un-giorno-di-pioggia-a-new-yorkLa vita reale è per chi non sa fare di meglio.

La pioggia è capace di piccoli miracoli, talvolta. Favorisce gli incontri perché la rincorsa a un riparo aiuta a ritrovarsi. Anche nel centro di Manhattan. Là dove milioni di volti frettolosi si incrociano, in molti casi le sorprese sono in agguato. E nulla è mai come sembra, soprattutto se si è giovani e si ha la vita davanti. Se le speranze e le attese sono più numerose delle ipotesi e ciò che appare impossibile diventa ordinarietà. E in particolare, se Woody Allen si guarda indietro e decide di raccontarsi in un’operazione di transfert affidando se stesso al più giovane protagonista. Ashleigh (Elle Fanning, la biondina già incontrata in Maleficent e L’inganno) e Gatsby (Timothée Chalamet di Chiamami col tuo nomeBeautiful boy), niente in comune con Scott Fitzgerald, si spingono nella Grande Mela per un weekend da innamorati con il pretesto che la fanciulla – aspirante redattrice nel giornalino del college – deve intervistare il suo regista cult, l’affermato Roland Pollard (Live Schreiber già apprezzato ne Il caso spotlightGigolò per caso), in preda a una depressione e un nichilismo sconfortanti.

Unknown

La fuitina legalizzata diventa però il bivio per strade che inevitabilmente si separano e la vacanza del cuore, nella città che il ragazzo vuol far conoscere alla fidanzatina dell’Arizona, si trasforma in una serie di occasioni mancate. La fanciulla, invaghita dal proprio fascino e vittima di quello altrui, tra produttori e cineasti più o meno in disgrazia con il cuore e con i film, precipita nello scacco delle apparenze e delle bugie. Il sesso – pure quello sempre mancato – diventa il baratro di una coppietta che scoppietta perché anche a vent’anni le corna, seppur presunte e di fatto inesistenti, puzzano di marcio. In direzione contraria Gatsby. Lasciato. O almeno colui che si crede tale. Fuoriclasse solo nel gioco d’azzardo – perché anche i geni della Settima Arte hanno difetti – s’imbatte nella verità. Quella che gli offre la madre con cui non è mai andato d’accordo. Il brivido del bacio a due volti alla sorellina di una ex di gioventù, il carattere più esuberante e fresco di un film, opaco di pioggia e scintillante di candore. La prima resa dei conti, accompagnato da una escort alla festa dei genitori.  E la seconda su una romantica carrozza a Central park quando la morosa furbacchiotta, smascherata in quel tentativo di vendere per virtù il flirt fallito all’ultimo momento si ritrova a piangere le lacrime che vengono dal cielo.

new

Un giorno di pioggia a New York restituisce al grande schermo un Woody Allen in stato di grandissima grazia con un tema a lui molto più che caro. Amore e tradimenti anche quando nessuno di questi si compie per davvero e per intero. E questa forse è la magia più grande. Mescolare ciò che sembra con ciò che è o potrebbe essere. Il regista ci sguazza, seminando più risate in un’ora e mezza di quanti altri suoi più o meno esimi colleghi riescano a strapparne in dieci film, scritti e pensati con quest’unico scopo poi fallito. Il senso di Woody per il cuore lo spinge a immedesimarsi in quel longilineo e segaligno ragazzino di vent’anni, solo in parte americano, al quale delega quello che la carta d’identità gli ha precluso. O meglio, Timothée Chalamet è quello che Allen sarebbe stato ai tempi di ManhattanIo & Annie. Ed è impossibile non risentirne la voce o vederne i lineamenti in quel fisico asciutto e un po’ fuori dal mondo ma, al tempo stesso, terribilmente immerso nel “suo” mondo come solo Isaac Davis e Alvy Singer erano capaci. L’eternità che ha regalato al cinema un grande autore, tuttora verdissimo anche in tarda età, ha scontato la sua presenza dal grande schermo. L’unica differenza tra Gatsby e Isaac-Alvy è la capacità del primo di vincere occasionalmente. Almeno al gioco. Almeno nei suoi difetti. Le sue turbe non sono più quelle degli anni Settanta e oggi, in un giorno di pioggia a New York può accadere che il due di picche lo prenda lei. La signorina di turno.

allen2

Quattro decenni dopo un  aforisma che ha fatto storia – “Il sesso senza amore è un’esperienza vuota, ma tra le esperienze vuote è una delle migliori” – Woody Allen conia altre perle, come le battute sul coyote e ribalta il concetto. Era il 1979. Oggi, l’amore senza un bacio è un’esperienza vuota e non è nemmeno tra le migliori. E l’unico è per Chan (Selena Gomez, recentemente a Cannes per I morti non muoiono di Jim Jarmusch), la sorellina di un amore adolescenziale finito e rinnovato a sorpresa e magicamente sotto le lancette di un orologio che conta epoche. Nulla è mai come appare, insomma. E se quell’incontro era spuntato tra le pieghe della pioggia di un giorno uggioso come tanti a New York forse non era solo un caso. Quella volta il piccolo, piccolissimo Gatsby aveva incontrato un compagno di scuola al lavoro sul set come regista. Aveva rivisto Chan. Aveva ritrovato un mondo che da tempo non era più il suo. Ma non aveva capito che quegli anni erano passati invano e il suo futuro era ancora lì, nella perla di una New York intrisa di pioggia. Cartina di tornasole della falsità degli amanti. Dell’effimero che avvolge i sogni. Della purezza inesistente dei soloni di ieri. Del fascino stupido e degli istinti nudi che seducono il vacuo mondo imbellettato del cinema.

incorporato da Embedded Video

Tag: , , , , ,