Little_Women_film_2019Un cuore non si misura da quanto ama ma da quanto è capace di farsi amare.

Gli uomini se li era portati via la guerra. Quella che rimaneva nell’America di metà Ottocento durante il conflitto di secessione era una cornice matriarcale con molte regole e poche speranze. Riuscire a raggiungere le ambizioni equivaleva a ingaggiare un’altra piccola grande guerra quotidiana contro pregiudizi e rigori in un’epoca in cui i ruoli erano fissi e le deroghe assenti. O rarissime. Piccole donne racconta questa sfida che, a distanza di un secolo e mezzo, sembra ancora attuale negli anni del #MeToo. Allora, gli abusi a sfondo sessuale non c’entravano e forse nemmeno c’erano ma la metafora di una società egemone che faceva della disparità di diritti un diritto acquisito giungeva a conseguenze ancora oggi palpabili. Piccole donne di Greta Gerwig presenta il capolavoro di Louisa May Alcott, vissuta proprio in quegli anni, con questo taglio contemporaneo. A metà strada tra paradosso e parallelismo, la storia delle sorelle March – quattro ragazze in cerca d’autore – racconta la difficoltà di diventare adulte attraverso le asperità che costellano il cammino verso il raggiungimento delle proprie aspirazioni. E se Jo è la controfigura della scrittrice, a suo modo lo è anche della regista che, per la sua nascita fine millennio, non può sovrapporsi a chi la precedette di un secolo ma può ereditarne le finalità.

Saoirse Ronan (Finalized)

Così all’ambiziosa Jo (Saoirse Ronan che con la Gerwig ha già lavorato in Lady Bird) che nutre il desiderio di diventare scrittrice, è affidato il compito di voce guida di una narrazione che assoggetta il tempo alle proprie necessità, progredendo e retrocedendo per illuminare passato e presente che si fondono e si intrecciano come vicende parallele con l’intento di toccare tutte le arti. Non è un caso se Meg (Emma Watson, volto familiare con Harry Potter e La Bella e la Bestia) sogna di recitare, Beth (la semi esordiente australiana Eliza Scanlen) ha trasporto musicale mentre Amy (Florence Pugh incontrata in Lady Macbeth) cerca la sua strada nella pittura. E non è un caso neppure se, su questo articolato telaio, il sentimento resta un tema quasi accessorio. L’amore è quello per la propria vocazione a diventare adulte nel rispetto di una crescita e una maturazione intellettuale e culturale che non si nutre di egocentrismo. Jo non pretende di comparire come autrice del racconto che consegna al giornale locale perché le soddisfazioni valgono più di Narciso. Gli innamorati – Laurie (Timothée Chalamet recentemente incontrato in Un giorno di pioggia a New York) e Friedrich (Louis Garrel) – restano sullo sfondo e completano un intrigo che porterà il primo a corteggiare Jo ma a sposare Beth mentre il secondo solo a fatica conquisterà il cuore della protagonista.

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Piccole donne appare quindi come un grande affresco familiare in cui emergono motivi distinti con il comune denominatore della realizzazione intesa come una fase determinante della crescita. Individualità che sanno unirsi e collaborare come quando le sorelle spingeranno Jo tra le braccia di Friedrich. Il film di Greta Gerwig appare dunque discostarsi da una ricopiatura per immagini delle pagine del celebre romanzo giovanile. Il tema delle donne e l’arte si affianca a quello delle donne e il denaro sul quale i vari rifacimenti ispirati al testo letterario sembrano risultare più evasivi. L’aspetto economico inevitabilmente riconduce a un presente largamente posteriore rispetto alla società matriarcale di quell’America, così lontana nel tempo e nei presupposti ma così inscindibilmente vicina all’orgoglio rosa che quasi invita a parlare di femminismo se non fosse quasi anacronistico rispetto all’opera di May Alcott. Una tonalità civica che traspare dalle inclinazioni delle attrici che incarnano le sorelle March, tutte socialmente attive in una difesa dell’orgoglio rosa anche quando rischia di essere decisamente sopra le righe. A fare da contraltare spicca la fuga di un’altra donna decisamente controcorrente. La zia March (Meryl Streep, impegnata nella lotta contro la violenza sulle donne e favorevole ai diritti della comunità Lgbt) ha il piglio di Miranda Priestley ne Il diavolo veste Prada come se i due ruoli fossero uniti in un inspiegabile e inammissibile collegamento che tuttavia rende l’anziana March una sorta di custode dell’ortodossia matriarcale dell’America di metà Ottocento.

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