mista che fa dell’animazione, non banalizzata, il suo linguaggio più evidente. L’unica nostalgia non è quella dei volti dei suoi protagonisti ma l’assenza di Kapuscinski, scomparso prima che il cinema si accorgesse delle sue scintillanti testimonianze.

incorporato da Embedded Video

Tag: , , , , , ,