cad2Oh, vede, l’intelligenza spesso è un handicap.

 

Pierre Paul è un buon diavolo, ha 36 anni e non li dimostra, un dottorato in filosofia con la quale fa il fattorino di un’azienda di spedizioni perché è il meglio che c’è sul mercato. In una strana giornata di lavoro, il destino lo mette al momento giusto nel posto sbagliato. Pierre Paul si ritrova sulla scena di una rapina finita male con la borsa del bottino a due passi, due morti sull’asfalto e i banditi in fuga. L’imbarazzo dura pochi secondi. In un attimo Pierre Paul e la sua laurea in filosofia sono miliardari. Ma i guai cominciano proprio in quell’istante perché i poliziotti  sono a caccia di ladri e refurtiva. I rapinatori rivogliono i soldi perché a loro volta ricattati dai boss e lui, che con la malavita nulla ha mai avuto da spartire, non sa come comportarsi. Nasconde il malloppo e ne tiene una piccola parte per concedersi un pomeriggio con una escort dal nome antico, Aspasia, “la prima puttana della storia” a detta sua. Una donna di limpida bellezza che cita Racine e la sa lunga sugli uomini ma non di filosofia. Il suo nome non apparteneva all’amante di Socrate ma a quella di Pericle. Poco male, che le prostitute anche d’alto lignaggio poco ne sappiano del pensiero antico è accertato, meno scontato che a ignorare i dettagli siano regista e sceneggiatore. Peccato perché La caduta dell’impero americano del canadese Denys Arcand è davvero un buon film. Delicato e raffinato come lo sanno esse i francesi, critico come gli inglesi, caustico in stile americano. E forse ingenuo come tutti quanti. Tanto che Pierre Paul s’innamora di Aspasia, poco nota a lui ma ben conosciuta alle forze dell’ordine.

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Camille Lafontaine, vero nome di questa squillo dal cuore tenero che si lascia sedurre dall’ingenuo Pierre Paul, è ugualmente a suo agio con i maledetti e i paperoni. Accertata la buona fede di quel cliente sempre meno cliente e sempre più fidanzato, la pretty woman di Montreal diventa l’anima corsara di una squadra messa in piedi dal filosofo per non farsi “derubare” di quei borsoni miliardari che fanno gola a troppi. Così, attorno al fattorino si coalizzano un ex galeotto che vuol risorgere a vita onesta, la suddetta Aspasia, un manovale del crimine torturato dai boss. Faranno fortuna ma anche buone, anzi buonissime azioni. È il mutuo assistenzialismo degli ultimi il tema che risalta con evidente limpidezza dal film di chiusura di una trilogia nata quasi per caso senza che il regista ne progettasse tempi e contenuti. Il declino dell’impero americanoLe invasioni barbariche rappresentano i due capitoli precedente di quest’opera che nasce profondamente ancorata alla realtà. Se l’intelligenza è un handicap la stupidità è un vantaggio e, non a caso, nel film compaiono citazioni opinabili. “Hemingway era convinto di avere doti da pugile e Sartre arrivò a difendere Pol Pot. Dostoevskij vendeva il cappotto della moglie per giocare e Tolstoj impediva ai concittadini di farsi vaccinare. Personaggi di una stupidità abissale che, proprio per questo, risultano più vicini a noi” ha spiegato Arcand, ispirato da una sconosciuta per la figura di Aspasia. “Ne sapeva più di tanti finanzieri”. Come pure per l’ex galeotto Sylvain il riferimento era a un recluso, desideroso di riscattarsi, al quale era stato permesso di frequentare i corsi di studi commerciali.

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Molta vita, dunque. Ma anche una buona dose di immaginazione. La caduta dell’impero americano è una mescolanza di entrambi gli ingredienti nel tentativo di mostrare l’inefficacia di uno stile occidentale visto da un occidentale. A ben guardare tutti i protagonisti sono al posto sbagliato. La escort si è rassegnata a guadagni stratosferici che ne hanno piegato la dignità di donna pur potendo ambire a entrambi i traguardi. Il finanziere è forse il più spregiudicato tra i criminali in circolazione e i banditi hanno, in maggioranza, il desiderio di correggersi. Il “filosofo” Pierre Paul ha studi e cultura ma un lavoro poco in linea con le attese e tutti quanti – ognuno nella loro differente prospettiva – possono essere considerati vittime di un sistema economico e professionale che mostra evidenti carenze. Ne esce insomma il depauperamento delle classi medie che è un fatto accertato ed evidente a tutte le latitudini. Il barcollare dell’ideale marxista, sconfitto dalla Storia prima ancora che dagli uomini o dalle idee, ha ridotto drasticamente il margine di solidarietà come figlio di un ideale nuovo. Il risultato è un film di grandissima godibilità, espressione di una cultura cinematografica che ormai da anni ha puntato la prua verso lidi di leggerezza dopo anni di impegno cinematografico.

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