UnknownE arrivò l’ora della pensione anche per Rambo che, giunto felicemente a compiere 73 primavere, si rifugiò nel suo buen retiro in Arizona. Per l’ex eroe però il riposo è tutt’altro che scontato e, a mettere pepe nella vita del reduce che alleva cavalli in uno sperduto ranch, ci pensa la “nipotina” Gabrielle, a caccia della verità sul padre che l’ha abbandonata con mammina. Lo trova ma è inevitabile ficcarsi nei pasticci e la fanciulla finisce in mano a un’organizzazione di trafficanti di donne, così torna in pista l’ex guerriero che è rimasto in gran dimestichezza con le armi bianche e da fuoco. Insomma Rambo last blood di Adrian Grunberg esibisce una trama esile che si sposa con una durata contenuta, intonata ai precedenti capitoli, forse solo per compiacere i nostalgici del personaggio, cui Sylvester Stallone infonde il suo carisma ormai anzianotto. A undici anni di distanza dall’ultimo capitolo della saga, qualche ruga spunta inesorabilmente e il Rocky che fu sembra più convincente in Creed dove s’improvvisa allenatore di pugili dopo aver appeso i guantoni al chiodo. L’illusione di non essere mai cambiato però seduce anche lui, al punto che a Cannes, Stallone si è dichiarato pronto a vestire nuovamente i panni di John Rambo se questa puntata, l’ultima di quella che ormai è diventata una serie, dovesse aver successo.

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La risposta sta dunque al botteghino e al pubblico che non troverà più le paludi del Vietnam negli orizzonti del suo eroe ma emergenze più attuali. Il traffico di ragazze dal Messico sembra dare ampiamente ragione a Trump nel muro ideale voluto alla frontiera per evitare sconfinamenti massicci. Un cinema che sorprende, insomma. In primo luogo perché il presidente solitamente non viene affatto compiaciuto dall’industria cinematografica e in secondo luogo perché l’ultimo Rambo è veramente un film di una povertà illimitata quanto gli esodi di frontiera. Sceneggiatura e regia lasciano alquanto perplessi  e la carneficina finale con cui si rende giustizia ai fuorilegge ha tinte splatter di rara evidenza. Tutto qui, in fondo. Ai capitoli degli anni Ottanta fa eco una musica, scelta non certamente a caso. La guerriglia conclusiva si consuma sulle note di Five to one un brano dei Doors che, nel titolo, vuol idealmente indicare il rapporto tra soldati americani e vietcong nel conflitto che ha lasciato ancora tracce profondissime negli States. Nella sua lunga vita, Rambo ha combattuto i russi in Afghanistan oltre ai pregiudizi e stavolta – è un segno dei tempi – si confronta con quella criminalità strisciante e trasversale che non si identifica in un prototipo particolare di nemico politico. È la sicurezza, o meglio l’insicurezza, con cui si ha a che fare a ogni latitudine, insidia dei giorni nostri anche per i non eroi.

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