imagesNon dovresti spogliarti con facilità davanti agli uomini. Lo fanno solo le puttane.

I tempi della scuola erano lontani quando Jongsu incontra Haemi. Non ne ricorda i giorni tra i banchi. La vicinanza di casa. E nemmeno quella frase che spesso ai bambini sfugge. “Sei brutta”. Alla ragazzina invece era rimasta impressa. Capita che poi la vita rimetta le persone sugli stessi binari, magari per caso. Una lotteria nel caso dei due giovani, cresciuti in un villaggio in parte semidistrutto alla periferia di Seul. Haemi è molto disinvolta con il corpo e con l’amore. Sensi e sentimenti che giocano a rincorrersi all’impazzata in un mondo di corse a metà fra il reale e l’immaginario. Jongsu è un umile fattorino che tira a campare per mantenere papà e una fattoria in decadimento. Ha ambizioni letterarie ma non si sente di definirsi scrittore. Non ancora, almeno. Haemi sceglie lavori occasionali a seconda del margine di libertà che le lasciano. Il ruolo di hostess in un grande magazzino le piace. È un frullatore di persone e di sorrisi. E tra questi riappare Jongsu. Burning di Lee Chang-dong mescola sentimenti e mistero perché in un’amicizia che riprende quota e s’incammina sulle vie del cuore compare un altro uomo. Ben è ricco e vive nascosto in un’aureola di impenetrabili segreti ed esercita un fascino irresistibile sulla donna.


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I vertici del triangolo sono teoricamente presenti ma, in realtà, risultano smussati al punto che l’intera vicenda diventa un’ondeggiante ricerca di una verità che si nasconde dietro le pieghe di un fuoco metaforico che ha il suo contrappunto nelle fiamme del piromane Ben. Questi ha infatti una passione, ogni due mesi brucia una serra in disuso fino allo smembramento totale. Le sceglie meticolosamente e altrettanto attentamente le distrugge con la conseguenza di passare totalmente inosservato. Quando Jongsu viene a sapere che la prossima candidata all’estinzione è vicino a casa sua resta incuriosito e sorpreso dal non essersi accorto lui stesso dell’opera di Ben. Parallelamente assiste alla scomparsa di Haemi, sempre ospite dell’auto di quel ricco e ombroso personaggio del quale Jongsu cerca di chiarire e comprendere i contorni. Ridurre Burning a una storia d’amore infelice equivale a coglierne solamente una parte e sottolinearne l’alone misterioso che contraddistingue il film significa impoverirne il senso e il significato. Jongsu è innamorato di Haemi e Ben – più che essere il rivale dell’ex compagno di giochi della ragazza – rappresenta simbolicamente il bivio di un sentimento fra due persone che la vita ha deciso di separare nuovamente dopo averle ricongiunte all’improvviso. Perdersi e ritrovarsi, insomma. Fra le vie ordinarie della quotidianità. Fra i sogni e i miraggi di un futuro che non ha colori se non il grigio di Seul, il nero di una fattoria moribonda e il rosso di tramonti che sembrano beffardi. Là dove il denominatore comune è il fuoco, appiccato dal piromane alle serre che brucia il cuore di Jongsu e diventa contrappunto della sua ira e del suo rancore per non riuscire a conoscere che cosa si nasconda dietro quell’azzimato sconosciuto della Seul bene, che viaggia in Porsche, vive in una casa lussuosa e ha l’hobby di incendiare i beni altrui.

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Non è un caso che sia comune anche l’architettura linguistica. Si brucia d’amore e di rabbia. Curiosità e odio. Jongsu cerca una verità che non trova, forse perché nemmeno esiste. E a nessuno interessa. Ben ha lati d’ombra quanti – tutto sommato – ne emergono da Haemi che vive in un alloggio fantasma o in Jongsu, quasi inconsapevole di avere una vita e un ruolo. La critica è dunque rivolta a una società in cui tutto è sfumato e sfuggente, nulla è limpido e alla luce del sole. E nuvole improvvise offuscano tratti di vita di cui sono vittime soprattutto i più giovani. L’ira furibonda di Jongsu per quello che non riesce a mettere a fuoco – pertinente bisticcio di parole – diventa fuoco distruttore. Desiderio di eliminare ciò che non si può comprendere. E condannare alla cenere ciò che non ha coraggio di rivelarsi. Ispirato al racconto breve Granai incendiati dello scrittore giapponese Murakami Haruki, Burning – presentato in concorso a Cannes nel 2018 – segue a distanza di otto anni la precedente fatica di Lee Chang-dong. Nel 2010 sulla Croisette Poetry vinse il premio per la miglior sceneggiatura raccogliendo unanimi consensi e raccontando, anche in quel caso, una storia di violenze tipiche del mondo giovanile di oggi. Un ritratto che emerge puntualmente anche in questo sesto titolo della filmografia di Lee – dal 2002 al 2004 ministro della Cultura della Corea del Sud – attento a registrare drammi psicosociali, privi di una collocazione geografica precisa. Gli abusi di Poetry appartengono a qualsiasi forma di disadattamento in ogni angolo del mondo come la rabbia di Jongsu. L’oscuro amore per il fuoco di Ben. E l’improvvido eclissarsi di Haemi.

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