imagesFord contro Ferrari. Lo sfidante e il campione. Metà degli anni Sessanta, quelli dei Beatles e i Rolling Stones ma in Les Mans ’66 – La grande sfida di James Mangold l’unica musica è quella dei motori che si sfidarono sul circuito francese in una corsa estenuante che metteva a dura prova nervi e fisico di piloti e macchine. L’epopea di quella gara rivive in una trascrizione rigorosa e precisa che ricalca da vicino gli avvenimenti che precedettero e seguirono quella edizione. La prima in cui la casa automobilistica americana riuscì a togliere lo scettro al re di Maranello. Da una parte, Lorenzo Bandini, morto tragicamente un anno dopo a Montecarlo, e Ludovico Scarfiotti alla guida del cavallino contro il britannico Ken Miles e i neozelandesi Chris Amon e Bruce Mc Laren dall’altra. Un braccio di ferro tra giganti del volante, morti tutti tragicamente in incidenti diversi, che rappresentavano la competizione commerciale e sportiva tra i due grandi marchi. Non per nulla, tutto cominciò dal tentativo di Ford di acquistare la Ferrari e al rifiuto del Drake che voleva mantenere autonomia decisionale, lo scontro si spostò sul piano agonistico. Quello del ’66 nell’autodromo francese, in parte aperto al traffico quando non erano previste le corse, è rimasto negli annali per alcuni sorprendenti particolari dell’inatteso epilogo. Si trattò infatti del primo successo targato Ford dopo anni di rincorse spasmodiche, alimentate e avvelenate dalla scarsa simpatia e stima reciproca dei due patron, Enzo Ferrari e Henry Ford II.

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A tutt’oggi, la macchina che vinse quella gara resta l’unico modello americano ad essersi aggiudicato la 24 ore di Les Mans ma non solo. Ci furono sfide nella sfida e Ken Miles, alla guida di un bolide preparato dall’ex pilota e poi costruttore Carroll Shelby, era inviso – come il suo pigmalione – al direttore corse della Ford. Dopo il ritiro dei piloti italiani, anch’esso al di là di ogni previsione, Miles si apprestava a vincere la gara con un consistente vantaggio sui due compagni di scuderia. Ai box era risaputo che avrebbe fatto particolare piacere un arrivo in parata delle tre auto per sottolineare la preponderanza e la forza del motore americano, ormai rimasto senza l’avversario più temuto. Era la vendetta tanto sognata da Ford. E Miles, inquieto di carattere e desideroso di dimostrare il suo valore, decise solo all’ultimo istante di accontentare i dirigenti. Attese l’arrivo dei due distanziatissimi piloti Ford che quindi tagliarono il traguardo in linea. Nel dopo gara la vittoria gli venne però scippata in modo surrettizio e vigliacco dai commissari, forse d’accordo con il direttore corse della Ford, e a prevalere fu Mc Laren con il pretesto che nella griglia di partenza era più indietro, quindi aveva percorso un tratto maggiore di strada. Per l’automobilista inglese, tuttavia, non ci fu neppure il gusto della rivincita perché nell’agosto di quell’anno, provando il nuovo modello con cui intendeva ritentare l’impresa morì a Riverside.

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Les Mans ’66 ripercorre quelle vicende, riproponendo volti legati alla nostalgia e alla malinconia. I protagonisti sono morti tutti e restano nella memoria di chi all’epoca era bambino cui si aggiungono le epiche gesta in campo imprenditoriale – Ford e Ferrari – oltre che sul versante della costruzione e messa a punto del mezzo, grazie al lavoro di Shelby e Miles che fu anche lo scornatissimo pilota derubato di un successo più che legittimo. In due ore e mezzo che scorrono alla velocità dei bolidi in gara, il regista racconta storia e retroscena di quella famosa competizione ma sposta il piano del racconto anche sulla sfida industriale fra due modelli di imprenditorialità a quattro ruote. Ferrari e Ford diventano così due simboli, due emblemi di un confronto che sposta cronologicamente indietro le lancette del tempo pur riferendosi al progresso industriale di ingegneria meccanica e automobilistica ancora oggi vivissimo. E in un’ottica a stelle e strisce non stupisce che sia stato scelto forse l’unico caso di supremazia americana. Dal punto di vista cinematografico, invece, non bisogna dimenticare un antecedente che risale al 1971 con Le 24 ore di Les Mans di Lee Katzin che si rivelò un fiasco al botteghino, salvo poi trovare molta fortuna negli anni a seguire. Considerato un insuccesso nella filmografia del protagonista, Steve Mc Queen, noto per essere stato anche un grandissimo appassionato di gare e motori, il film rievoca la sfida dell’anno precedente all’uscita – il 1970 – con il duello tra Ferrari e Porsche.

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