VR11Torneremo al cinema. I tempi non sono ancora maturi ma il coronavirus va considerato solo un’emergenza. E le sale riapriranno. D’altronde, neanche due guerre mondiali hanno spento il grande schermo, dato per morto già con la nascita della tv. Videoregistratori prima, dvd poi. E infine con lo streaming e le piattaforme online. Ma la verità è che per trovare un’interruzione così lunga – fatta eccezione per sospensioni incidentali – bisogna retrocedere di cent’anni esatti. Era la stagione di passaggio fra il 1919 e il 1920 quando un’epidemia di spagnola, che fece trenta milioni di morti nel mondo, bloccò gli spettacoli. La Settima Arte, insomma, è sempre rinata. E sul fatto che nemmeno oggi soccomberà sono d’accordo tutti – produttori, distributori ed esercenti – pur nel marasma del momento.

imagesUna data è impossibile da ipotizzare ma la tendenza sembra delinearsi. Accanto alle arene estive  che, forse per prime, colmeranno la lacuna di sale vuote dalla fine di febbraio, si profila una novità assoluta a carattere temporaneo, sperando di dar torto alle parole di Flaiano secondo il quale non c’è nulla di più definitivo del provvisorio. In sostanza, il cinema entrerà nelle case. Concetto che non è da interpretarsi come comunemente avviene e cioè guardare un film in televisione o in streaming online. Le insegne ricominceranno a mettere a punto un palinsesto, con titoli nuovi di zecca e orari precisi, secondo consuetudini ben note. Sempre al botteghino si acquisterà il biglietto per la proiezione scelta e, a questo punto, subentra l’unica correzione. Allo spettatore sarà fornito un codice o un indirizzo al quale collegarsi da casa all’ora concordata per vedere il film in una sala virtuale.

Una sorta di piattaforma alternativa che restituisce al commerciante il suo ruolo e i suoi guadagni tutelando quel rapporto con il pubblico, venuto a mancare negli ultimi mesi. «È il tentativo di rinvigorire il canale con la clientela – spiega Alessandro Giacobbe, managing director di Academy Two – nell’ipotesi che si debba pazientare ancora prima di tornare ad aprire. La vera fase 2 delle sale deve ancora iniziare e rischiamo di confrontarci con problemi a cascata. Il settore del doppiaggio, che abitualmente lavora in luoghi con aerazione ridotta, è completamente bloccato. E andrà sottoposto a una revisione sanitaria importante. Le produzioni sono ferme. Noi siamo pronti a ricominciare appena avremo l’autorizzazione ma per ora, a disposizione, c’è solo quel poco che è stato girato nelle prime settimane dell’anno. Ovvero, quasi nulla».

Sarà stato un colpo di fortuna o il frutto di una meticolosa programmazione ma il cinepanettone, per gli amanti del genere, è già bell’e pronto. Medusa ha messo le mani avanti, tagliando le ferie di Capodanno e, tra gennaio e i primi di febbraio, ha completato le riprese di Dieci giorni con Babbo Natale, sequel di Dieci giorni senza mamma con la confermata coppia di protagonisti Fabio De Luigi e Valentini Lodovini, diretti da Alessandro Genovesi con Diego Abatantuono nei panni di papà Natale. 

OLYMPUS DIGITAL CAMERAA programmare una ripartenza ha pensato anche Satine, pronta a un pre-lancio di Dalmatov nelle Giornate della cultura russa in programma ai primi di giugno, periodo in cui sarebbe sul trampolino anche Crescendo imperniato sulla bacchetta di Daniel Barenboim alla guida di un’orchestra composta da virtuosi israeliani e palestinesi. «Non abbiamo fretta perché la salute è la prima cosa – spiega la manging director Claudia Bedogni – però, dopo lo scotto pagato con Picciridda rimasto in programmazione per tre giorni e ora bruciato, cerchiamo di prevenire altre sorprese. Un fatto è certo, o si riapre tutto o non riparte nulla. Io sono fiduciosa ma credo che per tornare alla normalità occorrerà attendere il 2021. Quello che mi preoccupa è che cosa troveremo alla ripresa. In Italiano manca un arbitro. Un mediatore sopra le parti. E allora mi chiedo: ritroveremo gli stessi squali di prima, magari ancora più incattiviti… I film del 2020 non vedranno la luce ma noi, alle piattaforme, non li diamo».

Convivenza non facile. E Antonio Medici, ad di Bim, è convinto che la crisi porterà a una rivoluzione copernicana. «Questa emergenza accelererà una tendenza già in atto quando si è diffuso il virus e alcuni titoli, di fatto invisibili nella programmazione delle sale saranno destinati a siti che li valorizzeranno per gli appassionati, mentre film di impatto maggiore, anche da punto di vista tecnico, avranno come cornice la proiezione pubblica. La crescita dei consumi digitali daranno un’opportunità in più ad opere che sono state penalizzate in sala».

Già, il mistero Netflix, Chili, Amazon Prime, Infinity, Rakuten e via elencando i mille volti dello streaming. Un cinema non cinema. La Settima Arte, proiezione collettiva su grande schermo, è il contrario di questi maxi archivi, simbolo di visione individuale su piccolo schermo. «Guai a demonizzare – tranquillizza un diplomatico Giampaolo Letta, ad di Medusa e vicepresidente vicario di Anica – perché sarebbe pericoloso. I film del cinema sulle piattaforme sono un episodio temporaneo e consentito da un accordo preso con gli esercenti. Non appena la situazione tornerà normale queste due anime riprenderanno a convivere come hanno fatto finora. Ed è motivo di forza e vitalità del settore, soprattutto alla luce dell’ingresso di Netflix in Anica».

Si torna così alla domanda delle cento pistole, la riapertura. Quesito irrisolvibile, almeno ora. «Difficile fare pronostici – aggiunge ancora Letta – ma temo si debba aspettare marzo. Per i nuovi set, si potrebbe ricominciare in estate, ma un quadro chiaro lo si avrà solo a fine mese». Mascherine, guanti e distanziamento rendono impossibile riprendere una scena. Si ricomincerà da quelle all’aperto, le ultime saranno le sequenze sentimentali. «Credo che da settembre si ricomincerà a lavorare – ipotizza Guglielmo Marchetti, ad di Notorious Pictures al tempo stesso produttore, distributore e gestore -. Noi siamo pronti e ho in mente di nominare un responsabile che controlli la sicurezza sanitaria sul set. Nelle nostre sale stiamo allestendo sanificatori per le suole delle scarpe, termoscanner per misurare la febbre su telecamere interne, percorsi differenziati e stewart per l’assistenza degli spettatori. Nulla sarà lasciato al caso. E sarà meglio di prima».

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