UnknownUn bambino è meglio di una pistola.

 

Rubare i giorni si può. E a Vincenzo li aveva sottratti ‘o professore. Sette anni di carcere, prima di uscire e rivedere il figlio che nemmeno riconosceva. Ma l’uomo non dimentica, vuole la verità che non ha mai saputo e in quel viaggio da Trento a Bari ne approfitta. Vuol guardare in faccia chi gli ha portato via la vita con il suo bambino. Non è nemmeno il tipo da farsi troppo pregare e, quando serve, va per le spicce. Lui. La vendetta non è cosa da poco. Soprattutto, non invecchia. Anzi, se diluita nel tempo, c’è chi dice che ne guadagni. Vincenzo non ha dimenticato. Non può dimenticare. Una volta fuori dalla cella trova da mettersi in tasca qualche bigliettone recapitando un carico di droga. E per non destar sospetti “un bambino è meglio di una pistola”. Frase suggestiva che tuttavia nasconde ben altri significati. Il ladro di giorni di Guido Lombardi che, oltre ad essere il regista del film, è anche l’autore del romanzo da cui è tratto, è la storia di un capovolgimento. Un figlio più maturo del padre che dovrebbe educarlo. Così, “un bambino è meglio di una pistola” assume pure un senso diverso. La legge della rivoltella viene messa in crisi dal senso etico del piccolo protagonista, instradato sulla via del furto e dell’illegalità, perfino alle soglie della sparatoria.

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L’impianto tematico si moltiplica in varie diramazioni. Vincenzo (Riccardo Scamarcio) e il ragazzino, Salvo, non si conoscono al momento di rivedersi, dopo che il primo ha finito di scontare la sua pena. Affiora così la mancanza di fiducia perché è difficile averne nei confronti di chi non si conosce pur essendo un genitore. E il bimbo si trova catapultato da una vita spensierata tra scuole e partite di pallone alla strada, al fianco d’un uomo che ha molto da nascondere e poco da esibire. Il segreto non è solo l’ambiguo carico nascosto nel baule della macchina, peraltro identificato da Salvo, ma la natura di quell’adulto, lasciato in piedi su uno scoglio da bambino e ritrovato a distanza di molti anni. Un uomo rude che non mostra tenerezza ma spigoli che vanno assottigliandosi con la confidenza, guadagnata passo dopo passo sulle ardue strade della quotidianità. Il mistero sta anche nel lato nascosto che Salvo fatica a mettere a fuoco, fin quando Vincenzo non si sbottona. E racconta il motivo della sua prolungata assenza. Qualcuno lo ha mandato in prigione e lui stesso non ne conosce la ragione. Non è disinteresse né scarso affetto. “Stai cercando un ladro di giorni” taglia corto il piccolo. Il chiarimento non attenua la difficoltà di fidarsi. E il regista lo sottolinea con il ripetuto ricorso a una metafora di immagini legate a un tuffo alternativamente nel mare o in piscina. Chi si lancia nel vuoto verso le onde non conosce che cosa lo attende a differenza di chi si butta da un trampolino in una vasca. Alla stessa stregua di quel figlio a disagio con il padre in una relazione che – se capovolta – mostra le stesse caratteristiche. Il tuffo è insomma l’audacia di abbandonarsi e la scommessa di sfidare qualcosa provvisoriamente ignoto.

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Il ladro di giorni è un film che sfugge ai generi e ne tocca vari, pur non aderendo completamente ad alcuno di essi. Il motivo del viaggio, che occupa l’intera narrazione, richiama al road movie. L’atmosfera di tensione ha il sapore del thriller, pur non essendolo compiutamente. Il tono grave sembra ricollegarsi a una drammaticità che tuttavia si stempera confondendosi nel giallo del mistero che spinge Vincenzo a trovare il suo delatore fino a scontrarsi con lui. Questo telaio di intrecci finisce per ancorare l’opera agli anni correnti, nei quali ormai il cinema tende a portare in sala sceneggiature con caratteristiche diversissime da scena a scena che le rendono trasversali alle categorie per mantenere desta l’attenzione di un pubblico sempre più in difficoltà nel concentrarsi su un unico tenore espositivo. Ne esce un film di indubbio valore qualitativo, se rapportato al panorama del cinema italiano, sempre più raramente capace di trovare spunti alternativi e innovativi rispetto a commedie, spesso scontate e scadenti. In prospettiva più ampia e generale Il ladro di giorni si ridimensiona a una buona storia, decisamente ben narrata, ma certamente a corto di originalità, visti i molti padri criminali apparsi sullo schermo – piccolo o grande – e i relativi rapporti con figli in poca o tanta dimestichezza con loro.

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