UnknownIl triangolo va considerato eccome anche se è una delle più imbarazzanti forme geometriche dell’amore. O forse, semplicemente, del sesso. E Louis Garrel ne viene influenzato e affascinato forse al di là del prevedibile. Trentasei anni appena compiuti, il figlioletto d’arte già con una carriera da veterano come attore si ritrova dietro la macchina da presa e le prime due prove seguono una simile falsariga. Amori contesi e dissipati. Idealizzati, sognati e morti. Rincorsi e partiti come il treno che fugge e dal quale iniziano le disgrazie di Mona (Golshifteh Farahani già vista in Come pietra paziente e Paterson), una detenuta in semilibertà che nasconde il suo status a Clément (Vincent Macaigne già incontrato nel Gioco delle coppieC’est la vie – Prendila come viene), invaghito e innamorato di quella commessa di alimentari che, dopo qualche piccolo errore, cerca di ricostruirsi una vita. A metà strada sta Abel (Louis Garrel protagonista e autore) aspirante poeta con un presente da benzinaio e altri lavori occasionali. Il denominatore comune di Due amici è proprio quello dell’umiltà e provvisorietà di un impiego che è un segno rappresentativo dei tempi attuali e riflette i contraccolpi caratteriali provocati. Abel sviluppa un’impronta dura e aggressiva, è uno che prende ciò che vuole. Anche Mona. Quest’ultima si nasconde dietro le pieghe di se stessa e della sua vita. Cela le sue debolezze e, almeno inizialmente, anche i suoi errori. Tenta di scontarne il peso senza nulla rivelare, fin quando è obbligata. Clément cerca un baricentro che è consapevole di non avere. Imita Abel e s’innamora dei fantasmi di quella ragazza che dimostra di essere ciò che non è.

Unknown-1

Tutti e tre tentano di crearsi una verginità che non appartiene loro. E ognuno rappresenta un diverso approccio e un differente modo di vivere l’emergenza. Tipologie opposte in cui l’apparenza corrisponde alla sostanza. Clément è una comparsa al cinema e di fatto si rivela una comparsa anche nella vita. Ammette lucidamente di prendere esempio dall’amico Abel e in una chiave di ribellione arriva a voler sancire l’interruzione di quell’amicizia per rivendicare il sussulto caratteriale che gli manca. Mona esibisce il corpo ma nasconde l’anima e la propria provenienza. Stende un velo sugli errori e su treni che rappresentano il veicolo verso la verità. È la donna fantasma che attira gli sguardi e tiene lontani. La femmina catturata con le mani su quel treno dei misteri – per gli altri personaggi ma non per lo spettatore – che è costretta a mettersi a nudo. Abel è invece quello che non è. Nè un poeta, né un benzinaio. Non è un casanova e nemmeno l’omosessuale che in un punto – trascurabile e incidentale, totalmente inutile – viene esibito. Nondimeno è il triangolo più classico. Lui ama lei che non ama lui ma nemmeno un altro che vi si intromette, attirato silenziosamente dai fulgori del corpo. Richiamo della chimica.

000007

La carne e il cuore sono i poli opposti di un dramma abitato dalle molteplici facce della menzogna. Le bugie a fin di bene all’amico verso il quale Abel glissa sui particolari del suo letto con Mona. E quelle neutre della donna che si eclissa dietro il suo passato. La verità non è sempre quello che si vede. Quello che appare tra le lame di luce apparente di vite normali. Due amici (2015) è cronologicamente antecedente a L’uomo fedele (2018) ma in Italia l’uscita è stata capovolta. Poco importa, se non per seguire l’evoluzione del triangolo in Garrel. Unioni diverse in entrambi i film, due uomini e una donna in Due amici e parti invertite nell’altro in cui uno dei “contendenti” è perfino un caro estinto in un quadretto in cui l’età dei protagonisti finisce per diventare uno dei tratti in cui il triangolo inciampa. Tematica tutt’altro che originale – vietati però gli accostamenti con Jules et Jim di Truffaut, icona di un altro menage a trois coniugato in stile Nouvelle vague – sulla quale forse ha ragione Jean Renoir quando ammetteva che, pur cercando nuovi lidi e approdi a livello tematico o di genere, si ritrovava immancabilmente alle prese con ambienti già vissuti e conosciuti, perché in definitiva erano quelli che lo interessavano di più. Tuttavia il quesito davvero indecifrabile ha a che fare con l’economia e non con l’arte. Due amici è un buon film. Ottimo, per questi periodi estivi di magra assoluta. Farlo uscire dopo quattro anni di attesa e forse di traversie, benché presentato a Cannes nel 2015, in una stagione in cui i cinema sono vuoti, resta un mistero anche per chi dovrebbe ricavarne utili e si sorprenderà a secco. Poi, siccome il mercato divora rapidamente ogni nuova uscita, il film di Garrel passerà ingiustamente negli archivi del non visto. O addirittura dell’ignorato, che è molto peggio.

incorporato da Embedded Video

Tag: , , , ,