doppio_sospetto-1024x576Cèline non si era mai voluta arrendere. La morte di suo figlio, caduto accidentalmente dalla finestra per riacciuffare il gatto fuggito sul tetto, non era stato un incidente. Eppure con Alice, la vicina di casa in una villetta dalla costruzione singolare, i rapporti erano buoni. Buonissimi. Ai suoi occhi, però, l’amica aveva una colpa. Era l’unica testimone di quella disgrazia e, soprattutto, non aveva fatto nulla per salvare la vita di quel bambino che ogni giorno giocava con il suo. Cèline non si era mai voluta arrendere nemmeno alla follia. Non si sentiva affatto matta a covare la vendetta più spietata e, in una serata apparentemente tranquilla, tra l’amore di Alice e il sonno del marito, sceglie di distribuire generosamente il viatico per l’eterno riposo. Doppio sospetto di Olivier Masset-Depasse, regista belga di talento, già noto per Illègal, è un thriller psicologico come da anni non se ne vedono. Il tema del castigo da infliggere a un presunto colpevole si innesta su un telaio di rapporti familiari e sociali messi in crisi da una sciagura, capace di alterare gli equilibri nella cornice psicologica di una pessimistica indisponibilità ad accettare il destino. Da casalinga appagata Cèline si trasforma in una moglie disprezzata e alla fine in un’assassina tanto lucida quanto crudele e implacabile. Per gli altri personaggi si profila così una sorte non voluta ma studiata freddamente per compiacere la rivalsa della protagonista che mette a nudo in modo drammatico la natura inappellabile di una madre. Difendere il proprio figlio e, in chiave individualistica, il diritto inalienabile di averne uno.

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Doppio sospetto, tratto da un romanzo di Barbara Abel dal titolo Derriére le haine che significa “dietro l’odio” e denuncia l’infedeltà della traduzione italiana e della versione originale belga Duelles, è un film degno della più autentica tradizione di Hitchcock, al quale il regista si richiama in maniera evidente. Un repertorio cinematografico a cui Masset-Depasse ha attinto con la memoria a numerose opere del maestro del brivido come a quelle melodrammatiche di Douglas Sirk. Alice (Veerle Baetens già memorabile in Alabama monroe) è una Tippi Hedren del XXI secolo calata in un contesto che riporta agli anni Sessanta, quando le donne raramente lavoravano e vivevano in alloggi bomboniera dai colori pastello, creati su misura, che nascondevano tensioni e insoddisfazioni. Le tonalità di colore tra il rosa e il verde acqua riproducono ambienti non solo fisici ma anche psicologici. Le case prendono la forma di gabbie di lusso, dove diventa opprimente convivere con le proprie ossessioni. In questa fessura della sceneggiatura entra il ricordo della protagonista de Gli uccelli. Alice ha paura di una sensazione e i pennuti hitchcockiani si trasformano nell’inquietante vicina Celine che, scena dopo scena, diventa minacciosa senza che i suoi atteggiamenti tradiscano ciò che invece finirà per fare. La villetta spensierata delle riprese iniziali diventa una specie di prigione dove la musica, via via più cupa, lascia intuire esiti inquietanti.

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Non è solo l’ambientazione, tuttavia, a contribuire a ricreare atmosfere apocalittiche. Le scelte tecniche di regia completano un’intelaiatura perfetta, grazie alla scelta di sfumare e sfocare le angosce dei personaggi, in particolare quelle delle due donne, attorno alle quali si snoda la trama più psicologica che narrativa. L’introspezione gioca un ruolo primario e assume una connotazione visibile attraverso la scelta di rendere difficilmente distinguibili le paure e i timori, un po’ come lo sono anche nella vita. Altrettanto ben studiato è il montaggio alternato della sequenza in cui Alice si abbandona ai sensi con il marito nella ricerca di un secondo figlio mentre Cèline mette a punto il suo piano diabolico. Amore e morte sembrano fondersi in un unico abbraccio ma, al tempo stesso, sottolineano indelebilmente la distinzione tra chi ha ancora una famiglia e un futuro e chi invece – con la morte accidentale figlio – ha perso tutto. E l’aggettivo accidentale la dice lunga anche sulla capacità di Masset-Depasse nel dosare e gestire i livelli di conoscenza. Nelle scene iniziali, lo spettatore assiste in presa diretta allo svolgersi della tragedia che dividerà i due nuclei e soprattutto le due madri. Non esistono dubbi né perplessità sul fatto che sia da considerarsi un maledetto incidente e ciò permette al pubblico di fare proprie le tensioni e le paure di Alice come le ossessioni che spingono Cèline all’atroce vendetta. Doppio sospetto - vincitore di nove premi Magritte, gli oscar belgi – è girato con un manierismo che ricorda molti film americani e forse anche per questo è già stato programmato un adattamento che dovrebbe vedere nei panni delle due protagoniste femminili Anne Hathaway e Jessica Chastain.

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