PSM1Gli animali, quando muoiono, vanno in paradiso.

 

La provincia, anche quella americana, offre una vita più serena delle rutilanti metropoli convulse e congestionate da traffico, stress e soprattutto lavoro. Almeno nell’immaginario collettivo. Di qua e di là dall’oceano. Ma forse la verità è che non si sta tranquilli neppure dopo morti e in ogni caso, il riposo eterno, è meglio rispettarlo. Louis Creed (Jason Clarke già incontrato in First manChild 44) e la moglie Rachel (Amy Seimetz, vista in Charley Thompson) emigrano. Addio città. Meglio, molto meglio, un’esistenza sana in una villetta ai margini del bosco e niente guardie notturne in ospedale. Il maritino può iniziare una tranquilla vita da medico in un ospedale dove le emergenze sono diverse. Invece. Gli alberi alle spalle della nuova casetta, dove la coppia si trasferisce con i figli di pochi anni, nasconde un segreto inquietante. C’è un cimitero degli animali che soggiace a una maledizione. I morti ritornano. Il sonno perpetuo non va interrotto e ne sa qualcosa il gatto, creduto morto ma redivivo, con un piglio feroce degno del felino più violento. La spirale è quella del sangue e delle metamorfosi. Volti agghiaccianti e crudeltà mai sopite. Gli indiani in fuga verso le riserve lasciarono quei luoghi con un’eredità di incubi indissolubili nei secoli. Immortale sortilegio del fato. I Creed vengono travolti da questo uragano silenzioso che sa di lacrime, morte e insospettabili resurrezioni di uomini e animali.

pet1Pet sematary di Kevin Kölsch e Dennis Widmayr, tratto da una novella di Stephen King, è un horror vero dove non sono le finestre che sbattono sinistre a far paura ma i concetti che filtrano tra le sequenze. In apertura, la piccola Ellie chiede ai genitori dove vadano le persone che muoiono ma a casa i traumi sono tutt’altro che irrisolti. Mamma Rachel porta il peso di una sorella, malata e deforme, morta per sua noncuranza un giorno che erano rimaste da sole. La fine della vita diventa così un tasto che risveglia angosce. Suscita terrore. Rinvigorisce ricordi sgradevoli e condanne che pendono come spade sul suo capo. Un pregresso che odora di un’oltretomba senza appello. E si abbatte sui giorni dei miseri. Muore il gattino dall’insolito nome di Church. Muore Ellie. E pure mamma Rachel. Ma tutti tornano… In buona sostanza il film si interroga su che cosa attende le anime all’indomani della scomparsa dei corpi e le parole fiabesche raccontate alla bambina innocente sembrano litigare con ciò che poi viene mostrato. La violenza e un perdono assente. La colpa e l’odio. Non c’è pace nel buio dell’eternità e i miti, che non sono in grado di accettare la pace di un distacco, restano vittime della maledizione in un abisso di drammi.

pet2In fondo al tunnel resta il mistero. L’irrisolvibile quesito dell’approdo oltre la vita. Rive dell’inconoscibile. Un confine che nessuno vuole oltrepassare ma chiunque intende ipotizzare. E se al di là di un favolistico e poetico paradiso per tutti ci fosse una mostruosa reincarnazione… Il tema quasi teologico di cosa attenda umani e animali a fine vita viene risolto in una chiave profana che tocca perfino l’arroganza umana di descrivere la fiducia in un’eternità serena. Una sorta di Prometeo che vuol rubare il fuoco della verità e ne finisce ustionato al punto di cercare una fuga uccidendo a sua volta. Come se la morte fosse una replicante che non interrompe nessun corso ma – colmo del paradosso – resuscita se stessa per poi restituire nuovi drammi infiniti. Il cimitero degli animali dove tutto nasce e tutto si ricrea, è l’ombelico di profondità senza fine. Pet sematary è quello che qualche decennio fa gli storici del cinema avrebbero definito un B-movie, ovvero opere a basso budget, girate in poco tempo utilizzando scenografie ricorrenti e generi che si ripetono, tra i quali figura l’horror come esemplificazione classica. Non si trema di paura, insomma, ma si rischia di uscire stomacati dal concetto di dover uccidere i figli se reduci dall’aldilà. È finzione. Ossessiva e respingente per l’innaturalità di un concetto che rischia di risvegliare, appunto, quei ricordi delicati e amari che la vita distribuisce alle comparse terrene. Già, come dice il vecchio, “a volte è meglio essere morti“.

incorporato da Embedded Video

Tag: , , , , ,